di Davide Bianchini
reggionline.com, 4 novembre 2019
Colpi di piccone al giusto processo e al diritto di imputati e vittime di reati ad avere giustizia in tempi ragionevoli. E' davvero giusto un processo che può non finire mai? Rispetta il principio della presunzione di innocenza? E rispetta il diritto della vittima di un reato ad avere giustizia in tempi ragionevoli? No. E non è una solo una questione di carte (costituzionale in primis) o di filosofia tra togati e giuristi.
Dall'1 gennaio 2020 entrerà in vigore la riforma della prescrizione. Cosa prevede? Spiegato a pane e salame, dopo la sentenza di primo grado - anche di assoluzione - la prescrizione non ci sarà più. Il processo potrà durare in eterno. L'imputato, anche quando assolto in primo grado, sarà ostaggio della giustizia. Per dirla invece come quelli che parlano bene, la riforma prevede l'interruzione dei termini di prescrizione. Insomma, si va verso l'ergastolo processuale.
Il testo è contenuto nella cosiddetta legge spazza-corrotti, di anima e impronta grillina, colpevolmente tollerata dalla Lega in tempi di matrimonio ancora felice. A onor del vero, il Carroccio fece pressioni per rinviare di un anno l'entrata in vigore del provvedimento, ma nulla più. Questa riforma è uno dei "regali" del primo Governo Conte. La speranza è che il Conte bis possa porvi rimedio, magari su impulso democratico, anche se al momento il tema è lontano dal dibattito dell'attualità politica romana.
I rapporti tra le due anime dell'attuale esecutivo viaggiano su equilibri instabili, anche alla luce del verdetto elettorale in Umbria. Nel Movimento 5 Stelle la leadership di Luigi Di Maio è sempre meno salda. In casa Pd il consumato abbandono del tetto coniugale da parte di Renzi non ha ancora presentato il conto definitivo. Insomma, difficilmente gli alleati cercheranno nuovi motivi di scontro.
Di certo la legge, almeno per quanto riguarda la prescrizione, fallirà i suoi obiettivi. Studiata per inchiodare i criminali più scaltri, che sono abituati a surfare tra rinvii e burocrazia per allungare i tempi dei processi e farla franca, la riforma finirà per colpire la maggioranza degli indagati e degli imputati, e in una certa misura anche le vittime.
Era davvero necessario intervenire sulla prescrizione? Codice alla mano, la legge offre già a magistratura inquirente e giudicante tempi ampissimi per lavorare, soprattutto per quanto riguarda i reati gravi.
Un Paese civile si dimostra tale quando riesce ad affrontare i problemi e a risolverli. Se parliamo di giustizia, quando riesce a punire i colpevoli, e quando riesce a farlo in tempi rapidi. La riforma terrà ostaggio i cittadini perbene, che siano imputati o vittime in attesa di vedere riconosciute le loro ragioni, e consentirà comunque ai professionisti del rinvio di rimandare all'infinito l'appuntamento con la cella. La giustizia è un malato grave. E' davvero questa la medicina?










