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di Furio Colombo


Il Fatto Quotidiano, 20 settembre 2020

 

La cattiveria è il segno più netto del nostro tempo. Attrae attenzione e incontra favore. Al punto che il rovinoso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha serie possibilità di essere rieletto per guidare per altri quattro anni la più grande democrazia del mondo, perché sembra che non siano pochi coloro che apprezzano le sue esibizioni di cattiveria, ciò che umilia e fa male a qualcuno, purché sia debole. La campagna elettorale americana è esemplare.

Comincia il giorno in cui, davanti alla Casa Bianca sostano uomini, donne e bambini, in gran parte neri, classe media, tipo "Diritti civili", che pacatamente protestano contro i maltrattamenti verso i neri da parte della polizia americana. È il 2 giugno 2020. Non c'era tensione elettorale. Ma a Trump dà noia quella folla che lo fa sembrare assediato. Decide che deve uscire in persona dalla Casa Bianca, e mostrare il suo potere. Ordina, come in una scena del film Il Dottor Zivago, che la polizia a cavallo gli sgomberi la strada.

E così, davanti alle telecamere, i cavalli si muovono a schiera compatta. La sorpresa è grande anche per i commentatori televisivi. La folla arretra, nel modo disordinato ma anche spaventato di una folla, qualcuno inciampa, qualcuno cade, e bisogna recuperare i bambini che, in una America normale, amano i cavalli e vorrebbero toccarli. Trump fa la sua figura quando attraversa la strada esibendo con orgoglio una Bibbia e la lunga cravatta, seguito da una decina uomini in nero. È evidente che l'uomo, spesso goffo e bugiardo, sta mostrando che ha potere. Parte di qui tutta la serie di eventi in cui le polizie di molte città americane si sentono autorizzate ad agire anche in modo estremo (il ginocchio strangolatore sul collo di George Floyd, gli spari alla schiena o dentro le auto di neri in fuga, con l'ausilio di volontari bianchi), e il tutto ha due scopi: uno, ti faccio vedere chi sono io.

Due, gli aggrediti cadono nella trappola. Compaiono in strada gruppi di neri armati, Adesso il quadro è perfetto. I militanti del potere bianco potranno dire che "c'è guerra civile". Gli appena un po'centristi possono parlare di "opposti estremismi", nel Paese in cui il presidente, mesi prima, aveva sequestrato, e in parte non ha mai restituito, i bambini degli ispano-americani che tentavano di passare il confine degli Usa (circa 2000 bambini tuttora dispersi in campi di concentramento).

E così, a mano a mano che le cattiverie di Donald Trump si accumulano, si erode il vantaggio iniziale dello sfidante democratico Biden che non ha alcuna cattiveria da vantare, è stato solo un bravo e attivissimo vicepresidente degli Stati Uniti (presidente Obama) quando i problemi erano aprire i confini e aprire gli ospedali. Ma guardiamoci intorno, guardiamo da vicino.

Quali sono i titoli che hanno portato Orbán a una trionfale rielezioni in un Paese civile e colto come l'ungheria? Ha chiuso giornali, tribunali, università, ha intimidito quanto basta per dominare il Parlamento con una maggioranza di oltre due terzi.

E la grandezza di Erdogan, il "sult ano turco" ha in quantità molto più vasta, le stesse credenziali: 135mila prigionieri politici, tra cui i direttori di tutti i giornali non servili al regime, l'arresto degli avvocati difensori dei presunti colpevoli (tra di essi la avvocata Ebru Timtik che si è lasciata morire di fame, detenuta illegalmente in una di quelle prigioni). Se volete, potete mettere in quella lista Putin, che provvede a far politica con il veleno per i suoi avversari. O del suo dipendente Lukashenko (Bielorussia) che si elegge da solo e sa come provvedere a chi dissente.

Qui vorrei precisare che sto parlando di politica perché, se il tema è "cattiveria", è facile e inevitabile fare un elenco della cattiveria del mondo se associata al potere. Ma l'episodio italiano del giovane Willy ammazzato di botte, in pubblico, o il tetro evento del fratello che uccide la sorella perché lui (con i suoi genitori, i suoi amici, il suo intero Paese) non tollera la scelta di vita della ragazza, ci dicono che da tempo siamo entrati in un cono d'ombra nel quale è la cattiveria a trovare la ragione per agire in modo feroce, e non una esasperazione ideologica o politica che spinge occasionalmente all'azione feroce.

Non ci sono opposti estremismi, come si ama scrivere, pensate a Trump e Biden, ma anche a Willy e ai fratelli Bianchi. In questo cono d'ombra c'è una folla che preferisce non sapere e approvare. E approva di più, come sta accadendo a Trump, se aumenta la cattiveria e il disprezzo per la vittima.

Pensate alle Cancellerie del mondo che si apprestano a onorare Erdogan come se non fosse un carceriere. Oppure Orbán, che pure si vanta di avere abolito il liberalismo. Come per il coronavirus, non abbiamo il vaccino di questo male. Ma non tocca agli scienziati. Tocca a ognuno di noi. E a quei centri di civiltà che una volta erano la politica e i partiti.