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di Gianni Macheda


Italia Oggi, 6 settembre 2019

 

Olivero Diliberto, ministro della giustizia tra il 1998 e il 2000, disse un giorno: "Avrei dovuto usare più coraggio per risolvere le lungaggini dei processi civili. Le resistenze erano forti. L'ambiente giudiziario, destra o sinistra, è molto conservatore".

Piero Fassino, che occupò quella poltrona dal 26 aprile 2000 all'11 giugno 2001, ci mise il carico, affermando che servirebbero "leggi più chiare, processi più brevi, sentenze e pene più effi caci, una giustizia amica".

Un problema evidentemente molto sentito anche dall'altra parte politica se Roberto Castelli guardasigilli tra il 2001 e il 2006, giurò che "abbreviare il tempo dei processi e, conseguentemente diminuire il debito pubblico giudiziario, è stato ed è obiettivo sempre perseguito dal governo". Forse non perseguito con la giusta determinazione.

Clemente Mastella, a Via Arenula tra il 2006 e il 2008, confessò che "C'è, prima di tutto, la scarsa capacità di esaurire in tempi rapidi i procedimenti, che nella sensibilità collettiva e delle forze politiche costituisce un problema da soddisfare in via prioritaria". Ingarbugliato, da perfetto Dc. Ma la parolina "prioritaria" stava lì, quasi a ispirare Angelino Alfano, ministro della giustizia dal 2008 al 2011. Che infatti lanciò "Un piano di digitalizzazione per ridurre i tempi del processo e dell'erogazione dei servizi accessori".

Ma niente, questi tempi non si riducevano. Eppure Paola Severino, a capo del dicastero dal 2011 al 2013, ci si era impegnata a fondo e scommise su "Processi civili più brevi col fi ltro. Dureranno poco più di 2 anni". Due anni? Forte. Peccato che qualche mese dopo la guardasigilli Annamaria Cancellieri ricordasse a tutti che "La priorità è ridurre i tempi dei processi".

Punto e a capo. Dunque? Andrea Orlando, ministro della giustizia tra il 2014 e il 2018, un'idea la ebbe: "Disincentivare le cause temerarie, così da garantire processi più rapidi". Facile a dirsi. E allora Alfonso Bonafede, ministro nel primo governo Conte, pensò di affi darsi alla preghiera: "Vogliamo solo ridurre i tempi dei processi", tipo "aiutateci, per favore". Tranquillo, sei ancora a cavallo.

C'è il Conte 2 che nelle famose quattro paginette programmatiche afferma risolutamente: "Occorre rendere più effi ciente il sistema della giustizia civile, penale e tributaria, anche attraverso una drastica riduzione dei tempi".

Più di vent'anni sono passati tra Diliberto e Bonafede bis e il problema resta sempre quello: ridurre i tempi dei processi. Ma questi tempi non si riducono. Le cause continueranno a durare dieci anni e la gente a farsi venire gli infarti appresso a giudici e avvocati. Unica consolazione: sapremo sempre in anticipo cosa metterà il nuovo guardasigilli tra le priorità delle cose da fare.