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di Elena Dusi

La Repubblica, 3 dicembre 2022

L’uomo, condannato all’ergastolo, è sottoposto a Sassari al carcere duro ed è in sciopero della fame. Per Manconi si tratta di una misura sproporzionata. E le città si tappezzano di scritte contro il 41 bis.

Il ricorso di Alfredo Cospito sul 41 bis è in discussione in questi giorni. E il mondo degli anarchici è in fermento. In molte città italiane, da Roma, Firenze, Bologna, Milano e Genova sono comparse scritte a difesa dell’anarchico condannato all’ergastolo. Cospito è stato giudicato colpevole di aver gambizzato dieci anni fa Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, e di aver messo due pacchi bomba nel 2006 nella Scuola per allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo: un’azione, quest’ultima, che non provocò vittime. Per questi reati è sottoposto al regime di carcere duro del 41 bis, ed è in sciopero della fame dal 20 ottobre nel carcere di Sassari, una protesta che gli ha fatto perdere 20 chili, e che ha debilitato il suo stato di salute.

Le ragioni di Cospito - 57 anni, dopo 6 anni passati regime in Alta Sicurezza, lo scorso aprile le sue condizioni in carcere sono peggiorate con il passaggio al regime del 41 bis. Il cosiddetto “carcere duro” per lui è stato motivato con i suoi scambi epistolari avvenuti negli ultimi 10 anni con anarchici e riviste del settore. I magistrati di Torino hanno ritenuto che in questo scambio di lettere ci fosse un nucleo organizzato, qualificando la Fai, Federazione anarchica informale, come una vera e propria organizzazione. Come però ricordato nei giorni scorsi dal suo avvocato a Radio Radicale, nel passaggio al 41 bis, definito “ingiustificato”, Cospito ha perso diverse garanzie, dalla palestra alle letture, fino alle quattro ore d’aria al giorno: “Tutto questo è scomparso senza che sia intervenuto nulla di evidente che possa giustificarlo. Cospito - ha spiegato - ritiene insopportabile questa situazione: la prospettiva è quella di restare in un carcere, con l’ergastolo ostativo, fino alla morte. Ha intrapreso questo sciopero della fame perché è il solo strumento di protesta che ha a disposizione”.

Il ricorso al tribunale di Sorveglianza - È proprio del suo ricorso che si discute in questi giorni a Roma: ieri il tribunale di sorveglianza si è riunito, ma ha rimandato la decisione. “È una situazione dolorosa, ma è stato seguito l’iter” ha commentato il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma contro il suo regime di carcere duro nelle ultime settimane si sono registrati proteste, blitz e striscioni degli anarchici in tutta Italia.

La vicenda di Cospito ha suscitato il giudizio durissimo di Luigi Manconi. L’ex senatore, in un articolo su Repubblica del 15 novembre, sottolinea che l’anarchico è sottoposto al carcere duro pur non avendo ucciso nessuno. Perfino un attentato avvenuto oggi ad Atene contro la diplomatica italiana Susanna Schlein (sorella di Elly) potrebbe essere legato alla protesta per il 41 bis cui è sottoposto l’uomo.

L’applicazione irrazionale del 41 bis - “Ciò che questa storia racconta - ha scritto Luigi Manconi su Repubblica - è, innanzitutto, la situazione così drammaticamente critica che l’applicazione arbitraria e irrazionale del 41 bis può determinare. Tale regime non dovrebbe avere in alcun modo come sbocco una condizione di deprivazione sensoriale, anche perché - pur se ciò contraddice lo stereotipo dominante - questo tipo di detenzione non corrisponde (non dovrebbe corrispondere) al ‘carcere duro’.

La finalità del regime speciale è una ed esclusivamente una: quella di interrompere le relazioni tra il recluso e l’organizzazione criminale esterna. Qualunque misura e qualunque limitazione deve tendere a quel solo scopo. Tutte le altre misure e limitazioni adottate senza una documentata ragione vanno dunque considerate extra-legali- aggiunge Manoni -. Ovvero illegali. E come tali risultano, palesemente, le condizioni di detenzione di Alfredo Cospito. La sua scelta estrema, quella del digiuno, appare, di conseguenza, come “ragionevole” nella situazione data: in quanto porre in gioco il proprio corpo e sottoporlo alla prova terribile dello sciopero della fame, sembra la sola possibilità rimasta a Cospito di contestare radicalmente ciò che considera un’ingiustizia”. 

La mobilitazione nelle città - Ieri gruppi di anarchici hanno manifestato di fronte al tribunale di sorveglianza di Genova, con striscioni che definiscono il carcere duro “tortura di stato”. A Milano i sostenitori di Cospito sono riusciti a esporre per qualche minuto uno striscione dalle finestre del Palazzo di Giustizia. Qualche giorno prima lo avevano fatto alla Scala. A Roma sono comparse decine di scritte, oltre a cartelli scritti a mano. A Firenze si sono viste una decina di scritte sui muri come “No 41 bis - Alfredo Cospito e Brr-pcc liberi”.

Sempre a Genova si indaga su due incendi dei giorni scorsi contro la ditta Marr, che si occupa di ristorazione nelle carceri. La Dda (direzione distrettuale antimafia) ha aperto un fascicolo per incendio doloso aggravato dalla finalità terroristica. Che ci sia un legame con la vicenda Cospito è suggerito dalla rivendicazione di una sigla anarchica: “Ed è soprattutto per chi ha scelto di lottare in carcere, proprio rinunciando al cibo. Siamo con Alfredo Cospito prigioniero anarchico nella sezione 41 bis”.