di Liana Milella
La Repubblica, 8 aprile 2022
Ferri sbatte la porta in faccia e minaccia di non ritirare gli emendamenti di Italia viva. La legge elettorale potrebbe essere quella indicata dalla Lega, il sorteggio dei collegi in chiave anti correnti. Resta l’illecito disciplinare per chi viola la presunzione d’innocenza.
E si chiudono, quasi del tutto, anche le “porte girevoli” tra giudice e pubblico ministero. Per dirla tecnicamente, le funzioni di pm e di giudice saranno decisamente distanti. Si potrà passare solo una volta - anziché le quattro di oggi - da una funzione all’altra. Non è la separazione delle carriere, chiesta dal centrodestra, ma poco ci manca. E manca ancora un solo dettaglio per chiudere l’accordo nella maggioranza, stabilire se l’unico passaggio rimasto si potrà fare subito (lo vuole Costa di Azione), oppure nei primi dieci anni (il Pd), o ancora, come mette sul tavolo il M5S, debba essere una sorta di “gettone” da poter spendere lungo l’intera vita professionale della toga. Certo non è per niente una soluzione che piacerà ai giudici, sulla quale sono intenzionati a dare battaglia.
Il tavolo della giustizia potrebbe chiudersi oggi. E il bottino, tra politica e magistratura, potrebbe attestarsi sul fifty-fifty. L’ultima parola potrebbe essere messa in giornata, con il sesto vertice tra la ministra Cartabia e i partiti della maggioranza. A partire dalle 10 alla Camera. A parte Cosimo Maria Ferri che, a nome di Italia viva, ieri se n’è andato via dalla riunione sbattendo la porta e minacciando di spaccare la maggioranza, gli altri sono d’accordo ad andare avanti. Ma Ferri punta i piedi: “Noi non ritiriamo i nostri emendamenti, anzi vogliamo che siano votati in commissione” ha detto andando via.
Ma se oggi cade l’ultimo tabu - la legge elettorale per eleggere a luglio, i togati del Csm - la legge va in commissione per un rush da lunedì prossimo, e il 19 è in aula, come da programma. La maggioranza - tranne Iv - ieri ha sottoscritto un patto sugli emendamenti, e cioè che non si votano se non è stato raggiunto un accordo preventivo.
E anche sulla legge elettorale potrebbe vincere la proposta di Giulia Bongiorno, la responsabile Giustizia della Lega, che ipotizza “il sorteggio dei collegi”, un meccanismo complesso per rendere impossibili gli accordi delle correnti. La legge, assai complicata tecnicamente, prevede sei colleghi nazionali i cui concorrenti sarebbero una parte fissa, e l’altra raggiunta all’ultimo momento scegliendo tra piccoli e piccolissimi collegi., accoppiando con sorteggio i piccoli collegi al premio sei grandi individuata.
E qui scatta un piccolo “mercato” degli emendamenti. Il gruppo che ottiene un suo progetto, è disposto a cedere su un altro. Costa, per esempio, in cambio dell’effettiva separazione delle funzioni e della garanzia che non si tornerà indietro sulla presunzione d’innocenza, ha deciso di mantenere l’illecito disciplinare in caso di violazione, accetta di soprassedere sulla responsabilità civile diretta dei magistrati.
Anche sulle “porte girevoli” l’intesa è chiusa. Come chiedeva il Pd, gli amministratori locali che restano in carica solo un anno, potranno tornare in carriera. Anche i capi di gabinetto rimettono la toga se il loro incarico è durato meno di un anno. Cartabia ieri, alla fine del vertice, si è limitata a dire “stiamo andando avanti”. Ma ormai il compromesso nella maggioranza sembra decollato. Mentre i magistrati s’interrogano sui punti negativi, dal “fascicolo” del giudice, al sostanziale blocco delle carriere, all’ingessature delle carriere di pm e di giudice.









