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di Liana Milella

La Repubblica, 27 dicembre 2022

Gemma Tuccillo: “Non sono buonista, ma dobbiamo tenere conto della loro fragilità. Credo profondamente nel valore della giustizia riparativa”. E sulla dinamica dell’episodio di Milano: “Aspetto la relazione finale per tracciare un quadro chiaro”.

“Non sono certo buonista nei confronti di questo episodio ma, al momento, il sentimento predominante è l’amarezza, nonché la preoccupazione per il disagio per questi nostri ragazzi e per la loro fragilità”. Gemma Tuccillo è il capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità perché i 17 istituti penali per i minorenni, gli Ipm, non dipendono dal Dap, che gestisce 200 penitenziari e 55mila detenuti. Nei 17 Ipm, rispetto a 500 posti disponibili, oggi i ragazzi reclusi sono 374 e dieci le ragazze. Tuccillo arriva in via Arenula scelta dall’ex Guardasigilli, Andrea Orlando, e resta con Alfonso Bonafede e con Marta Cartabia. Dopo 41 anni servizio, di cui 25 destinati proprio alla giustizia minorile, dal 15 gennaio Tuccillo lascia e adesso dice: “Per me è un dolore maggiore lasciare in questa situazione”.

Ha già parlato con il ministro Nordio delle sette evasioni?

“No, non ancora. Ne ho parlato con il capo di gabinetto Alberto Rizzo e con Giuseppe Cacciapuoti, il direttore generale del personale e delle risorse, responsabile dell’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile in ambito penale. E con il sottosegretario Andrea Ostellari”. 

Quando ha saputo delle fughe?

“Nel tardo pomeriggio di ieri, e ho disposto subito che al Beccaria andassero sia il direttore generale, sia i componenti dell’ufficio ispettivo”. 

Come giudica quello che è successo? 

“Per una valutazione esauriente, ho bisogno di elementi in più. In questo momento non mi sento ancora di poter tracciare un quadro lucido e chiaro. Devo leggere prima le relazioni. Nei limiti del possibile, ho cercato subito di far partire gli interventi più urgenti. Grazie al cielo né per il personale, né per i ragazzi ci sono state conseguenze fisiche di rilievo. Abbiamo fatto gli accertamenti per chi aveva inalato del fumo, ma non c’è stato comunque alcun caso preoccupante”. 

Quanti giovani detenuti c’erano al Beccaria?

“Una quarantina. Dalle conversazioni convulse di queste ore, al momento posso dire che tre dei sette evasi sono stati rintracciati, uno è stato riconsegnato dai genitori, per gli altri 4 sono in corso le ricerche. Sette dei ristretti sono stati trasferiti presso altre strutture minorili. E uno di essi - un cosiddetto ‘giovane adulto’, quindi oltre i 18 anni - è stato trasferito in una struttura per adulti”. 

Al momento che idea si è fatta di queste fughe? 

“Premesso che devo capire bene chi sono questi ragazzi, la mia impressione è che gesti come questi sono riconducibili a una fragilità che si mescola a insofferenza, a ribellione e anche alla necessità di affermare un’opposizione verso l’istituzione e fare una prova di forza verso l’istituzione stessa”. 

È stata un’evasione programmata o il frutto di una condizione favorevole?

“Guardi, finché non avrò approfondito chi sono questi ragazzi, non mi sento di dare un giudizio. Con i giovani ho lavorato per trent’anni e prima di poter dare un giudizio compiuto devo capire bene chi sono”. 

È un fatto però che proprio al Beccaria si sia verificato un bruttissimo episodio, il 7 agosto, quando un ragazzino è stato violentato e seviziato in una cella da tre compagni, e dopo che era stata distrutta anche l’infermeria…

“Prontamente, anche in quel caso, è stata disposta un’ispezione straordinaria per fare piena chiarezza sulla vicenda e anche in quel caso sono emersi in piena luce tratti di frustrazione e fragilità oltre che sentimenti di rivendicazione. Per quanto riguarda i ragazzi coinvolti ogni necessario provvedimento è stato adottato”. 

Il ministro Salvini, anche stavolta, ha subito detto la sua, e parla di “episodi violenti”…

“La interrompo. Sarebbe davvero un gran peccato - senza nulla togliere alla gravità del fatto e all’individuazione di ogni eventuale responsabilità - che un sistema come quello minorile venisse travolto. In considerazione delle tante attività che si svolgono quotidianamente all’interno degli Ipm e dei tanti ragazzi che da queste attività hanno tratto le opportunità per una ripresa di vita improntata alla legalità. Non bisogna mai generalizzare, come quando il mancato rientro di un detenuto da un permesso rischia di inficiare un sistema che ha dato buona prova di sé. E colgo l’occasione per ringraziare il personale tutto per l’impegno instancabile profuso sempre e anche in questo ore molto di più”. 

E lei mi dice questo proprio mentre il governo non ha voluto prorogare la misura della semilibertà per circa 700 detenuti che per tre anni, per via delle norme Covid, hanno potuto scontare interamente la pena a casa senza tornare di notte in cella, e senza commettere alcunché, e adesso invece torneranno in galera alla faccia del sovraffollamento... 

“Questa è una scelta politica rispetto alla quale non mi esprimo, confermando che ritengo preziosa ogni sperimentazione che riavvicini il detenuto al contesto di appartenenza”. 

La accuseranno di essere troppo buonista…

“Io credo profondamente nel valore della giustizia riparativa e nell’importanza di non creare un divario troppo profondo tra un periodo di isolamento, spesso anche molto lungo, e il ritorno alla piena libertà. Ferma restando l’importanza di ogni esigenza cautelare per la sicurezza della collettività”. 

Da Milano descrivono il Beccaria come un carcere che da anni ha le transenne intorno, quindi quasi un invito alla fuga..

“Non mi sentirei sinceramente di dirlo. Il Beccaria ha lavori in corso, che peraltro sono ripresi qualche giorno fa, proprio ai fini di migliorare e ampliare la struttura. Lavori che hanno avuto tanti rallentamenti, con sollecitazioni continue perché venissero riavviati. Le transenne ci sono da prim’ancora che io arrivassi, quindi al momento non riesco a legare la fuga alla loro presenza. Solo gli accertamenti ce lo potranno dire”. 

Ma è vero che anche al Beccaria, come in altri istituti minorili, non c’è un direttore fisso ma solo dei facenti funzione?

“Questo è vero. Ma bisogna aggiungere che, proprio per la consapevolezza di quanto sia importante una direzione stabile per gli istituti penali, è stato istituito un ruolo specifico per i dirigenti penitenziari minorili, una carriera ad hoc, per cui è già stato espletato il concorso e i futuri direttori degli istituti minorili entreranno in funzione nel corso del prossimo anno”. 

Quando l’allora giudice costituzionale Giuliano Amato, nell’ottobre del 2018, ha visitato il carcere minorile di Nisida, nell’ambito del Viaggio della Corte nelle carceri, quell’istituto è stato portato ad esempio per i risultati ottenuti. Adesso, dopo l’evasione del Beccaria, non si rischia di criminalizzare tutti i detenuti più giovani?

“È proprio questo il rischio che bisogna evitare. Perché i ragazzi devono sentire la presenza delle istituzioni come incentivo a recuperare il senso di responsabilità e il desiderio di un rientro nel contesto di appartenenza che non li veda portatori di stimmate che spesso può indurli a sbagliare ancora”.