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di Dario Basile


Corriere della Sera, 1 marzo 2021

 

Operaio, comunista, rapinatore di banche, carcerato, scrittore, poeta. Si può riassumere così la storia di Sante Notarnicola, ricordato per essere stato uno dei componenti della banda Cavallero, il gruppo di operai che negli anni Sessanta sognava di fare la rivoluzione prendendo d'assalto le banche. La biografia di questo uomo, oggi ottantaduenne, si intreccia con alcune fasi cruciali della storia recente di Torino e del nostro Paese.

Notarnicola ha vissuto la grande migrazione dal Meridione, le prime lotte operaie, le Brigate Rosse e le proteste nelle carceri. Ma è come se avesse attraversato questi eventi in modo laterale, non da protagonista ma da ribelle. La storia di Sante

Notarnicola incomincia nel 1938 a Castellaneta, nell'entroterra pugliese, poi a tredici anni emigra a Torino dove vive con gli zii, in Barriera di Milano a pochi passi dalle fonderie Fiat. Siamo agli inizi degli anni Cinquanta. Introdotto dallo zio, Notarnicola comincia fin da subito a frequentare la sezione del Pci di zona, un ambiente ospitale per lui che arriva da tanto lontano e non conosce ancora nessuno in città. Grazie a quel circolo riesce anche a trovare i primi lavori da manovale. Inizia così la sua attività politica, la distribuzione dei volantini, le riunioni, le scritte sui muri e le botte con i giovani di destra. In sezione Notarnicola conosce quelli che sarebbero poi diventati i suoi compagni di banda: Pietro Cavallero, torinese e figlio di un falegname e Danilo Crepaldi, ex partigiano e operaio della Fiat. Un giorno Crepaldi invita Cavallero e Notarnicola a casa sua, in via S. Donato. Aperto l'armadio moni stra agli amici una pistola mitragliatrice Sten. Sante Notarnicola è il più giovane del gruppo e rimane un po' spaesato.

È allora che i suoi compagni gli parlano della necessità di distaccarsi dall'azione poco efficace del partito, bisogna prepararsi alla rivoluzione. Crepaldi illustra agli altri due la sua idea: recuperare le armi non più utilizzate dagli ex partigiani per preparare la battaglia di classe. Ma le armi costano e così decidono di reperire i soldi necessari dedicandosi alle rapine. La prima azione armata viene diretta ai danni della Fiat, un gesto anche simbolico contro i padroni della fabbrica.

Il colpo viene effettuato con uno stile da guerriglia, l'obiettivo è il gabbiotto dei vigilanti per rubare le buste paga degli operai del turno di notte. Lo stile dell'assalto è completamente nuovo e lascia sbigottiti sia gli investigatori sia i giornali, che si domandano chi possano essere quei banditi. Siamo nel maggio del 1959. Poi i tre decidono di prendersi una pausa.

Passano un po' di anni e ciascuno torna alle proprie attività. Dopo quattro anni, la banda decide di riprendere in mano le armi per assaltare l'istituto San Paolo di via Onorato Vigliani. Fu quella la prima di una lunga serie di rapine a mano armata, che vanno avanti per quattro anni e mezzo. Gli investigatori faticano a individuare questo gruppo estraneo ai circuiti criminali. Poi il 25 settembre 1967 l'ultimo colpo. La banda, armata di mitra e pistole, assalta l'agenzia del banco di Napoli di largo Zandonai a Milano. Ma ad aspettarli questa volta c'è la polizia.

Inizia l'inseguimento e segue una dura sparatoria per le vie della città. Negli scontri vengono colpiti a morte quattro passanti: un autista, un artigiano, una donna e uno studente. Il bilancio totale include il ferimento di sei agenti e di sedici passanti. Sante Notarnicola e Pietro Cavallero riescono a fuggire nelle campagne ma qualche giorno dopo vengono arrestati all'interno di un casello abbandonato. I due sono condannati all'ergastolo e durante la sentenza cantano "Figli dell'officina", un inno del movimento anarchico.

Nelle carceri incomincia la seconda vita di Notarnicola. L'ex bandito decide di dedicarsi alla lotta per i diritti dei detenuti, prendendo parte a diverse rivolte. Dietro le sbarre incomincia a scrivere, compone poesie e redige la sua biografia, che viene pubblicata nel 1972 da Feltrinelli. Seguiranno molte altre sue pubblicazioni. Nel novembre del 1976 Notarnicola tenta con altri detenuti un'evasione impossibile dal carcere di massima sicurezza di Favignana. Impresa che lui stesso racconta in una poesia: "Scavammo un tunnel, lungo più di otto metri, graffiando il tufo, con le unghie. Poi una notte, riuscimmo a vedere le stelle, il cielo aperto.

Ma il tradimento covava, in alcuni uomini, paghi di rimanere schiavi". Da dietro le sbarre Notarnicola riesce anche a tessere dei rapporti con le nascenti Brigate Rosse, che lo includono nell'elenco dei prigionieri di cui le Br chiedono lo scambio con la libertà di Aldo Moro.

Oggi Sante Notarnicola è in libertà e vive a Bologna, dove ha gestito fino a qualche anno fa un locale, il pub Mutenye, che lui definisce un luogo dello spirito, divenuto anche ritrovo per artisti e scrittori come Erri De Luca. Questi pochi versi, scritti da Notarnicola, riassumono bene la sua vita da ribelle: "Mi inseguono gli anni ma, fin dall'inizio, il patto era chiaro e a nulla valgono scorie e tormenti".