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di Liana Milella

La Repubblica, 14 giugno 2024

Eccola, la “provocazione”. Una vera cella come quelle che esistono nelle carceri italiane. Piccola, tre metri per due e mezzo. Pareti bianche piene di scritte che ricordano la vita “fuori”. “Ti amo Mimì”. E maledicono quella che si vive dentro. “L’Italia rovina la gente”. E poi una brandina per dormire. Un water. Un lavandino. Tutto qui. Siamo in piazza di Pietra a Roma. Giusto dietro palazzo Chigi. A ridosso della tomba di Adriano. Qui si appoggia la celletta. La “provocazione” del Dubbio, il quotidiano del Consiglio nazionale forense, che invita i cittadini a entrarci dentro, chiudere la porta, e “provare che significa essere reclusi”. Come dice il presidente del Cnf Francesco Greco: “Siamo convinti che chi ha commesso un reato debba scontare la pena sempre in condizioni di vita dignitose”.

Dall’inizio dell’anno già 40 suicidi in carcere - Le cronache dalle carceri documentano invece ormai 40 suicidi dall’inizio dell’anno. E gli oltre 61mila detenuti. E pure l’ostinato no del governo alla “liberazione anticipata speciale”, la proposta di Roberto Giachetti di Iv, protagonista di uno sciopero della fame con Rita Bernardini di Nessuno tocchi Caino, per metterla in calendario. Sessanta giorni invece di 45 ogni sei mesi, solo per chi dimostra una buona condotta, e con il pieno via libera del magistrato di sorveglianza. Misura troppo “permissiva” per un governo che invece crea il Gio, il Gruppo di intervento operativo antirivolte, lanciato dal sottosegretario meloniano Andrea Delmastro. Un’altr’altra squadretta di picchiatori? Delmastro dice di no. Vedremo. Le cronache, tipo quelle del Beccaria, sembrano smentirlo.

Il governo “presunto” garantista - Intanto, a ridosso della celletta, ecco l’altro sottosegretario, il leghista Andrea Ostellari che, come ormai fa da mesi, riannuncia la presunta misura “svuota carceri” del governo. La presenta così: “Una norma che disciplina i benefici, già previsti dalla legge, per i detenuti che aderiscono al trattamento e dimostrano buona condotta”. Cioè niente di più rispetto a quello che già esiste. Se, da detenuto, ti comporti bene, puoi ottenere dei benefici. E ci mancherebbe altro. Ma Ostellari ci tiene a sottolineare che “non saranno introdotti sconti di pena”. Figurarsi, dal governo “presunto” garantista nessuno se li aspetta.

In calendario il 24 giugno - Tant’è che, nonostante le insistenze del Pd con Anna Rossomando e Debora Serracchiani che lo ripetono anche qui, la “liberazione anticipata speciale” è destinata a essere bocciata giusto la prossima settimana alla Camera dov’è in calendario il 24 giugno.

“Condizioni disumane” - E cade nel vuoto l’ennesimo appello di Rita Bernardini, un mese di sciopero della fame proprio per la “liberazione anticipata” che insiste nel dire: “Voglio sapere che cosa intendono fare lo Stato e il governo adesso per le condizioni disumane in cui si trovano i detenuti perché è come se qualcuno fuori venisse maltrattato e noi non facessimo nulla. Questo è intollerabile”.

L’abolizione dell’articolo 27 - Già. Ed è l’impressione che provano i romani entrando nella “celletta”. Mentre dentro Serracchiani ricorda le “indicazioni opposte del governo come il reato di rivolta in carcere”, mentre la premier Meloni “vuole abolire l’articolo 27 della Costituzione”. Quello che dice: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. E Rossomando ricorda come ci sia una sentenza della Corte costituzionale sull’affettività in carcere “del tutto disattesa dal governo”. È da lei arriva un’altra critica durissima: “Noi chiaramente insistiamo sulle pene alternative, ma il governo continua a produrre norme all’insegna del più carcere, come il decreto Caivano”.