di Mauro Palma
La Stampa, 14 giugno 2025
Finalmente anche per il presidente del Senato certezza e fissità non sono sinonimi quando si discute dell’esecuzione penale. Nel rispondere su cosa fare per una situazione penitenziaria a livello di insostenibilità, infatti, egli riafferma la prima e però apre alla seconda. L’esecuzione penale del resto ha bisogno dell’una e dell’altra, cioè di modulare con regole certe un percorso di graduale, quindi non fisso, ritorno positivo alla società esterna. Dunque, il presidente La Russa afferma il suo appoggio alla proposta di intervento, anche retroattivo, sul tempo della pena, con un ampliamento della cosiddetta “liberazione anticipata”: non tragga in inganno questa denominazione perché si tratta solo di una riduzione di giorni di carcere, data dal magistrato a coloro che abbiano mostrato una positiva partecipazione al percorso di trattamento.
Nulla c’entra però la “buona condotta” che il presidente evoca come parametro per concederla e che introdurrebbe un criterio di ordine che rischia di aumentare il potere amministrativo delle direzioni. Questo è però un elemento che egli affida al dibattito che il Parlamento sperabilmente riavvierà. Resta però lo stridore di questa apertura con la continua introduzione di nuovi reati e con la trasformazione in reati sanzionati con il carcere di comportamenti che prima costituivano infrazioni disciplinari - vale per tutti il reato di introduzione dei telefonini che non ha prodotto alcuna riduzione del loro numero all’interno del carcere, ma solo ulteriori aggravi detentivi. Per poi giungere ai 14 reati che la nuova legge di conversione del decreto “sicurezza” ha introdotto: inclusa la resistenza agli ordini quale rivolta, sia in carcere sia nei centri per migranti.
Un sistema di aumento della penalità e della detenzione mitigato discrezionalmente per i buoni rischierebbe di incidere ben poco sul piano dell’effettività del provvedimento, aggiungendolo a quelli inutili che La Russa elenca pur non ammettendone il fallimento: dal decreto estivo dello scorso anno all’ipotesi di qualche modulo prefabbricato per alloggiarvi poche centinaia di detenuti e pomposamente illustrato come piano carceri. Occorre però dare fiducia alla sua apertura a partire proprio dalla retroattività della misura di cui discute, che porterebbe a escludere tali derive interpretative.











