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di Elvira Serra

Corriere della Sera, 16 marzo 2025

Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, che l’ha colpita più volte. Arrestato, si è suicidato. Una storia solo tragica se Alessia Viola non avesse avuto un pensiero compassionevole per i familiari di chi ha attentato alla sua vita. Alessia Viola ha 32 anni ed è avvocato al Foro di Napoli. È una penalista. Ha messo in conto di lavorare su casi difficili, ha già molta esperienza nel campo della violenza di genere e dello stalking. Conosciamo la sua storia perché il 5 marzo è stata aggredita a coltellate nel cuore del Vomero mentre era seduta sull’autobus che la stava riportando a casa, alle nove di sera. Per quindici minuti è rimasta ostaggio di Antonio Meglio, 39enne di Pianura, che l’ha colpita più volte, rischiando di raggiungere la carotide e la giugulare. L’autista del bus, Davide Pecoraro, ha cercato di far ragionare l’uomo, distraendolo perché allentasse la presa. 

Le forze dell’ordine, allertate da altri viaggiatori, sono intervenute in tempo: hanno arrestato Meglio, mentre Viola è stata portata in ambulanza al Cardarelli di Napoli, dove l’hanno operata al tendine della mano sinistra. Se da un lato i familiari, gli amici, i colleghi, i parenti, perfino il sindaco Gaetano Manfredi e il prefetto Michele Di Bari si sono stretti attorno alla giovane donna, l’aggressore è stato lasciato solo, infine ricoverato nel reparto di psichiatria dell’ospedale San Giovanni Bosco, dove si è impiccato nel bagno con un lenzuolo. Era piantonato. Sarebbe una storia sconsolante e tragica, se non fosse illuminata dalla pietà di Alessia Viola, che intervistata nei giorni scorsi da più testate ha detto come alla fine le vittime siano due, lei e l’uomo che l’ha accoltellata. Ha avuto un pensiero compassionevole per i familiari di Antonio Meglio e ha aggiunto che il suo dolore fisico e quello emotivo dei parenti dell’aggressore saranno uniti per sempre. 

Ma affinché non sia un dolore vano, ha aggiunto, è importante che non sia replicabile, che non succeda più. Ma come si fa a proteggere le persone con disturbi psichici, chi sta loro intorno, gli sconosciuti che incrociano? Prima di salire sull’autobus dove ha preso di mira l’avvocata, Antonio Meglio era stato visto farneticare fuori dalla caserma dei carabinieri vicino alla pensilina della fermata. Poteva essere fermato? Si poteva chiamare il 118 per fargli subito un Tso? E se sì, avrebbe aggredito qualcun altro dopo? Non lo sappiamo e rimuginarci con il senno di poi non cambia nulla. Alessia Viola, però, sa che adesso vuole impegnarsi di più. E un giorno questo dolore le sarà stato utile.