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di Gennaro Grimolizzi

Il Dubbio, 22 giugno 2026

Nancy Hollander è una delle avvocate più famose degli Stati Uniti. Quest’anno, in occasione della Giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, ha partecipato ad una iniziativa organizzata da alcuni Coa, in collaborazione con l’Oiad e con la sezione italiana di “Scholars at risk”, per parlare della condizione in cui versa l’avvocatura statunitense. Sono mesi molto delicati per una delle più antiche democrazie del mondo. L’effetto Trump è sotto gli occhi di tutti. In un anno e mezzo di presenza alla Casa Bianca, dopo la rielezione nel novembre 2024, The Donald è stato protagonista, come hanno rilevato alcuni osservatori, di uno “slittamento autoritario”. Prima una serie di provvedimenti nei confronti delle Università per arginare le proteste contro i massacri di Gaza, poi le scorribande degli agenti dell’Ice per contrastare l’immigrazione clandestina. Senza tralasciare gli ordini esecutivi che hanno interessato diverse law firms accusate di aver alzato troppo la cresta contro l’amministrazione Trump e portate in tribunale.

La crociata contro l’avvocatura avviata dal capo della Casa Bianca ha provocato la reazione immediata dell’American Bar Association (ABA), che ha lanciato l’allarme sull’attacco allo Stato di diritto. Il primo passo di Trump per imbrigliare l’avvocatura ha riguardato un memorandum finalizzato a “prevenire gli abusi del sistema legale e della Corte federale”, considerato intimidatorio verso la classe forense con l’obiettivo di impedire ai legali di intentare cause contro l’amministrazione statunitense.

In poco più di un anno sulla “patria dei diritti e della libertà” si sono addensate nubi scure. Ma chi indossa la toga non molla. Nancy Hollander è un esempio. Per oltre quarant’anni si è impegnata nella difesa dei diritti umani. L’avvocata ha affrontato casi giudiziari molto complessi. Tra questi quello di Mohamedou Ould Slahi, imprigionato a Guantánamo con l’accusa di aver avuto contatti con Al Qaeda, responsabile degli attacchi dell’11 settembre 2001. Slahi, ingegnere originario della Mauritania, è stato scarcerato nel 2016, dopo quattordici anni di detenzione senza accuse formali. La sua storia è raccontata nel libro Guantanámo Diary da cui è stato tratto il film del 2021 The Mauritanian . Nella pellicola a vestire i panni di Nancy Hollander è l’attrice Jodie Foster, premiata per questa interpretazione con il Golden Globe. Nel 1992 Hollander è stata la prima donna a ricoprire la carica di presidente della National association of Criminal defense lawyers.

Da New York, dove ora vive e segue alcuni selezionatissimi casi giudiziari, Hollander ha riflettuto sulla situazione in cui versano gli Stati Uniti, a partire dalle condizioni di lavoro di chi difende i diritti. L’ultima Giornata internazionale dell’avvocato in pericolo, secondo Hollander, “è un segnale preoccupante” per tutti i legali statunitensi e deve indurre a non abbassare mai l’attenzione su certi temi e certe derive. Ad ogni difensore devono essere riconosciute precise garanzie. “Se non è possibile rappresentare i propri clienti senza interferenze o minacce da parte del governo - dice al Dubbio Nancy Hollander -, sia gli avvocati che i loro clienti sono minacciati. Negli Stati Uniti, ogni imputato o parte civile deve avere la certezza di avere conversazioni riservate con il proprio avvocato e che quest’ultimo non abbia conflitti di interesse. Gli avvocati devono sentirsi liberi di rappresentare chiunque desiderino, senza il timore che il governo imponga restrizioni a tale rappresentanza”.

Gli eventi di Minneapolis dei mesi scorsi, con gli agenti dell’Ice impegnati nella cattura degli immigrati clandestini, hanno dimostrato che i diritti sono sotto attacco sotto l’amministrazione Trump? “Negli Stati Uniti i diritti di tutti - sostiene Hollander - sono sotto attacco. Abbiamo già assistito ad una situazione del genere. Alcune persone sono state uccise o ferite per aver difeso i diritti costituzionali, riconducibili anche alla libertà di parola. Altre persone sono state deportate senza un giusto processo, a dispetto di quanto previsto dalla Costituzione americana. Tutti coloro che si trovano, legalmente o non, negli Stati Uniti vedono riconosciuti dei diritti. O, almeno, così era in passato. Non è ancora chiaro però come la Corte Suprema difenderà tali diritti”.

Quando Nancy Hollander ha difeso Mohamedou Ould Slahi è stato possibile accendere ulteriormente i riflettori su Guantánamo, simbolo della violazione dei diritti umani. “Questa prigione - commenta Hollander - è stata ed è una vergogna per l’Occidente. È un luogo senza legge, dove le regole sono inventate e cambiano in continuazione. Le persone incarcerate, quindici sono ancora lì, non hanno visto riconosciuti i benefici della Costituzione degli Stati Uniti. Sono state torturate e trattenute per molti anni, senza essere accusate di alcun reato. Persino coloro che sono stati accusati non hanno visto riconosciuti i loro diritti in quanto incriminati dal governo degli Stati Uniti. Dall’esperienza professionale e umana legata alla difesa di Mohamedou Ould Slahi ho imparato a lottare per tutto e a non arrendermi mai”.

Un concetto chiaro già espresso diversi anni fa in un interessante contributo pubblicato sul New York Times in cui Hollander mise in guardia dalla tentazione di assimilare l’avvocato al proprio assistito. “Contrariamente ai recenti attacchi di coloro che si dichiarano sostenitori della giustizia americana - scrisse l’avvocata -, la mia difesa di persone accusate di crimini gravi e talvolta orribili non è un’approvazione di tali crimini. Piuttosto, è una testimonianza della forza della mia fede e del mio impegno nei confronti del sistema giudiziario americano. Perché? Perché nella mia difesa di ogni cliente, difendo la Costituzione degli Stati Uniti e le leggi e i trattati a cui è vincolata. E difendo lo Stato di diritto. Nemmeno la Costituzione, le leggi e i trattati che ho giurato di difendere sono al sicuro. Ogni giorno, i politici degli Stati Uniti continuano a usare la paura nel tentativo di convincere gli americani che il pericolo risiede nella protezione delle stesse libertà, diritti e principi a cui teniamo”. Un monito a pochi giorni dalla celebrazione dei 250 anni della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America.