di Antonio Polito
Corriere della Sera, 1 giugno 2019
Se si volessero studiare le ragioni profonde del successo di Salvini (oltre i social, oltre la Nutella) si potrebbe usare come caso di scuola la storia della cannabis light. Alla notizia della sentenza della Cassazione che la proibisce si sono avuti infatti tre tipi di reazioni da parte delle forze politiche: evviva, mannaggia, non so.
L'evviva è di Salvini (e della destra tutta, da Meloni a Gasparri). Il Capitano ha detto: "Sono contro la droga, e per il divertimento sano" (forse si riferiva alle case chiuse che propone di riaprire). Salvini ha dunque immediatamente iscritto una questione politica in un quadro valoriale, incorniciandola in un'idea della vita.
Ha dato una dimensione etico-morale a un problema giuridico-amministrativo. Seguendo, non so quanto consapevolmente, la lezione del linguista americano Lakoff, ha costruito un "frame", una cornice, usando la parola chiave che tutti capiscono e che costringe tutti a schierarsi: droga.
In questo modo, e anche al di là della effettiva rilevanza della sentenza sul più generale dibattito in corso in tutto l'Occidente tra proibizionisti e liberalizzatori, ha evocato una scelta di campo.
Prendiamo invece la reazione del Pd, e anche di una parte "liberista" del mondo radicale. Invece di affrontare il tema etico, che sarebbe stato divisivo e avrebbe imposto una scelta (sì o no alle sostanze ricreative?), la risposta è stata di "mercato".
La sentenza non va bene perché fa chiudere 800 negozi e rovina gli investimenti di chi coltiva l'erba. E questa la reazione che definisco "mannaggia". Non "abbasso" la sentenza perché siamo a favore della libertà di scelta degli adulti, che sarebbe stata la posizione etico-morale speculare e opposta a quella di Salvini. Ma un mugugno su un aspetto collaterale, perché non riguarda il consumo ma la produzione.
Infine c'è il "non so" dei Cinque Stelle. Incerti se essere proibizionisti o permissivisti, volendo chiudere i negozi alla domenica con il ministro Di Maio e liberalizzare la marijuana con la ministra Grillo (si aprirebbe peraltro il problema di dove comprarla nel giorno del Signore), hanno preferito non esprimersi. Di fronte a una scelta che richiede una visione del mondo, non essendo né di destra né di sinistra, hanno chiuso gli occhi.
All'appello manca anche Berlusconi. In passato il Cavaliere aveva costruito una sua originale posizione liberal-tradizionalista, la zia suora e le cene eleganti, no all'eutanasia e sì alle unioni gay. Sotto la sua tenda poteva trovare ricetto un certo ceto medio italiano, pragmatico e possibilista sui diritti individuali, moderno ma non progressista. Una posizione gaudente ma "con juicio", tipicamente da moderati: non ce n'è più traccia.
Questo ventaglio di reazioni spiega il vantaggio competitivo di cui dispone oggi Salvini: esprime una sua idea della vita. A questo serve la riscoperta della devozione popolare, del rosario e di Padre Pio, o del cibo trash da contrapporre simbolicamente alle tartine (che anche Renzi, almeno all'inizio, faceva mostra di disprezzare).
Per questo esibisce fastidio per i vincoli dell'ambientalismo e del giudiziario. Su ogni tema sceglie il suo angolo e combatte. Gli altri vagano per il ring indecisi su dove collocarsi. Può piacervi o ripugnarvi, irritarvi o entusiasmarvi, ma dovete farci per forza i conti.
E non importa se il tema divide, anzi. Probabilmente la sua idea sulla cannabis light non rappresenta la maggioranza degli italiani, ma a lui basta coagulare una forte minoranza, contribuendo a costruirne l'identità. La democrazia dell'opinione, in cui si combatte ogni giorno la battaglia del consenso, questo richiede. Gli altri stanno indietro non perché non abbiano sufficienti apparati di comunicazione, o abbastanza minutaggio nei tg, ma perché non si ricordano più da dove vengono, e non sanno ancora dove vanno.









