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di Aurora Esposito

v-news.it, 18 maggio 2026

Secondo dati rilasciati dal Ministero della Giustizia, negli Ipm circa il 40,7% dei detenuti presenti sono minorenni, mentre la restante parte è composta da giovani adulti (18-24 anni). Nel 2026 il numero complessivo di presenze è aumentato circa del 50% rispetto al 2022. Le maggiori segnalazioni e i maggiori arresti in italia si registrano nelle grandi metropoli del Centro-Nord e in alcune regioni del Sud. Milano, Roma e Torino rappresentano le aree di massima criminalità minorile nel nostro Paese. Centro di particolari episodi di criminalità è Caivano, in provincia di Napoli, città dalla quale prende il nome una legge approvata e promulgata nel 2023 che cerca di contrastare le attività illegali in campo minorile.

Il Decreto Caivano comporta l’inasprimento di alcune sanzioni previste per i minori: diminuiscono gli anni di pena massima grazie ai quali è prevista l’applicazione della custodia cautelare; è consentito l’arresto immediato da parte di pubblici ufficiali anche in caso di reati di minore gravità; e inoltre è consentita la possibilità di spostare i giovani tra i 18-24 nelle carceri ordinarie se creano particolari disagi all’interno del carcere di appartenenza. Esso tutela anche la dispersione scolastica e il disagio giovanile.

Nel primo caso spesso sono i genitori a subirne le conseguenze, i quali potrebbero perdere la potestà genitoriale, rischiare fino a 2 anni di reclusione se il figlio non frequenta la scuola dell’obbligo e perdere i sussidi statali. Capiamo quindi che, in molti casi, si parla di famiglie prevalentemente povere, dove il ragazzo tende alla criminalità per cercare di alleviare le difficoltà familiari. La perdita dei sussidi statali non può che comportare un aumento da parte del giovane di scelte sbagliate, il quale si sentirà in dovere di colmare questa e altre mancanze.

A causa della maggiore facilità di ricorso alla custodia cautelare, negli Ipm italiani si è riscontrato un sovraffollamento che comporta spesso una minore attenzione nei confronti dei detenuti e il carcere diventa luogo di diffusione di un’esperienza criminale e non più un luogo di riabilitazione. Ciò trasforma le carceri in “scuole di criminalità”, in cui i giovani escono con più consapevolezza di come funzioni il mondo criminale, a causa della carenza di personale educatore e al contatto giornaliero con detenuti abili in altre attività criminali.

L’aumento della popolazione detenuta negli IPM è causata principalmente dalla severità delle nuove riforme e non da un picco maggiore di criminalità. Le accuse sono principalmente reati contro il patrimonio, come rapina e furto aggravato, reati contro la persona, come risse o minacce e detenzione o spaccio di sostanze stupefacenti. Negli Ipm abbiamo anche molti Msna ovvero “minori stranieri non accompagnati”, prede della criminalità organizzata, perché a causa della mancanza di documenti regolari o di una rete familiare per lo stato sono invisibili. Molti vivono in strutture di accoglienza, in case occupate o non hanno una dimora fissa. Si verificano casi in cui i cittadini italiani vengono affidati ai domiciliari, mentre i giovani stranieri, sprovvisti di un’abitazione idonea, finiscono in Ipm a causa della mancanza di soluzioni alternative da parte dello Stato. Spesso, nelle zone più degradate, i clan come ndrangheta o camorra, sfruttano i giovani per lo spaccio di sostanze, poiché sono meno perseguibili per legge e più facili da manovrare con quelli che vengono definiti “soldi facili”.

I giovani spesso iniziano a spacciare nelle proprie scuole o zone adiacenti dopo aver comprato da uno spacciatore più grande. In questo modo, pur non conoscendo di persona il camorrista, diventano parte di quel sistema e aiutano ad alimentarlo. Si creano le cosiddette baby gang, gruppi di quartieri che emulano i grandi boss, assumono spesso atteggiamenti e linguaggi camorristici pur non avendone legami diretti. Si trovano in una specie di area grigia dove i confini tra la piccola criminalità e la criminalità organizzata sono molti sottili.

Una volta passati per il carcere non si può più tornare indietro. Anche cercare lavoro diventa difficile, perché vieni considerato come “macchiato” e spesso ciò comporta il ritorno a scelte sbagliate. Il carcere assume la funzione di bivio o riesce a rieducare un giovane, con la speranza che diventi parte integrante della nostra società e aiuti al suo sviluppo, oppure porta a una maggiore conoscenza delle difficoltà della vita e alla conseguente scelta di continuare a delinquere.