di Francesca Fulghesu
Il Domani, 20 aprile 2026
Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere Piazza della Libertà. Una narrazione emergenziale, coerente ad altre misure repressive, rilanciata anche del presidente della regione Massimiliano Fedriga. Ma piazza della Libertà, grazie alle associazioni, è la “piazza del mondo” in cui i migranti in strada trovano assistenza. Quando il sole è alto e i turisti arrivano in stazione, il primo incontro con Trieste è in piazza della libertà. Attraverso quel giardino i viaggiatori si dirigono a grandi falcate al teatro romano o al canal grande. Alla sera, però, tutto è diverso. Piazza della libertà diventa la piazza del mondo, così chiamata da chi la frequenta abitualmente: migranti e associazioni. C’è Linea d’ombra, fondata da Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, che offre cure e assistenza. Ci sono i volontari delle Ong e i vari gruppi nati in loro sostegno, come i Fornelli resistenti che cucinano una volta al mese per tutti e tutte. E ci sono i ragazzi arrivati dalla rotta balcanica. D’estate, quando la bora scende dal Carso con meno violenza, alcuni di loro dormono proprio in quella piazza, sopra un telo dorato che nasconde l’erba dei giardini. Molti altri, da quando il Silos è stato sgomberato nel 2024, trovano rifugio negli spazi del Porto Vecchio. Sono persone incastrate nel limbo delle richieste d’asilo, abbandonati dalle istituzioni nazionali e osteggiati dalle autorità locali. Ragazzi a cui non sempre il sistema di accoglienza volontario riesce a offrire un letto. Dopo una rissa avvenuta il 7 aprile, in cui sono rimasti feriti tre migranti, il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza ha promesso di chiudere l’area pedonale. Da allora ogni sera nella piazza del mondo ci sono anche i poliziotti antisommossa. E per l’ennesima volta alcuni spazi del porto, in cui dormivano decine di persone, sono stati svuotati. “È tutta propaganda, non è giuridicamente sostenibile chiudere uno spazio pubblico. Ma anche lo facessero, noi ci limiteremmo a spostarci di 100 metri”, spiega a Domani Fornasir. “La piazza del mondo è bellissima: balliamo, cantiamo, mangiamo. Chi arriva ora vede i militari: così possono far pensare a tutti che siamo un pericolo da controllare”. Dal Medio Oriente alla Turchia: il nuovo boom del traffico d’armi La vera emergenza: l’abbandono in strada La legge garantisce a chi chiede asilo un alloggio temporaneo: la mancanza di posti disponibili non è una scusa valida. Eppure, come denunciano a Domani Fornasir e Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà-Ufficio rifugiati onlus, a Trieste centinaia di persone vivono in strada. “Sono uomini e donne in condizioni di fragilità, respinti dalla questura per mesi”, spiega Fornasir. Spesso esposti alle intemperie e alla mancanza di cure. Come Sunil Tamang e Hichem Billal Magoura, morti di freddo quest’inverno nelle aree dismesse del Porto Vecchio: “Potevano essere salvati: sono omicidi di Stato”, afferma Fornasir. In questo contesto di abbandono, i tempi delle richieste d’asilo si allungano con pratiche che violano la legge, come ha rivelato il rapporto “Accesso negato” pubblicato dall’Ics a dicembre 2025. Innescando un circolo vizioso che di fatto condanna le persone proprio a quel “degrado” e quella potenziale “insicurezza” che l’amministrazione denuncia e dice di combattere. Da Katmandu a Trieste, il caso della tratta delle migranti nepalesi La propaganda politica sul tema della sicurezza Come sottolinea Fornasir, “le risse e gli incidenti che avvengono sono conseguenze del disagio e della disperazione, e non accadrebbero se non ci fosse l’abbandono istituzionale”. Nell’ultimo anno, secondo quanto ricostruito da Domani analizzando gli archivi dei giornali locali, gli episodi violenti avvenuti in piazza della Libertà sono comunque pochi: la rissa di alcuni giorni fa e un accoltellamento con rapina a gennaio. Supponendo che alcuni fatti non siano stati riportati, possiamo stimare si tratti di minimo due massimo quattro episodi. Eppure Dipiazza parla di continui scontri. Una narrazione rilanciata anche dal presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, che alla cerimonia a Trieste del 10 aprile per il 174esimo anniversario della fondazione della polizia, parlando di sicurezza e riferendosi anche all’ultimo episodio, ha affermato che servono “controllo e repressione”. Il motivo, secondo chi frequenta la piazza ogni giorno, è chiaro: si tratta di propaganda. Le amministrative della primavera 2027 potrebbero riguardare proprio il presidente della regione, con il benestare dell’attuale primo cittadino. Dipiazza ha infatti raggiunto il limite massimo di mandati e in un’intervista di dicembre 2025 al Piccolo ha dichiarato di essere un “grande sostenitore di Fedriga sindaco”. A prescindere da chi siederà in municipio, un sistema per chiudere la piazza esiste. Dovrebbero far risultare il giardino un parco pubblico, non senza costi. A quel punto potrebbero recintarlo e consentirne la chiusura notturna. Secondo il presidente dell’Ics, però, il vero obiettivo non è la sicurezza, “ma osteggiare le associazioni”. Le misure repressive sono il colpo di reni di un’amministrazione “agonizzante che ha fallito su tutta la linea e che nel suo ultimo anno vuole dare qualche prova di sé”, spiega. Gli episodi violenti nella piazza, confermano a Domani anche cronisti e volontari, “sono rari”. E se la situazione è sotto controllo, è grazie alle associazioni che rendono una piazza di Trieste la piazza del mondo. Ostacolarle serve ad alimentare la narrazione emergenziale. Stuprate e poi vendute, ecco la “tratta di Stato” con l’Europa complice.











