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di Andreina Corso

lavocedivenezia.it, 26 aprile 2023

La fatica del resistere la conoscono le donne e gli uomini vittime di tutte le violenze e ancor più l’hanno incarnata i popoli feriti dalla guerra, dalla ferocia degli uomini, di un uomo, simbolo delle dittature. Quella ferocia e la sua voce potente, entra ancora, oggi, 25 Aprile nei cuori come un improvviso suono d’organo nel silenzio, a ferire le tempie, a dire e a dirci che quel che è accaduto è vero e evidentemente non sufficiente a impedire altre guerre, altre dittature, altre ingiustizie.

Vicine e lontane, ci giungono inascoltate le voci che attraversano i cieli popolando muri di silenzio e di distanza. L’attimo che potrebbe divenire eternità sta nell’intercettare quelle voci, quelle sofferenze, quelle invocazioni e bello e giusto sarebbe se potessero infondere in un uomo, la fiducia verso un suo simile, anche se non uguale. Potrebbe succedere che l’inconoscibile si riveli trasformando la disuguaglianza in uguaglianza, la differenza in sembianza, la paura in complicità.

Puntuale, ogni anno questa data richiama polemiche e scontri che potrebbero essere evitati con elementi di chiarezza e di responsabilità. Un nervo scoperto s’infiamma e si rinnova quel processo di reciproci risentimenti provocati da una guerra civile inferta dalle leggi fasciste verso chi fascista non era e che poi, con il nazismo si è dato alla lotta partigiana, unico modo per salvarsi e salvare tutti quelli non graditi al regime. Unico modo per offrire anche a costo della propria vita, una via di salvezza per tutti. Il 25 Aprile, la Liberazione, la Democrazia, la Costituzione sono la risposta di civiltà anche verso chi non era mosso da questa tensione, o peggio parteggiava per i fascisti. E a guerra finita, quest’ultimi hanno ricevuto in dono la libertà e la pace.

Forse qualcuno avrà cercato di dimenticare, forse l’oblio, dopo tanto odio. Forse qualcuno di ‘loro’ cercava vendetta e ha riparato in una finta quiete mantenendosi però fedele alla sua storia, che ha manifestato, pur in modo diverso, con evidenti segni di discriminazione razziale e di distanza nei confronti di coloro i quali, come ad esempio gli immigrati, sono diventati i nemici invasori da allontanare. Lo spartiacque sta in questo ‘sentire’ le cose della vita, nel coinvolgimento che siamo disposti a mettere a disposizione di chi è più debole e sfortunato: anche questo, ora, si chiama antifascismo.

La voce della Resistenza è un urlo lacerante che raccoglie tutto il dolore inferto da una guerra che è stata anche una guerra civile, con i suoi risvolti strazianti che chiedono, senza pretenderlo, di non essere dimenticati. Sta a noi decidere se vogliamo applicarli quei valori della Costituzione scritti per raccontarci la sacralità di ogni vita umana e del rispetto che le si deve, condizione necessaria ad una Pace vera e possibile, anche se le troppe guerre che oggi offendono i popoli e la terra, ci dicono che il cammino è ancora aspro e impervio.