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di Caterina Giusberti

La Repubblica, 19 agosto 2026

Un mese fa la morte a Bologna del cittadino marocchino durante un fermo: “Quanto odio contro di noi sui social”. “Perché quei due poliziotti sono tornati in servizio? Loro sono al lavoro ma Abderrahim non c’è più. Anche i volontari della Croce Rossa non hanno fatto nulla per lui. Io chiedo giustizia. Andrò avanti finché respiro”. Khadija Fakir parla anche se le costa fatica, a tratti si commuove. Risponde al telefono dal Marocco, dove pochi giorni fa si è tenuta la commemorazione per il fratello, morto il 19 luglio al Pilastro mentre era a terra, ammanettato, con due poliziotti sopra di lui.

Khadija è passato un mese dalla morte di Abderrhaim, come sta?

“Stiamo tutti male. Tutti piangono e parlano di Abderrahim, amici e parenti. Dimenticare è impossibile, basta aprire il telefono. Sui social ci attaccano dicendo che io e mia nipote vogliamo tre milioni di risarcimenti. Non mi aspettavo tutto questo odio ma non me la prendo: la gente non sa cosa vuol dire. Altre persone ci hanno scritto che sono con noi, che ci sostengono”.

Il video in cui si vedono gli ultimi sei minuti di vita di suo fratello l’ha più rivisto?

“No, io quel video non l’ho mai visto, mi è bastato vedere mio fratello lì a terra, per ore. Ci hanno chiamato alle 12.15, per avvisarci di quello che stava succedendo. Io ero a casa mia a Casalecchio, sono arrivata sulle 12.40”.

Cosa le hanno detto?

“Prima la polizia ci ha riferito che lo avevano trovato morto. Poi sono andati a cercare il ragazzo che aveva fatto il video, chiedendogli di cancellarlo. Ci dicevano di stare calmi, di abbassare la voce, col suo corpo lì davanti. Non lo hanno coperto neanche con un lenzuolo, hanno usato un sacco trasparente. E alla fine lo hanno trascinato via. Io gridavo. Ci hanno fatto stare malissimo e voglio giustizia anche per quello. Quando mi sono sentita male quelli dell’ambulanza venivano a coccolarmi: quello che aveva bisogno però era mio fratello, no? Cosa hanno fatto per aiutarlo? Era un cane? Perché lo hanno legato? E chi era quel ragazzo che li ha aiutati a tenerlo fermo? Anche chi guardava deve essere condannato. Ai soccorritori sarebbe bastato gridare per salvarlo. Invece era legato anche mentre gli prestavano soccorso. I miei figli sono ancora scioccati”.

Loro lo hanno visto il video?

“Sì, anche i più piccoli che hanno undici anni. Quando sono arrivata a casa mi hanno detto: hai visto quello che hanno fatto allo zio? Mia figlia ha disegnato un angelo con una freccia piantata nelle ali. Ha detto: questo è lo zio che ci guarda da lassù e la freccia sono i poliziotti che lo hanno ammazzato. Ditemi voi come stiamo vivendo e come torneranno questi bambini a scuola a settembre. Ma abbiamo fiducia nella giustizia italiana. Al capo della polizia abbiamo chiesto solo che sia tutto trasparente e che la magistratura faccia il suo lavoro. Mio fratello non era un cane, era un essere umano. Come c’è stato un Abderrahim ci potrà essere un Antonio, un Edoardo. Senza quel video come sarebbe finita?”.

Avete capito perché era lì?

“No. Lui non ci ha mai mostrato di avere problemi psichiatrici. Io ho il cancro, forse non voleva preoccuparmi. L’abbiamo saputo tramite altri amici che non ci voleva fare preoccupare, perché io non stavo bene. L’ultima volta che lo avevo visto è stato sabato, in videochiamata. Venerdì aveva preso un caffè con mio marito. Non ci aveva mai parlato di questo suo problema”.

Com’era Abderrahim?

“Una persona molto umana, che aiutava tutti, sorridente, intelligente. Quando sono stata ricoverata ha badato ai miei figli. Ne ho cinque, quattro maschi e una femmina, ed erano tutti molto legati allo zio. Habib, amore, così lo chiamavano i nipoti. Quando mi sono sposata lui e mia mamma sono venuti a stare in casa con me”.

Cosa vuole dire all’Italia?

“Perché quei poliziotti sono tornati in servizio? Mio fratello non era né armato né pericoloso, chiedeva solo aiuto. Perché metterlo a terra con 40 gradi? E spruzzargli lo spray al peperoncino in bocca? Potevano usare il taser o fargli una puntura per calmarlo. Hanno saputo solo ammazzarlo”.

C’è qualcosa che si rimprovera?

“Se me lo avesse detto avrei potuto aiutarlo, sarei stata con lui e non lo avrei mollato mai. Di un infarto te ne fai una ragione. Pensi: l’ha voluto Dio. Ma morire così è terribile. Abderrahim voleva essere seppellito qui vicino a mia mamma, in Marocco. Sono andata a vedere il posto l’altro giorno. Aspetteremo finché non sarà finita l’autopsia. Poi speriamo possa risposare in pace”.