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di Michele Di Branco


Il Messaggero, 24 aprile 2021

 

Un piatto da 2,3 miliardi di euro per accorciare i tempi dei processi e rendere più digeribile la giustizia in Italia. Il governo punta a riformare profondamente la macchina penale, civile e tributaria intervenendo anche sull'ordinamento e sul Csm.

"Gli ostacoli agli investimenti risiedono anche nella complessità e nella lentezza della Giustizia, che mina la competitività delle imprese e la propensione a investire", si legge nel Pnrr. Serve un intervento energico, come ha chiesto l'Europa sulla base di numeri chiarissimi. Ad esempio: in Cassazione 1.266 giorni sono il tempo medio per chiudere un caso nel civile contro un tempo medio, in Europa, di 207 giorni.

Quanto al primo grado di un processo, in Italia servono 527 giorni contro 122 in Europa: quasi un quinto. Si punta a fare presto, entro settembre di quest'anno è prevista l'approvazione delle riforme dei processi civili e penali e i relativi decreti attuativi dovranno avere l'ok entro settembre 2022. L'impatto sulla durata dei procedimenti - viene calcolato nel Recovery Plan - "potrebbe stimarsi alla fine del 2024".

Per la giustizia tributaria, invece, si prevede che la riforma possa essere approvata entro il 2022. Quanto agli interventi sul Csm (è in vista una riforma del sistema elettorale) e sull'ordinamento giudiziario, nel documento si ricorda che il termine dei lavori della Commissione di studio costituita in via Arenula dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia è fissato al 15 maggio prossimo. Ambiziosi gli obiettivi. "Le azioni pianificate nel Piano - scrivono i tecnici - si tradurranno in un incremento della produttività degli uffici giudiziari con l'obiettivo di abbattere la durata media dei processi civili di più del 40% e dei processi penali di circa il 10%".

Massiccio il piano di rafforzamento delle piante organiche. Gli investimenti serviranno ad assumere, con contratto triennale, circa 1.600 giovani laureati, 750 diplomati specializzati e 3 mila diplomati che andranno a costituire lo staff amministrativo e tecnico a supporto degli uffici giudiziari. Previsto anche il reclutamento, con contratti a tempo determinato, di 16.500 laureati in legge, economia e commercio e scienze politiche che formeranno lo staff dell'Ufficio del Processo. Prevista inoltre la costituzione di una task force di 1.500 esperti presso il ministero della Giustizia con il compito di gestire le nuove risorse.

Come si interverrà nel concreto per riformare i processi? Un quadro più chiaro si avrà quando, entro fine mese, la ministra Cartabia tirerà le somme dei lavori delle Commissioni parlamentari. Appare comunque probabile che la giustizia civile non sarà ridisegnata da zero, ma con interventi mirati a cancellare ciò che provoca le maggiori disfunzioni. Via le udienze superflue, meno casi in cui a decidere è un collegio di giudici, filtri per le impugnazioni e ricorso a udienze da remoto, anche a fine emergenza. Si potenzieranno gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie e si rafforzerà la tutela del creditore.

Più incisivo il disegno sul sistema penale. Si ipotizzano maggiori interventi: deposito telematico di atti e notificazioni; nuovi termini di durata delle indagini preliminari; semplificazione dei giudizi; ampliamento della inappellabilità delle sentenze. Si interverrà anche a monte, introducendo la possibilità di estinguere alcuni reati con condotte riparatorie a tutela delle vittime e ampliando i casi in cui non si procede per particolare tenuità del fatto.