sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 1 maggio 2020

 

Mentre la società libera si appresta a subire primi piccoli rallentamenti della restrizione, la "Fase due" per le carceri italiane appare sempre più problematica. A partire dal discorso dei contagi da Covid 19. C'è il sindacato Uil della polizia penitenziaria che ha sottolineato come i casi nelle carceri siano più che quadruplicati in 22 giorni.

"Intanto che nel Paese la curva dei nuovi effetti da Covid-19 pare, fortunatamente, scemare con una certa costanza - denuncia Gennarino De Fazio, rappresentate nazionale della Uil-Pa - nelle carceri i contagi sembrano salire vertiginosamente.

Mentre il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria continua a non rispondere a nostre richieste d'informazione, facendo sospettare che non abbia interesse alla trasparenza dei dati, dal bollettino di ieri del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale apprendiamo che sarebbero ben oltre 150 i detenuti attualmente positivi nei vari istituti penitenziari, senza sapere peraltro quanti di loro siano stati sottoposti a tampone; se si considera che erano 37 i positivi alla data del 6 aprile, la crescita sembra vertiginosa". Proprio ieri il Dap ha aggiornato i dati: 144 i detenuti positivi e 204 gli agenti.

L'attenzione, infatti, rimane alta. Le aziende sanitarie di alcune regioni hanno cominciato a fare il test sierologico a tutto il personale delle carceri. Ai penitenziari di Ferrara e Bologna li hanno già fatti.

Il Dubbio ha notizia che il 4 maggio verranno effettuati i test sierologici al super carcere di Parma, dove un eventuale diffusione del contagio potrebbe diventare problematico visto le condizioni dei detenuti, molto vecchi e malati.

Con riferimento alla nota regionale che prevede per le Aziende Sanitarie la definizione di un programma di avvio della sorveglianza tramite indagine sierologica che interessi in ordine di priorità gli operatori sanitari e socio-sanitari, si dettagliano le indicazioni relative all'Azienda sanitaria di Parma per quanto attiene ai test rapidi per operatori sanitari e agenti all'interno dell'istituto penitenziario. Dal momento del riscontro di positività al test rapido, si ordina che dovrà essere inibita l'attività lavorativa fino all'esito del tampone.

In tale caso: se tampone negativo l'attività lavorativa può riprendere, se tampone positivo si seguono le norme già definite.

Il "decreto aprile" firmato domenica dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, prorogando di fatto le disposizioni precedenti, per le carceri stabilisce soltanto che "i casi sintomatici dei nuovi ingressi sono posti in condizione di isolamento dagli altri detenuti, raccomandando di valutare la possibilità di misure alternative di detenzione domiciliare".

Quindi nulla di nuovo. Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti e presidente della Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, esprime la preoccupazione circa una eventuale Fase due. Ovvero "che le tecnologie, entrate di prepotenza in carcere, anche per far fronte all'epidemia di rabbia che rischiava di diffondersi e inquinare le condizioni di vita già difficili - osserva la Favero - ne escano appena si tornerà a un po' di normalità ripristinando i colloqui visivi". La direttrice di Orizzonti non ci sta.

"No, non si deve tornare indietro - spiega sempre la Favero - perché anche in condizioni "normali" i rapporti con le famiglie, le telefonate e i colloqui nel nostro Paese sono veramente una miseria. Abbiamo visto detenuti piangere dopo aver parlato in videochiamata con un genitore che non vedevano da anni, non è pensabile che questa boccata di umanità a costo zero possa finire". Per questo si augura di essere coinvolti, come volontari, in un prossimo confronto tra il Garante nazione e quelli regionali.