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di Maria Brucale*

Il Dubbio, 5 maggio 2022

L’1 agosto 2020, Maurizio Turco, Presidente della Lista Marco Pannella, nel richiamare i sostenitori del Partito Radicale a dare sostegno economico per la sperata costituzione della Fondazione Pannella, così scriveva: “Crediamo che sia un atto dovuto a quei pochi e spesso ignoti che hanno animato le grandi lotte per le riforme in questo paese e sul pianeta, per costruire una ipotesi di vita e di società più libera. Ma è anche un atto voluto nei confronti di coloro che verranno perché conoscano cosa sono stati e cos’hanno fatto Marco Pannella e il Partito Radicale. Su una cosa, credo, siamo tutti d’accordo: del pensiero, delle idee, delle proposte, della visione di Marco Pannella c’è sempre più bisogno e urgente necessità”. Sì, su questo siamo tutti d’accordo. La Fondazione Pannella ha il senso della storia e della memoria di quei compagni, di quelle battaglie.

Dall’obiezione di coscienza all’aborto, al divorzio, all’eutanasia legale, all’uguaglianza di genere, alla cannabis terapeutica. Dalla visione di un cambiamento sociale necessario, all’inverarsi di un’utopia attraverso la disobbedienza civile, il disvelamento delle ipocrisie di sistema, violando norme, anche penali, figlie di un’etica non accettata o non più accettata, afflittiva, castrante. Disobbedire per essere, a proprio rischio, strumento di trasformazione dell’esistente, portando davanti ai giudici azioni ancora valutabili come criminose per rendere vistosa, struggente, l’iniquità delle previsioni normative, ponendo sé stessi nella condizione di indagati, di imputati, di condannati, affrontando l’alea dei processi, accettando la possibilità della privazione della propria libertà, per forzare con la nonviolenza le leggi a trasformarsi, a recepire un’evoluzione che già è, per la dignità delle persone tutte, per le libertà di ognuno.

Una storia gloriosa che continua grazie a persone come Rita Bernardini, già deputata, oggi Presidente di Nessuno Tocchi Caino, sempre accanto a Marco Pannella nelle disobbedienze, nell’affermazione, con la lotta nonviolenta, di un concetto di Giustizia che non si ferma mai davanti a quello di legalità, sensibile al tempo, destinato a sfibrarsi, a logorarsi, a mutare, a disperdersi.

Oggi la Fondazione Pannella voluta dai membri della Lista Pannella, Maurizio Turco, Rita Bernardini e Aurelio Candido, è pronta per nascere, per essere riconosciuta come soggetto giuridico ma c’è un problema. La Prefettura di Roma non ama i disobbedienti e, in fondo, nemmeno le regole codificate. Aderendo a una prassi amministrativa, ritiene che Rita Bernardini, condannata, come Pannella, per le sue disobbedienze per la legalizzazione della cannabis, non rivesta i requisiti di onorabilità per far parte del Cda di una fondazione.

Incredibile, vien da pensare. Certo gli altri membri del Cda difenderanno con ogni fibra l’essenza del pensiero radicale. Apriranno confronti serrati, chiameranno a raccolta i compagni, ragioneranno su come contestare quel provvedimento balordo, alzeranno la voce a protezione di un passato che non può essere tradito nel supino genuflettersi al volere prefettizio, valuteranno quali iniziative legali o azioni giudiziarie intraprendere, faranno fronte comune di protesta e faranno scudo attorno a Rita, la designeranno Presidente ad honorem della Fondazione, perché escluderla dal Cda non sarebbe soltanto disconoscere il suo impegno di una vita, il suo essere carnalmente espressione di quegli ideali ma rinnegarli, sconfessarli, ripudiarli.

Invece no. A fronte del veto di prima istanza della Prefettura consistito in un: si ritiene che Rita Bernardini non rivesta i caratteri necessari di onorabilità, si chiede a Rita di dimettersi, di fare un passo indietro per amore della Fondazione. Ma è una scelta che Rita non può operare, non può e non deve perché la disobbedienza è sostanza di azione radicale, ne rappresenta il potere dialogico, il portato storico, la pregnanza ideologica. Le libertà di cui godiamo e quelle che aspiriamo a vedere riconosciute sono figlie di quelle disobbedienze.

Lasciare la Fondazione per volere prefettizio, espressione di quella potestà amministrativa assai spesso prossima all’arbitrio, contestata da sempre con vigore dal Partito Radicale con la pretesa di norme leggibili, decisioni motivate e controllabili, che il cittadino possa governare, non subire, sarebbe rendere quella Fondazione non il tempio di un sentimento vitale, continuo e appassionato ma soltanto un museo delle cere, dove custodire un passato glorioso, qualcosa che è stato ma non è più.

Il Cda della Fondazione delibera, allora, la decadenza di Rita Bernardini dal suo ruolo e ne dispone la sostituzione con Sergio Ravelli. Incredibile, davvero. La Fondazione Pannella caccia i disobbedienti. Proprio Marco Pannella, con le sue numerose condanne, medaglie al valore nella conquista delle nostre libertà, ne sarebbe stato estromesso, escluso come ciò che la disobbedienza civile rappresenta: il respiro lungo di una vocazione politica che apre le porte dei diritti ai più vulnerabili, ai più disagiati, agli ultimi, che non vede mai qualcuno come diverso ma ognuno come unico, che accoglie, che costruisce, che spera.

*Avvocato del direttivo di Nessuno Tocchi Caino