di Micol Ferrari
Il Tempo, 16 giugno 2025
In “Sprigiona il valore!” un sistema carcerario che valorizza il lavoro nei penitenziari. “Sprigiona il valore. Made in Carcere e la rivoluzione del Benessere Interno Lordo” è un libro che ho curato con Luciana Delle Donne (edito da Franco Angeli), nella difficile sfida di invitare a ripensare il carcere non solo come luogo di detenzione, ma come spazio di rinascita umana e sociale. E pure una sfida imprenditoriale. Nato dall’esperienza concreta di Made in Carcere, realtà che da anni promuove il reinserimento sociale attraverso il lavoro artigianale nelle carceri femminili italiane, racconto un modello di economia circolare e rigenerativa che offre dignità e nuove opportunità a chi si trova in situazioni di privazione della libertà.
Sul solco della suggestione che diede Robert Kennedy anche noi affrontiamolo stesso cambio di paradigma: sostituire il più noto Prodotto interno lordo (Pil) con un più ampio Benessere interno lordo (Bil), indicatore che va oltre la mera crescita economica, che misurala qualità delle relazioni, la consapevolezza individuale e l’emancipazione.
Attraverso contributi multidisciplinari che spaziano dalla sociologia all’economia, dalla psicologia alla filosofia, il libro costruisce una mappa possibile di un sistema carcerario che valorizza il lavoro, l’educazione e la creatività come strumenti di trasformazione. Le esperienze concrete di realtà come Lecce, Taranto e Trani sono accompagnate dalle testimonianze di chi dentro il carcere ha trovato la forza per ricostruirsi.
Come questa detenuta: “Noi dal carcere guardiamo il futuro con tanta speranza. Qui ho imparato a conciliare tante cose. E un po’ come cucire una borsa: se tu cuci una borsa e sai i pezzi che devi montare capisci anche la tua vita come deve essere montata. Poi nel laboratorio di sartoria io mi distacco dal contesto carcerario posso anche pensare alla mia vita fuori in meglio. Essendomi specializzata in questo lavoro spero di trovare una occupazione come addetta alla cucitura. Sarebbe bellissimo perché oltre ad avere la retribuzione ci metto anche la passione”.
Persone nuove dentro un progetto che abbatte la recidiva e fa impresa, impresa circolare, impresa di recupero: ecco il metodo Made in Carcere che unisce formazione, creatività, artigianato tradizionale e moderno; restituendo bellezza e dignità a coloro che la società aveva invece condannato all’oblio. E non è un caso che questo progetto sia stato sposato da importanti aziende e grossi gruppi, convinti non solo dell’idea ma soprattutto di quella “cassetta degli attrezzi” che Made in Carcere mette a disposizione al fine di trasformare l’estetica in atto etico. “Sprigionare il valore” dimostra come il carcere possa diventare un luogo di generatività personale e sociale, dove le ferite diventano seme di futuro.
Per questo nella parte conclusiva il libro raccoglie frammenti di vita vera, racconti e pensieri di chi ha vissuto l’esperienza carceraria o l’ha attraversata con uno spirito di trasformazione. Le parole di figure come Vito Mancuso, Cristiana Dall’Anna, Daniel Lumera, Gianluigi Paragone e Filippo La Mantia si alternano a quelle poetiche e liberatorie di Gio Evan. Tale coralità è un contributo importante in un momento storico in cui il carcere viene ancora visto quasi esclusivamente come luogo di esclusione e di punizione, mentre qui si propone come laboratorio di umanità e rinascita sociale, confortato dagli ottimi dati circa l’abbattimento della recidiva.
Alla base di tutto c’è la convinzione che nessuno sia irrecuperabile e che ogni persona abbia dentro di sé la capacità di cambiare. Il concetto di “carcere consapevole” descritto nel libro non è più una macchina punitiva, ma diventa un ponte verso un futuro possibile. Come sottolineano nella postfazione Annalisa Corrado e Alessandro Gassman, questa rivoluzione è già iniziata con dati confortanti ed è urgente promuoverla.











