di Cristina Lazzati*
La Repubblica, 24 marzo 2025
I paesi dell’Europa del Nord dominano la classifica della felicità, con la Finlandia al primo posto. L’Italia si piazza in 40° posizione: la sfiducia nelle istituzioni pesa molto sul benessere. I dati del “World Happiness Report 2025”. La felicità è meno individuale di quanto sembri: passa dalla tavola, dal portafoglio restituito al proprietario e, soprattutto, dalla certezza che, in caso di bisogno, qualcuno sarà al nostro fianco. A rivelarlo è il “World Happiness Report 2025”, curato da Helliwell, Layard, Sachs e altri studiosi, che quest’anno esplora come la generosità e la condivisione incidano sulla felicità personale e collettiva.
Gentilezza, più potente del Pil - Nel laboratorio globale della felicità, le nazioni che si distinguono non sono solo quelle con il Pil più elevato o la sanità migliore, ma soprattutto quelle in cui la gentilezza quotidiana è norma sociale. La ricerca mostra come piccoli gesti, dal donare al volontariato, influenzino positivamente il benessere. Curiosamente, però, tendiamo a sottovalutare la bontà altrui: è stato dimostrato che la restituzione di un portafoglio smarrito è molto più frequente di quanto immaginino le persone, e rappresenta un indicatore semplice ma estremamente efficace della fiducia sociale e della benevolenza spontanea all’interno di una comunità. È un atto che implica altruismo, onestà e fiducia reciproca, elementi fondamentali per il benessere psicologico e sociale di una società. In particolare, nelle nazioni nordiche, il tasso di restituzione effettivo dei portafogli supera largamente le aspettative comuni. Una “sorpresa positiva” che migliora il benessere quando ne siamo consapevoli.
La tavola, epicentro della felicità - Condivisione è anche mangiare insieme. Più si è seduti attorno alla stessa tavola, più ci si sente felici. Un segnale forte in un mondo sempre più abituato ai pasti solitari. Il report indica infatti una chiara correlazione tra il numero di pasti condivisi e livelli più elevati di soddisfazione personale. Negli Usa, ad esempio, il 25% delle persone consuma da solo tutti i pasti del giorno, registrando così livelli inferiori di felicità. Al contrario, paesi come Senegal, Gambia e Islanda si distinguono per la frequenza con cui le persone condividono i pasti (circa 11 pasti a settimana), mostrando livelli elevati di benessere emotivo.
Nordici, ancora campioni - Non sorprende che i paesi nordici dominino la classifica della felicità, con la Finlandia al primo posto, seguita da Danimarca, Islanda e Svezia. La ricetta? Fiducia, libertà personale, bassi livelli di corruzione e generosità diffusa. Qui restituire il portafoglio smarrito non è l’eccezione, ma la regola. La Finlandia, in particolare, conferma da anni il suo primato grazie a un sistema sociale equo, a un forte senso di comunità e a un’istruzione accessibile e di qualità.
Interessanti, invece, i dati dei paesi occidentali che, nonostante un alto tenore di vita, mostrano segnali di flessione. Gli Stati Uniti si classificano 24°, penalizzati da crescenti livelli di solitudine e da una forte disuguaglianza nella distribuzione della felicità tra gruppi sociali differenti. Francia (33°) e Spagna (38°) risentono di sfide legate a un crescente senso di precarietà economica e sociale, che indebolisce la percezione di libertà personale e sicurezza.
Un discorso a parte meritano Cina e Russia. La Cina, in posizione 68°, vede nella felicità un fronte aperto da questioni quali un altissimo livello di stress lavorativo, forti pressioni sociali e una crescente percezione di isolamento personale, nonostante l’impressionante crescita economica. La Russia, invece, si colloca al 66°, risentendo pesantemente della sfiducia nelle istituzioni e della percezione diffusa di corruzione, elementi che penalizzano significativamente il benessere emotivo della popolazione.
E l’Italia? Tra socialità e sfiducia istituzionale - L’Italia si posiziona 40° in classifica, un piazzamento che rivela le sue contraddizioni. Gli italiani mostrano elevati livelli di socialità e condivisione, con circa 7 pasti condivisi in media a settimana, un dato che conferma il ruolo centrale delle relazioni familiari e amicali nella cultura italiana. Tuttavia, la sfiducia nelle istituzioni pesa molto sul benessere: circa il 60% degli italiani percepisce alti livelli di corruzione nel proprio Paese e la fiducia nella capacità delle istituzioni di restituire oggetti smarriti è tra le più basse d’Europa. L’Italia si trova infatti solo al 100° posto per la fiducia che uno sconosciuto restituisca un portafoglio smarrito e al 121° per quanto riguarda l’attività di volontariato. Anche la libertà percepita di poter prendere decisioni importanti per la propria vita risulta inferiore alla media europea, contribuendo ad abbassare la percezione complessiva della qualità della vita. Il paese sembra quindi diviso tra un elevato senso di comunità nelle relazioni personali e una profonda disillusione nei confronti delle istituzioni pubbliche.
Perché la felicità è anche un investimento economico - Investire nella felicità non è solo una questione morale, ma rappresenta anche una strategia economica efficace. Una popolazione più felice è infatti più produttiva e innovativa, generando valore aggiunto e stimolando la competitività delle imprese. Inoltre, i costi sanitari diminuiscono notevolmente quando il benessere psicologico e fisico è elevato, con meno assenze per malattia e minori spese per l’assistenza sanitaria pubblica. Anche la criminalità cala in modo significativo, riducendo così i costi legati alla sicurezza, alla giustizia e al sistema carcerario. Non ultimo, una società più felice attrae talenti e investimenti internazionali, grazie a una maggiore stabilità politica e sociale, creando un circolo virtuoso di sviluppo sostenibile e prosperità economica.
Prendersi cura degli altri conviene a tutti - Un altro dato emerso con forza è che i comportamenti prosociali riducono non solo la tristezza individuale, ma anche quella collettiva, inclusi fenomeni estremi come le morti per disperazione. Secondo il report, per comportamenti prosociali si intendono azioni volontarie orientate al beneficio degli altri, come donazioni, volontariato, aiuto ai vicini, assistenza ai più vulnerabili e anche semplici gesti quotidiani di gentilezza e cortesia. Queste azioni creano reti sociali più forti, aumentano il senso di comunità e riducono significativamente la solitudine e l’isolamento.
Chi aiuta e chi riceve aiuto vive meglio, soprattutto se la motivazione è genuina, libera da obblighi e se l’impatto del gesto è visibile. Infatti, la ricerca evidenzia che quando si percepisce chiaramente come il proprio gesto abbia migliorato la vita di qualcun altro, il benessere personale aumenta ulteriormente. Le società con alti livelli di comportamenti prosociali mostrano inoltre una distribuzione più equa della felicità, in quanto l’aiuto reciproco riduce le differenze sociali ed economiche, generando una spirale virtuosa di fiducia, solidarietà e soddisfazione personale e collettiva.
Conclusione: felicità bene comune - In sintesi, il “World Happiness Report 2025” ci offre una preziosa lezione: coltivare la gentilezza e la condivisione non è solo eticamente auspicabile, è anche pragmaticamente vantaggioso. Per l’Italia, un’opportunità per riscoprire che la felicità passa anche dal creare istituzioni degne della fiducia e dal ricordare che prendersi cura degli altri, in fondo, significa prendersi cura di sé stessi.
*Direttore di Markup e Gdoweek











