di Nadia Ferrigo
La Stampa, 4 aprile 2025
Dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione e roboanti promesse di interventi ancor più duri. Nulla di tutto questo. Il ministro Carlo Nordio oggi si è premurato di dare alle arrabbiate e addolorate donne italiane due pessime ma notevoli notizie. A commento dei barbari e crudeli femminicidi di Ilaria Sula e Sara Campanella dal ministro della Giustizia ci si sarebbe potuti aspettare profondo cordoglio, grave indignazione, roboanti promesse di interventi ancor più duri e capillari e campagne di informazione nelle scuole. Nulla di tutto questo. La prima notizia è la resa dichiarata della legge all’inevitabilità della violenza di genere.
“Il legislatore e la magistratura possono arrivare entro certi limiti a reprimere questi fatti. Abbiamo fatto il possibile sia come attività preventiva per incentivare il codice rosso e accelerare i termini sia nell’aspetto repressivo. Abbiamo addirittura introdotto il reato di femminicidio che ci è costata anche qualche critica” ha dichiarato Nordio a Salerno. Suona un po’ come dire, noi ci abbiamo anche provato. Che poi è quello che è successo a Celeste Palmieri, 56 anni, 5 figli, lo scorso ottobre ammazzata dall’ex marito davanti al supermercato, in pieno giorno. Il braccialetto elettronico c’era, ma non ha funzionato bene. La giustizia ci prova, ma “entro certi limiti”. L’avevamo intuito.
Seconda notizia, la ragione delle morte ammazzate sta in “un’etnia” diversa da quella che Nordio indica come “la nostra”. “Questi fatti, che si radicano probabilmente nell’assoluta mancanza non solo di educazione civica ma anche di rispetto verso le persone, soprattutto per quanto riguarda giovani e adulti di etnie che magari non hanno la nostra sensibilità verso le donne”. Nel suo intervento il ministro Nordio cita la mancanza di educazione civica. Materia obbligatoria dalla storia lunga e tormentata, l’aveva immaginata nel 1958 Aldo Moro, subito sospesa per mancanza di fondi. Da decenni viene ciclicamente riproposta, poi riempita e svuotata di una grande quantità di significati, a seconda dell’opportunità del momento. Dal 2021 è un lungo elenco di grandi temi, da sviluppare a giudizio e secondo risorse variabili e buona volontà degli insegnanti.
Non una parola per l’educazione sessuale e affettiva, chiesta e richiesta negli ultimi vent’anni a fasi alterne da diverse parti della politica, benedetta anche da Papa Francesco, oltre che reclamata ancora e ancora da innumerevoli organizzazioni-associazioni-petizioni della società civile, ma mai trasformata in materia obbligatoria e dal nostro governo affatto presa in considerazione.
Consultando la Treccani l’etnia “in etnologia e antropologia è un aggruppamento umano basato su caratteri culturali e linguistici”. Nel suo linguaggio cosa avrà mai inteso, per “nostra etnia”? La sua, di uomo bianco, 78 anni, nato a Treviso? Dall’inizio dell’anno sono state ammazzate undici donne. La media italiana degli ultimi anni è di un caso ogni due giorni. Le denunce di maltrattamenti e stalking sono in aumento, ma ancora molto lontane dall’erodere la cifra nera, quelle denunce mancate ancora molto diffuse soprattutto nel Sud Italia.
Non vale nemmeno la pena di iniziare la disamina delle etnie dei violenti, degli assassini e degli stupratori, qualsiasi cosa Nordio volesse intendere con la definizione “la nostra etnia”. Ricordiamo che nella stragrande maggioranza dei casi abusi e violenze arrivano dall’ambiente familiare, da persone conosciute o con cui si ha avuto in passato una relazione. Beato il ministro Nordio, che non conosce i numeri né pare ricordare le storie e i volti delle nostre donne: massacrate a mani nude, buttate giù da cavalcavia e balconi, tagliate, violentate, bruciate. Fatte a pezzetti e buttate in valigia e nei boschi e nell’immondizia.
Non ricorda il ministro che è successo a Laura Papadia, Sabrina Baldini Paleni, Jhoanna Nataly Quintanilla Valle e Maria Porunbescu, Eliza Stefania Feru, Cinzia D’Aries e le altre di diversa età, vissuto e pure “etnia”. Che come dice la legge che pur ha provocato a Nordio qualche scocciatura il femminicidio “è commesso da chiunque provochi la morte di una donna per motivi di discriminazione, odio di genere o per ostacolare l’esercizio dei suoi diritti e l’espressione della sua personalità”. Ora sappiamo che per il ministro l’odio di genere può essere solo questione di sfortuna, contro cui nulla può il nostro Stato, e genealogia evidentemente poco sensibile.











