di Giulia Merlo
Il Domani, 26 marzo 2022
La riforma dell’ordinamento giudiziario, che sembrava aver superato le maggiori resistenze con l’approvazione in consiglio dei ministri dell’emendamento ministeriale, invece è di nuovo bloccata e il suo approdo in aula alla Camera è slittato l’11 aprile.
La riforma doveva arrivare in aula a Montecitorio il 28 di marzo ma il presidente della commissione, Mario Perantoni, ha indicato la nuova data: l’11 aprile. Impossibile, prima di allora, recepire il parere del governo sui subemendamenti presentati, che anche dopo il taglio sono rimstati 250. Il tempo, però, è sempre più stretto: la riforma va approvata entro metà maggio, in modo da rispettare la richiesta del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di eleggere con la nuova legge il prossimo Csm.
La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha aperto a ragionare su tutta la riforma, ma con tre paletti su emendamenti che “sollevano dubbi costituzionali”: il sorteggio temperato per eleggere il Csm, la responsabilità civile diretta dei magistrati e il divieto dei parlamentari di diventare membri togati del Csm.
Il Csm si spacca sulla riforma - A rendere ancora più problematica l’approvazione della riforma dell’ordinamento giudiziario, arriva anche il parere del Csm. Il testo, molto critico sulla riforma, è stato approvato in commissione all’unanimità ma ha spaccato il plenum, che ha rinviato due volte il voto. Alla fine, il Csm ha votato per parti separate il parere, approvando ogni capitolo ma la divisione interna è stata netta.
In particolare, quella tra la componente laica e togata, con i laici che hanno votato contro o sisono astenuti su diversi capitoli. La sintesi delle critiche è quella che il ddl, per come è formulato, “mette in discussione l’indipendenza della magistratura”: in particolare con le norme disciplinari sui rapporti tra pm e stampa e la norma che affida al ministro della Giustizia la definizione dei collegi per l’elezione del Csm.
Inoltre, il Csm chiude alla presenza dell’avvocatura, con il voto dei laici nei consigli giudiziari sulle valutazioni di professionalità dei magistrati, da cui dipendono gli avanzamenti di carriera. Contrarietà anche per le cosiddette “pagelle”, cioè un sistema di valutazione del lavoro graduato in discreto, buono, ottimo, perché “potrebbe finire per stimolare quel carrierismo che la riforma vorrebbe invece eliminare”.
Visto il testa a testa nei voti del plenum, è stato sottolineato come anche il vicepresidente David Ermini si sia espresso, votando a favore della relazione critica nel voto decisivo in merito al sistema elettorale per eleggere il Csm: il suo voto è stato decisivo nello stallo con 13 voti favorevoli e 13 contrari.










