di Francesco Semprini
La Stampa, 6 dicembre 2020
Le truppe che contrastano gli jihadisti saranno spostate in Kenya. La decisione del Pentagono spiazza il Congresso: a rischio sicurezza e stabilità. Donald Trump ordina il ritiro di quasi tutti i militari di stanza in Somalia, dove gli Stati Uniti sono impegnati da 13 anni a combattere una guerra a bassa intensità contro i terroristi al-Shabaab. La manovra, esecutiva già all'inizio del 2021, trova l'appoggio di Chris Miller, segretario ad interim della Difesa, e rappresenta un cambio di passo rispetto al predecessore Mark Esper.
Il quale aveva optato per un alleggerimento dell'impegno americano nella regione del Sahel pur di mantenere invariati gli sforzi operativi in Somalia. I circa 700 militari presenti nel Paese del Corno d'Africa, per lo più appartenenti alle forze speciali "Delta Mogadiscio", sono impiegati in attività di addestramento, ma soprattutto in missioni antiterroristiche contro il braccio qaedista somalo e le centinaia di jihadisti dell'Isis arroccati sulle montagne di Possasso, nel Puntland.
Operazioni che continueranno a svolgere, spiega Africom (il comando militare Usa in Africa) ma partendo da Kenya e soprattutto a Gibuti dove si trova Camp Lemon, la grande base dove saranno riposizionate le forze. "Gli Usa manterranno la capacità di condurre operazioni mirate e di raccogliere informazioni riguardanti minacce alla patria", riferisce il Pentagono, secondo cui se "da un lato si tratta di un cambio nell'impostazione tattica della forza, dall'altro non rappresenta un cambio nella politica Usa". Eppure la direttiva riflette il forte desiderio di Trump di ridurre l'impegno militare Usa di lungo periodo nella lotta contro il terrorismo in Stati fragili o falliti di Asia, Medio Oriente e Africa iniziato dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001. Impegno che secondo il 45° presidente Usa è costato troppe perdite di soldi e soldati. La direttiva sulla Somalia arriva dopo ulteriori alleggerimenti in Afghanistan e in Iraq, oltre all'uccisione di un veterano della Cia avvenuto in combattimento proprio nel Paese africano.
La decisione incontra l'opposizione di un nutrito gruppo bipartisan al Congresso, secondo cui così facendo si mettono a rischio la vita dei soldati, la sicurezza nazionale e la stabilità dei partner africani. Anche il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha espresso preoccupazione per il rito Usa, specie per la sicurezza delle imminenti elezioni parlamentari a cui seguiranno le presidenziali. Oltre alla crisi che interessa la vicina Etiopia.
Fattori cruciali per quello che è considerato da tempo uno Stato fallito, disintegrato da guerre e conflitti interni di cui si ricorda Black Hawk Down, l'abbattimento dell'elicottero americano, e l'attacco ai militari italiani del Check Point Pasta entrambi impegnati nel 1993 nella missione "Restore Hope" per fermare le violenze del signore della guerra Mohammed Farah Aidid. Lo Stato non Stato dove la logica dei clan prevale sul principio nazionale e istituzionale, mettendo il Paese alla mercé di trafficanti e terroristi. Come Al Shabaab, appunto, eredi delle Corti islamiche che parlano il linguaggio delle bombe e della mafia. E a contrastare i quali c'è anche l'Italia nell'ambito della missione europea Eutm-S, volta a fornire capacità ai somali e un sistema di addestramento che diventi il loro modello di riferimento per il futuro.











