di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 28 ottobre 2026
Un “indulto responsabile” per affrontare l’emergenza delle carceri, ma anche un cambio di passo sulla sicurezza, perché moltiplicare i reati non significa necessariamente rendere più sicure le città. Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, alla XVII edizione del Salone della Giustizia di Roma ha lanciato un messaggio alla politica. Da una parte il sovraffollamento degli istituti penitenziari, dall’altra la risposta agli scontri di piazza degli ultimi giorni. La proposta più significativa riguarda le carceri. Tango ha annunciato l’adesione dell’Anm a un’iniziativa trasversale che punta su forme selettive di liberazione anticipata, legate a percorsi concreti di recupero.
“Non è un indulto secco”, ha precisato il presidente dell’Anm, spiegando che la misura dovrebbe riguardare soltanto alcuni reati e prevedere un trattamento rieducativo personalizzato con il coinvolgimento di enti, istituzioni e imprenditori. Un accompagnamento destinato a proseguire anche dopo l’uscita dal carcere, per ridurre il rischio che chi torna libero finisca nuovamente a delinquere.
Tango è partito da una constatazione: il sovraffollamento è ormai un’emergenza e rende sempre più difficile rispettare la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Ma poiché oggi questo obiettivo è di fatto irraggiungibile, occorre una risposta immediata. La sua non è una richiesta di clemenza indiscriminata: il punto, insiste Tango, è costruire un percorso che non lasci il detenuto solo al momento del ritorno in libertà. Per questo il coinvolgimento del mondo produttivo è uno degli strumenti per dare sostanza alla promessa costituzionale del reinserimento. Il quadro diventa ancora più allarmante quando si guarda agli istituti penali per minorenni. “Per la prima volta, ed è un inedito, anche le carceri minorili soffrono il problema del sovraffollamento”, denuncia Tango. Una situazione che rischia di rendere impossibile un percorso rieducativo efficace proprio per i detenuti più giovani. E quando il sistema non riesce a recuperare un ragazzo, avverte il magistrato, “è la società tutta che fallisce”.
È qui che il ragionamento del presidente dell’Anm ha incrociato il secondo grande tema della giornata: la sicurezza. Tango ha condannato senza esitazioni le violenze e le devastazioni registrate soprattutto a Milano, ha espresso solidarietà agli agenti feriti e ringraziato le forze dell’ordine. Ma ha contestato l’idea che la risposta possa esaurirsi in una nuova stretta penale. “La strategia di contrasto non può essere unicamente quella della repressione”, ha affermato, mettendo in discussione l’efficacia di una ricetta che l’esecutivo ha già utilizzato più volte.
Il riferimento è all’ultimo decreto sicurezza, varato dopo gli scontri, ma anche ai provvedimenti precedenti, compreso il decreto Caivano. Per Tango è la dimostrazione dei limiti di un approccio fondato quasi esclusivamente sull’inasprimento delle pene. “Più reati non significano più sicurezza”, sintetizza. Anzi, l’eccesso di nuove fattispecie penali rischia di produrre maggiore incertezza nell’applicazione della legge.
La prevenzione, ha insistito, non è una partita che magistratura e forze dell’ordine possano vincere da sole. Servono famiglie, scuole, associazioni del terzo settore e istituzioni. La repressione resta necessaria, ma non può sostituire un lavoro sociale più profondo. A sostegno della sua tesi Tango ha citato George Bernard Shaw: per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, “però è sbagliata”. A stretto giro, poi, è arrivata la replica del viceministro Sisto, anch’esso ospite al Salone: “Ci sono delle situazioni”, ha detto, “non era possibile non intervenire, con tutto il rispetto per le opinioni altrui”. Non è mancato, da Tango, un passaggio particolarmente duro sul caso Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Tango ha respinto la ricostruzione secondo cui avrebbe agito per difendere sé stesso e i familiari: a suo giudizio, i fatti accertati raccontano che l’uomo sparò quando il pericolo era cessato, inseguendo i rapinatori per strada. Di qui la difesa dei giudici, bersaglio di attacchi politici e di un “linciaggio mediatico”. Se la politica ritiene ingiusta la legge, sostiene, abbia il coraggio di modificarla assumendosene la responsabilità, invece di scaricare sui magistrati le conseguenze delle norme che sono chiamati ad applicare. Arriva persino a provocare: si approvi, allora, una legge che garantisca l’impunità a chi decide di vendicarsi da sé, salvo poi fare i conti con i possibili ostacoli costituzionali.
Infine, lo sguardo alle elezioni del Consiglio superiore della magistratura, sulle quali Tango ha chiesto alle toghe un “voto maturo e consapevole”. Il nuovo Csm, ha auspicato, dovrà essere all’altezza della credibilità richiesta ai cittadini durante il confronto referendario sulla riforma della giustizia. Una responsabilità che, nelle parole del presidente dell’Anm, riguarda prima di tutto la magistratura stessa. E che completa il senso dell’intervento: rivendicare autonomia e rispetto delle decisioni giudiziarie, senza sottrarsi alla necessità di misurarsi con le criticità del sistema.









