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di Paola D’Amico

Corriere della Sera, 23 marzo 2022

In tutta Italia le iniziative coordinate dai Csv sul tema della giustizia riparativa. Il caso di Isola di Capo Rizzuto, dove chi ha una condanna sotto i 4 anni lavora la terra In Abruzzo, Lazio e Molise siglato un protocollo con l’Ufficio di esecuzione penale Dalla Lombardia il libro “Facce da copertina” con le testimonianze dei protagonisti.

Era una piana incolta, una delle tante nella contrada Ovile Spinoso, nel comune Isola Capo Rizzuto (Kr), in Calabria. Un terreno in disuso da più di vent’anni. I volontari della associazione “I giovani della carità” (www.igiovanidellacarita.it) l’hanno ricevuto in comodato d’uso, hanno dissodato la terra, piantato ulivi e vigneti.

È utilizzato un moderno impianto a goccia per l’irrigazione. L’anno scorso hanno avuto il primo raccolto di olive: non sufficienti per farne olio ma abbastanza per mettere i frutti in salamoia. Intanto, in attesa delle prossime stagioni, si preparano piccole colture bio di pomodori e peperoni. Formazione e non solo. Nei campi, insieme con i volontari, lavorano anche persone inviate dall’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) di Crotone.

Luigi Ventura, 55 anni, sposato e padre di due figli, che ha fondato l’associazione nel 2011, racconta come tutto è cominciato: “Per i ragazzi di strada, per occupare i giovanissimi in attività sociali”. E la mission - fatta di accoglienza, ascolto, supporto a 360 gradi, a cominciare dalla formazione - ha avuto un tale risultato che due anni dopo è arrivata la firma del protocollo con l’Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni (Ussm) di Catanzaro.

Da allora l’associazione che ha sede in un bene confiscato alla mafia è diventata riferimento per una cinquantina di minori in messa alla prova. Ognuno viene accolto con un programma di lavoro ritagliato come un abito su misura. L’associazione è supportata dal Csv Calabria centro (www.csvcalabriacentro.it). E ampliare il raggio d’azione agli adulti è stato un seguito naturale. “C’è un deficit sul territorio di luoghi per chi deve scontare una pena sotto i quattro anni, misure di comunità come l’affidamento in prova ai servizi sociali, la semilibertà, la liberazione anticipata, la detenzione domiciliare.

Così abbiamo firmato un protocollo con l’Uepe di Crotone. Sono un umile imbianchino - ricorda Ventura - e non saremmo arrivati a questo senza la mano di chi sta lassù”. Da Crotone ci spostiamo all’Avis di Guidonia (Roma) dove un uomo sta scontando la sua pena in affidamento e ha una prescrizione che gli richiede, oltreché di lavorare, di svolgere volontariato tre volte a settimana presso una associazione. Questo, spiegano gli assistenti sociali, sta dando i suoi frutti “perché l’affidato presta con impegno la sua opera nell’accompagnamento di persone disabili a visite mediche e altre incombenze e i responsabili sono molto soddisfatti del suo aiuto”.

E ancora a Palestrina (Roma) dove un altro affidato svolge volontariato presso la Comunità terapeutica in cui è inserito e gli operatori hanno tanto apprezzato il suo contributo da chiedergli di diventare un operatore, essendo ormai quasi alla fine del suo percorso in Comunità. Tre Regioni insieme Ora perché il volontariato possa svolgere un ruolo da protagonista nell’ambito della giustizia riparativa è stato firmato un protocollo tra l’Ufficio Interdistrettuale Esecuzione Penale Esterna (Uiepe) per il Lazio, Abruzzo e Molise, il Centro di Giustizia Minorile (Cgm) e i Centri di Servizi per il Volontariato delle tre regioni (volontariatolazio.it; csvmolise.it; csvabruzzo.it).

E per diffondere la cultura che favorisce l’inclusione sociale di minori, giovani ed adulti sottoposti a procedimenti penali, che possono così accedere a misure alternative, riparative e riconciliative in alternativa alle sanzioni penali e amministrative previste, prende il via una formazione per gli Enti del Terzo settore. “Non si tratta solo di scontare una pena a seguito di un reato, ma di poter riparare ai danni provocati dai propri comportamenti, sia nei confronti delle persone lese - spiega Mario De Luca, del Csv Lazio - sia nei confronti delle proprie comunità”.

Infine il Csv Lombardia Sud ha realizzato un libro, Facce da copertina: testimonianze dirette di giustizia riparativa, raccogliendo 21 testimonianze. Sono storie di chi si ripara e di chi aiuta a ripararsi e intanto cresce, come persona, come Ente, come relazione. Sono storie di azioni compiute, di vissuti, di percepiti, di sentiti (www.csvlombardia.it).