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di Enrico Paventi

Il Manifesto, 27 maggio 2025

“Il suicidio della pace” di Alessandro Colombo indaga l’esito della “war on terror” sulle relazioni internazionali, per Raffaello Cortina Editore. Come è possibile che, a circa quarant’anni dalla conclusione della Guerra fredda, il sistema delle relazioni internazionali sia scosso da tensioni sempre più forti e nel continente europeo sia deflagrato un conflitto armato? E come è accaduto che il mondo sia costretto a fronteggiare persino il rischio di uno scontro diretto tra grandi potenze mentre, nel corso degli ultimi anni, è aumentato a dismisura il numero delle guerre che si stanno combattendo nelle varie regioni del globo?

Secondo Alessandro Colombo, ci troviamo davanti al collasso dell’ordine planetario: si tratta, in altre parole, di una gravissima crisi che ha investito i rapporti diplomatici, le istituzioni internazionali, la globalizzazione economico-finanziaria e le norme fondamentali che regolano la convivenza tra Stati - a cominciare da quelle finalizzate a disciplinare e limitare l’uso della forza, che egli considera “il tessuto istituzionale e multilaterale della convivenza internazionale ereditato e aggiornato dal Great Design roosveltiano di sessant’anni prima”.

In questo saggio, che brilla per lucidità e acume, significativamente intitolato Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989-2024), uscito di recente per i tipi di Raffaello Cortina (pp. 333, euro 25), lo studioso si domanda - anche alla luce delle illusioni e dell’euforia che hanno caratterizzato il periodo successivo alla caduta del Muro di Berlino e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica - come sia venuto a crearsi un contesto globale tanto caotico.

A questo riguardo occorre osservare, in primo luogo, che Colombo rinuncia a contrapporre una presunta età dell’oro - pervasa di ottimismo e fiducia reciproca - a un’epoca segnata da sovranismi, nazionalismi e protezionismi, insomma dalla sostanziale regressione nell’animosità e nel risentimento. Egli individua poi le cause principali della situazione attuale in alcune forzature, in qualche amnesia e in un ragguardevole numero di veri e propri errori che l’ordine internazionale liberale avrebbe accumulato fin da tempi ormai quasi remoti, giacché ci si riferisce al periodo compreso tra la fine degli anni Ottanta e gli interi Novanta del secolo scorso.

Fu allora, a suo avviso, che ebbe luogo la formazione dell’ordine internazionale liberale: sostenitore della transizione universale al mercato e alla democrazia, improntato a un cosmopolitismo volto a trasformare la politica estera in interna, incline a discriminare i sistemi autoritari, pacifico ma sostenuto dal ricorso preventivo e pressoché costante all’uso della forza, animato dalla volontà di riabilitare la guerra tanto sotto il profilo giuridico che sotto quello etico, fondato sull’unipolarismo a guida statunitense, tale ordine sarebbe andato ben presto incontro a un inarrestabile processo di disgregazione.

Dall’11 settembre del 2001 all’intervento angloamericano in Iraq, dalla crisi economico-finanziaria del 2007-2008 alle conseguenze della micidiale successione costituita dalla pandemia da Covid-19, dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla nuova guerra in Medio Oriente, questi sembrano essere gli snodi che ci hanno portato al mondo fuori controllo nel quale ci troviamo oggi.

Un contesto davvero babelico che, a parere dello studioso, ha avuto origine soprattutto dalla cosiddetta “guerra globale al terrore”, a proposito della quale Colombo scrive tra l’altro che “fece letteralmente a pezzi il tessuto giuridico e istituzionale della convivenza internazionale - approntando un sistema di eccezioni, giustificazioni e scusanti destinato a scardinare una volta per tutte la natura della pace e le regole della guerra”. Le fondamenta dell’ordine planetario vennero così erose in misura irreparabile. Un processo a cui, in seguito, avrebbe contribuito sia il deterioramento delle relazioni statunitensi con la Russia e la Cina che l’effetto destabilizzante provocato sugli equilibri interni e internazionali dal già menzionato shock degli anni 2007-2008; intanto, nell’ambito di un quadro globale che va facendosi sempre più complesso, spicca ancora più nettamente il declino dell’Europa.