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di Guido Vitiello

Il Foglio, 8 luglio 2026

La prigione è il ritratto di Dorian Gray di ogni governo, di ogni comunità politica, di ogni società. La lettera dei detenuti di Opera al presidente Mattarella, al ministro Nordio, al Dap e alla Camera penale di Milano porge all’Italia un ritratto dai lineamenti mostruosi. È ora di guardarlo. Non è vero che la politica si disinteressa del carcere: se ne preoccupa morbosamente, ma per tenerlo nascosto. Forse meglio di me può illustrarlo Oscar Wilde: “Ogni prigione edificata dagli uomini è costruita con i mattoni dell’infamia ed è chiusa con le sbarre per paura che Cristo veda come gli uomini straziano i loro fratelli. Con delle sbarre essi sfigurano la graziosa luna e accecano il buon sole; e bene fanno a nascondere il loro inferno, perché vi accadono cose che non dovrebbero mai esser viste né dal Figlio di Dio né dal Figlio dell’Uomo”.

Il poeta che nel 1897 ha scritto queste parole, dopo due anni di prigionia e di lavori forzati, è lo stesso che pochi anni prima, nel 1891, aveva scritto queste altre: “Il ritratto doveva a ogni costo restare nascosto. Non poteva più correre un tale rischio che venisse scoperto. Era stato folle da parte sua lasciare che esso rimanesse, anche solo per un’ora, in una stanza nella quale potevano entrare tanti suoi amici”. L’affanno nell’occultare le brutture agli occhi del mondo accomuna La ballata del carcere di Reading al Ritratto di Dorian Gray.

Ebbene, a me sembra che la preoccupazione di mantenere il carcere nell’invisibilità, di allontanare lo sguardo indagatore dei possibili testimoni, di nascondere le quotidiane miserie delle prigioni dietro veli su veli di eufemismi, promesse, elusioni burocratiche, annunci di grandi progetti, rassicurazioni, minimizzazioni, diversioni e aperte menzogne tradisca una consapevolezza profonda. La prigione è il ritratto di Dorian Gray di ogni governo, di ogni comunità politica, di ogni società. E l’estate è il momento in cui il “buon sole” di fuori, alzando la temperatura dell’inferno di dentro, rende sempre più difficile tener tutto nascosto, tanto più che le celle straripanti faticano ad arginare la fiumana dei dannati. La lettera dei detenuti del carcere di Opera al presidente Mattarella, al ministro Nordio, al Dap e alla Camera penale di Milano porge all’Italia un ritratto dai lineamenti mostruosi. E’ ora di guardarlo.