di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 4 giugno 2021
I tempi aspetto decisivo nell'esame della Camera: emendamenti al più presto. No al derby tra garantisti e giustizialisti. Sì invece a una sana dialettica che permette di fare passi avanti. Lo ha sostenuto ieri la ministra della Giustizia Marta Cartabia, intervenendo alla presentazione del libro di Luciano Violante "Insegna Creonte".
Indicazione di metodo, che diventa però anche sostanza, nei giorni in cui Cartabia con fatica prova a individuare un punto di equilibrio sulla riforma del processo penale. Dove la necessità è di arrivare alla presentazione degli emendamenti alla Camera in tempi rapidi. Anche perché, si fa notare a Montecitorio, la dialettica ha anche bisogno di tempo per poter dare frutti.
E il timore, neppure troppo velato, è quello di una strozzatura dei tempi di esame complessivi di un intervento centrale nell'ambito della più generale riforma dell'amministrazione della giustizia. Il provvedimento dovrebbe approdare in Aula entro la fine di giugno per essere approvato poi entro agosto. È evidente che anche il Senato vorrà intervenire sul merito delle misure, tra l'altro per ora delineate nel contesto di una legge delega, il che renderà poi necessario altro tempo per la scrittura dei decreti delegati.
Insomma, lo spettro del voto di fiducia aleggia già con qualche ragione. Soprattutto se non dovessero essere superati i temi di frizione con la principale forza politica alla Camera, i 5 Stelle, ai quali sono soprattutto tre le misure sinora prefigurate dalla commissione Lattanzi a risultare indigeste: la revisione della prescrizione, l'inappellabilità da parte del Pm e l'indicazione da parte del Parlamento delle priorità nell'esercizio zio dell'azione penale.
E ieri una delegazione Lega-radicali ha presentato in Cassazione i 6 quesiti referendari sulla giustizia. Oltre al processo penale e a quello civile due sono però gli altri tasselli che compongono il mosaico della più ampia riforma. Quello sulla disciplina della crisi d'impresa, sulla quale è al lavoro una commissione tecnica che sta completando le proposte finali in questi giorni. In discussione un nuovo rinvio del Codice della crisi, destinato a entrare in vigore il prossimo 1 settembre, magari per dare un po' di respiro all'adozione delle misure di adeguamento alla nuova direttiva comunitaria sull'insolvenza. Slittamento che potrebbe essere accompagnato però da misure, ancora da leggere in un'ottica emergenziale e quindi con una scadenza già predeterminata, per favorire la composizione delle crisi meno dirompenti prima che provochino conseguenze irreparabili anche per l'occupazione.
A chiudere il cerchio, almeno per ora perché per esempio anche l'ordinamento penitenziario avrebbe certo bisogno di una riforma "di struttura", c'è la revisione dello status e delle regole di ingaggio della magistratura onoraria. Su questo tema, reso urgente anche da recenti sentenze della Corte costituzionale, c'è al lavoro la commissione guidata dal presidente della Corte d'appello di Brescia Claudio Castelli. Di certo per l'ampia platea della magistratura "non togata" il passaggio è cruciale, anche perché il maxiemendamento sul processo civile in corso di presentazione al Senato espressamente prevede, anche se non dettagliandolo nei valori, un aumento delle competenze.











