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di Valeria Valente*

Il Dubbio, 17 novembre 2025

Le città italiane sono più insicure, anche se al governo c’è il centrodestra da ormai tre anni, che ha fatto della sicurezza, nella teoria, il suo cavallo di battaglia. Secondo la banca dati interforze del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, nel 2024 i reati hanno fatto registrare un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente, con un incremento ancora più rilevante (+3,84%) della microcriminalità di strada, come le rapine ma anche la violenza sessuale (+7,5%) e i furti, anche in appartamento (+4,9%). Roma, Milano e Firenze occupano il podio del nuovo indice della criminalità del Sole 24 ore, perché è nelle prime tre grandi città italiane che si concentra il 23,5% dei 2,38 milioni di illeciti rilevati. È dunque allarme sicurezza, come farebbe pensare il discorso pubblico dell’Esecutivo Meloni e soprattutto il suo continuo ricorso a nuove fattispecie penali?

In realtà, a ben guardare, se da un lato si conferma una crescita dei reati, già iniziata a partire dalla fase post Covid e in coerenza con una situazione di criticità economica e sociale, i valori restano lontani da quelli di 10 anni fa (-15% rispetto al 2014). Una fotografia variegata, dunque, che ci dà ragione, come Pd, di un atteggiamento di maggiore cautela, ma che conferma che le ricette del governo della destra sono totalmente inefficaci. La sicurezza è importante per i cittadini, è il presupposto per l’esercizio delle libertà fondamentali. Ma non si produce sicurezza, come fa la destra, ricorrendo a nuovi reati mentre si continua a parlare “alla pancia” del Paese e a soffiare sul fuoco delle incertezze e delle paure dei cittadini, senza però mettere in campo politiche efficaci e risorse.

A fronte di vari provvedimenti sulla sicurezza, culminati con il celebre decreto, convertito nella legge 80/2025, che ha istituito ben 14 nuove fattispecie di reato e 9 aggravanti, anche con profili discutibili e di varia inumanità, con il governo Meloni le risorse per il comparto sono progressivamente diminuite. Come abbiamo rilevato come Pd nella Commissione Affari costituzionali del Senato in un parere alla manovra 2026, le misure adottate dal governo sono largamente insufficienti per consentire alle forze del comparto sicurezza di disporre dei mezzi e del personale necessari per poter svolgere un’effettiva attività di prevenzione e di tutela della sicurezza dei cittadini.

Viene garantito almeno il turn over al 100% dei pensionati, ma i carichi di lavoro e la carenza di personale e mezzi rimangono gravi. In particolare le forze di Polizia lamentano un deficit dell’organico generale che si aggira attorno al 10% e ancora maggiore del personale sanitario, tecnico e dei ruoli intermedi, con un fabbisogno di risorse umane stimato in 12 mila allievi agenti, 2000 vice ispettori e 100 medici nel triennio. Non solo. A questo si aggiunge una miopia che possiamo definire storica del centrodestra, che riesce a produrre risposte solo securitarie senza considerare l’enorme ruolo della prevenzione, che in questo settore si gioca soprattutto sulla capacità delle città di includere, integrare, anche attraverso l’urbanista socialmente sostenibile, generare opportunità di occupazione, formazione ed educazione, cultura, sport, soprattutto nell’attuale difficile congiuntura economica. La lotta alla baby gang in crescita si combatte, specie nei grandi centri urbani, anche con interventi di questo tipo.

Voci di spesa sulle quali però l’Anci continua a lamentare tagli ai Comuni, confermati dalla nuova legge di Bilancio in discussione al Senato. Come ha sottolineato il presidente Gaetano Manfredi all’assemblea annuale, le tre grandi priorità dei centri urbani trascurate dalla manovra sono il welfare locale e l’assistenza agli studenti disabili, la sicurezza sui cui servono anche risorse per assumere i vigili urbani e la casa, a partire dal sostegno agli affitti per le famiglie in difficoltà. Tutto questo nell’ambito di una manovra finanziaria che non stanzia fondi sufficienti per la sanità, per il welfare, per il caro affitti, per il sostegno economico e sociale dei cittadini e delle famiglie meno abbienti, alle prese con difficoltà che creano emarginazione, non solo per i migranti ma anche per gli italiani.

È proprio dal disagio sociale che può nascere l’insicurezza, sia reale che percepita. Ma con tutta evidenza la destra considera irrilevante il concreto miglioramento delle condizioni di vita delle persone, nelle città, perché costoso da affrontare, mentre gli interventi sul codice penale assicurano una risonanza mediatica a invarianza di spesa. Proprio per questi motivi il Pd ha dedicato la due giorni a Bologna “Città democratiche e progressiste”, con la segretaria Elly Schlein, ai sindaci e alle amministrazioni locali, per parlare soprattutto di sicurezza e ordine pubblico. La sicurezza non si garantisce alle cittadine e ai cittadini promulgando nuove leggi penali e cavalcando lo scontro sociale, ma con l’inclusione sociale, il presidio del territorio, la prossimità dei servizi, la vivibilità delle città.

*Senatrice del Partito Democratico