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di Liana Milella

La Repubblica, 20 maggio 2022

Riunione a palazzo Madama con la Guardasigilli Cartabia e i capigruppo. Il testo all’esame dopo il voto sui referendum sulla giustizia e amministrative. La riforma del Csm - per quella che ci si augura potrà essere l’ultima lettura - andrà in Aula al Senato il 14 giugno. Quindi dopo il voto sui referendum sulla giustizia di domenica 12 giugno, in accoppiata con il voto amministrativo.

Una “piccola” vittoria della Lega che certo non gradiva, e non lo ha neppure nascosto, un voto finale che precedesse i referendum tra cui un paio - presenza degli avvocati nei consigli giudiziari e le 25 firme eliminate per presentare una candidatura come togato al Csm - avrebbero ulteriormente svuotato i cinque quesiti. E cioè la cancellazione della legge Severino sull’incadidabilità a un incarico politico per chi viene condannato penalmente, la stretta sulla custodia cautelare, una definitiva separazione delle carriere tra giudice e pm.

A deciderlo a mezzogiorno è stata una riunione a palazzo Madama con la ministra della Giustizia Marta Cartabia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, e i capigruppo delle singole forze politiche. Presente anche il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto che, in commissione Giustizia, sta seguendo i lavori sul disegno di legge.

In commissione Giustizia, dopo una breve serie di audizioni, per le 19 del 23 maggio è prevista la scadenza per presentare emendamenti al testo. Ma ovviamente Cartabia preme perché nulla venga cambiato. L’elezione del nuovo Csm è alle porte - nel 2018 si votò per i togati nella prima settimana di luglio - ed è quindi urgentissimo approvare la nuova legge elettorale. Un maggioritario binominale, con uno spazio proporzionale.

Durante la riunione con Cartabia e D’Incà, comunque, non sono emersi toni belligeranti da parte della Lega e di Italia viva, i due partiti della maggioranza più critici verso la riforma. I renziani, dopo la battaglia contro la legge del deputato e tuttora magistrato Cosimo Maria Ferri, alla Camera si sono astenuti. Mentre la Lega, con la responsabile Giustizia Giulia Bongiorno, ha criticato il testo e detto espressamente che al Senato l’intenzione del partito di Salvini era quello di cambiare gli aspetti più insoddisfacenti.

Da qui anche il testo affidato al presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari, che ha proceduto con le audizioni e il via libera agli emendamenti. Ma stamattina invece il clima è apparso più disteso. Tutti sanno bene del resto che il presidente della Repubblica, nonché dello stesso Csm, Sergio Mattarella non accetterebbe alcuna proroga dell’attuale Consiglio. Quindi una terza lettura del testo alla Camera sarebbe del tutto improponibile. Se la riforma passa a metà giugno ci dovrebbe essere il tempo sufficiente per eleggere i 20 togati del futuro Csm con le nuove regole entro luglio. Mentre le Camere riunite devono scegliere i 10 componenti laici.