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di Mattia Feltri

La Stampa, 26 novembre 2024

Di recente ho firmato un appello indirizzato ai parlamentari affinché prendano in considerazione l’ipotesi di un provvedimento di clemenza, amnistia o indulto, per liberare le carceri dove sono rinchiuse 62 mila persone, in spazi previsti per 51 mila e oggi sufficienti per 48 mila. Ieri il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha confermato il prevedibile: lui, e dunque si presume l’intera maggioranza di governo, o ampia parte di essa, sono contrari. Sarebbe una resa dello Stato, ha detto Delmastro, che ha promesso di recuperare entro la fine della legislatura i posti mancanti. Ci si può augurare che Delmastro ci riesca, e ci si può chiedere che succederà nel frattempo. Perché quest’anno, e mancano ancora trentacinque giorni alla fine, i suicidi in carcere sono stati 82, e il record è di 84 del 2022; i morti totali, quindi compreso chi è morto per malattia, sono 223, polverizzato il record di 177 del 2002; bisogna poi aggiungere il suicidio di sette guardie carcerarie: l’anno scorso se ne suicidò una soltanto, nel 2022 si suicidarono in cinque.

A me pare che la resa sia quella di uno Stato che costringe alcuni suoi cittadini - colpevoli, presunti tali, innocenti - in condizioni illegali poiché non è in grado di rispettare le leggi che si è dato. Mi pare che la resa sia quella di uno Stato che, pur di non prendere atto delle sue illegalità, lascia che alcuni suoi cittadini - colpevoli, presunti tali, innocenti - si tolgano la vita o la perdano per mancanza di cure. La resa è di uno Stato che non riconosce le proprie responsabilità e il proprio fallimento, di cui peraltro nessuno gli chiederà conto.