di Alice Oliverio
Il Manifesto, 29 luglio 2026
Non sia la polizia a indagare sulla morte di Abderrahim Fakir, avvenuta dieci giorni fa a Bologna durante un’operazione di “contenimento” da parte di due agenti di polizia, sotto gli occhi di quattro sanitari pure presenti sul posto. L’avvocato della famiglia della vittima, Fabio Anselmo, lo chiede dall’inizio. Il presupposto della richiesta, scrive il legale in un post pubblicato sui social, è che “la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 15 gennaio 2025 ha ribadito un principio fondamentale: quando appartenenti alle Istituzioni o alle forze dell’ordine sono coinvolti nei fatti oggetto di accertamento, le indagini devono essere condotte da autorità realmente indipendenti, prive di legami gerarchici o operativi con gli agenti interessati”.
La richiesta, prosegue Anselmo, “nasce anche dalle fortissime pressioni politiche esercitate sulla questura di Bologna. Ministri ed esponenti della maggioranza si sono recati proprio negli uffici incaricati delle indagini, proclamando pubblicamente l’innocenza degli agenti quando gli accertamenti erano appena iniziati”. Tutto questo, peraltro, “senza manifestare la minima solidarietà umana nei confronti di Fakir e della sua famiglia e contribuendo a creare un clima incompatibile con la serenità che dovrebbe accompagnare un’inchiesta delicata”.
Intanto, sempre ieri, in questura a Bologna si è presentato il capo della polizia Vittorio Pisani, per incontrare i sindacati di polizia. “Il segnale e le parole sono quelle di stare vicino al personale, di mantenere la calma, di avere equilibrio e, soprattutto, di avere spirito di sacrificio e di abnegazione in questi momenti - fa sapere in proposito il segretario locale del Siulp Pasquale Palma -.Quindi, il messaggio è quello che condividiamo: in questo momento dobbiamo fare un fronte unico con tutti, ma per avere la giusta vicinanza anche del contesto sociale, perché noi crediamo fortemente che la violenza generi violenza”. Fuori dalla questura, insieme a fotografi e cronisti, c’erano anche Yosra Fakir e Khadija Fakir, la sorella e la nipote della vittima. Anche loro hanno incontrato Pisani. E professano ottimismo: “Adesso siamo più fiduciose”, hanno detto a margine.
Sul fronte dell’inchiesta, a procura di Bologna ha disposto un accertamento irripetibile sul cellulare di Fakir. La consulenza tecnica, per sbloccare il telefono e recuperare i dati, verrà affidata domattina all’ingegnere informatico Giuseppe Ferraro. Il difensore dei due poliziotti iscritti nel registro preliminare 45 bis, Gabriele Bordoni, e quello dei quattro volontari della Croce Rossa, Mario Simoni, potranno nominare un consulente di parte, così come il legale dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo. Bordoni, sempre domani, chiederà alla procura di valutare di estendere l’elaborazione del proprio consulente anche all’estrazione di tutti i video che sono stati acquisiti dalla Procura, anche per migliorarne la qualità e l’audio.










