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di Irene Famà e Elisa Sola

La Stampa, 26 gennaio 2025

Via quando parla Nordio. All’anno giudiziario esplode la protesta delle toghe con Costituzione e tricolore: “Noi umiliati dal governo”. Il ministro: “Questa riforma non è punitiva”. Alta in mano una copia della Costituzione. Sul petto la coccarda tricolore. Poi l’Aventino. I magistrati lasciano l’aula. A Napoli, quando parla il ministro Carlo Nordio. A Roma, quando interviene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. A Torino, Milano, Bari. E in tutte le ventisei Corti d’appello d’Italia in cui si celebra l’inaugurazione dell’anno giudiziario e interviene un rappresentante del Governo. Dopo mesi di accuse e accesi confronti, le cerimonie diventano palcoscenico dello scontro tra politica e magistratura sulla separazione delle carriere e le altre riforme sul tema giustizia.

Napoli, i magistrati lasciano l’aula quando parla Nordio - Flash mob e proteste annunciate già negli scorsi giorni. Il Guardasigilli non si scompone. “Tutte le opinioni, tutte le manifestazioni di dissenso, sono benvenute”. E nella Sala dei Busti di Castel Capuano “ringrazia per una manifestazione estremamente composta. Il dissenso è il sale della democrazia”. Propone una riflessione, chi rimane in aula, in prevalenza avvocati, lo applaude per alcuni minuti. Il sottosegretario Mantovano, invece, dalla Capitale si prende una brevissima pausa. Ironizza: “Non vorrei disturbare l’uscita”. Poi domanda: “Domani, esaurita questa forma di protesta, cosa succede? Non vogliamo fare una riforma contro i magistrati: è una riforma per i cittadini”.

A Napoli, oltre quattrocento toghe lasciano la sala. E il Guardasigilli si dice “addolorato che qualcuno possa pensare che questa riforma costituzionale sia punitiva per la magistratura”. Aggiunge: “Pensare che un ex magistrato come me, che ha servito lo Stato per oltre 30 anni, possa avere l’obiettivo di umiliare la magistratura è ingiusto”. E ancora: “Perché si deve leggere nella riforma quello che nella riforma non c’è?” . Afferma di non volere un pubblico ministero “sottoposto” all’esecutivo. “Non avverrà mai. Non avverrà “in my name”“.

Aperture che non stemperano le proteste organizzate dall’Associazione nazionale magistrati. Nell’aula magna di Torino, Lucia Musti, procuratore generale, dice: “Non possiamo non rifiutare una riforma che ci conduce a diventare un corpo di burocrati, una magistratura requirente che ben si colloca temporalmente nell’Ancien regime al servizio del potere politico”. E un affondo contro l’ingerenza della politica arriva dal presidente della Corte d’Appello di Torino Edoardo Barelli Innocenti: “Non si può aggredire il singolo magistrato e additarlo al pubblico ludibrio solo perché non si condivide la decisione che ha preso: questa è barbarie”. Aggiunge: “Se i giudici non devono fare politica, i politici non devono fare i giudici, anche se, talvolta, in un momento di sconforto, verrebbe voglia di dire: venite voi a fare il nostro lavoro e nelle condizioni in cui lasciate i nostri uffici. Ma poi no, non è il caso”. Mario Bendoni, presidente dell’Anm del Piemonte e della Valle d’Aosta, parla di “clima preoccupante, condito da attività di profilazione e dossieraggio sulla vita privata dei magistrati”.

Nella Capitale gli alti magistrati ai vertici della Corte d’appello sottolineano l’inutilità della riforma. “Non vogliamo credere che abbia una finalità punitiva nei confronti della categoria - sostiene il Procuratore generale Giuseppe Amato - Non riusciamo allora a capire come la riforma possa dare una risposta seria al problema vero della giustizia: quello dell’efficienza e dei tempi”. A Milano, per bocca del consigliere togato del Csm Dario Scaletta, spunta la celebre espressione di Francesco Savero Borrelli, procuratore capo al tempo di Mani Pulite, “resistere, resistere, resistere”, e le toghe si schierano davanti al Palagiustizia. Mentre a Genova le toghe urlano: “Viva la Costituzione”. Dall’Anm, il segretario generale Salvatore Casciaro commenta: “Dal Governo non c’è mai stata un’apertura al dialogo. Non c’è stato iter di una riforma costituzionale condivisa”.

Magistrati ed ex magistrati insieme contro la riforma. E l’ex procuratore Antimafia Federico Cafiero de Raho spiega: “Così si riduce la tutela dei cittadini e si indebolisce la magistratura. Questa riforma giova alla politica, che soffre del controllo di legalità”. Era a Napoli, ma non ha lasciato l’aula durante l’intervento del ministro: “Sono rimasto per rispetto istituzionale”.

Lo scontro poi si sposta sul versante della politica, con il presidente del Senato Ignazio La Russa, che dice: “Nessuno può arrogarsi il diritto di cancellare quelle che sono le decisioni che prende il Parlamento”. E il leader della Lega Salvini che attacca: “Si può contestare, ma i magistrati sono pagati per applicare le leggi, non per contestare o sovvertire le leggi”. Il ministro Antonio Tajani invece invita i magistrati “a leggere la Costituzione” e definisce la protesta “non rispettosa della Carta”.