di Rosalba Castelletti
La Repubblica, 28 agosto 2019
La sera del 27 luglio 2018, in un appartamento alla periferia di Mosca, Mikhail Khachaturjan spruzzò spray al peperoncino sulle tre figlie adolescenti perché il soggiorno non era abbastanza pulito. Non era che l'ennesimo abuso per Krestina, Angelina e Maria, che allora avevano 19, 18 e 17 anni. Quel giorno decisero che sarebbe stato l'ultimo: aspettarono che il padre si assopisse in poltrona e lo colpirono con un coltello da cucina e un martello. Mikhail morì dopo pochi minuti.
Da allora il caso delle tre sorelle ha riportato alla ribalta la controversa legge che due anni fa ha depenalizzato la violenza domestica in Russia. Le tre ragazze sono state incriminate per "omicidio premeditato" e rischiano fino a 20 anni di carcere. I legali sostengono che non sono assassine a sangue freddo, ma vittime di un padre violento che le schiavizzava, torturava e violentava. Sono almeno sette i casi di abusi confermati da un'inchiesta di 22 pagine. Amici e vicini avevano avvertito la polizia, ma non era mai intervenuta perché il padre era un boss e autorevole esponente della diaspora armena.
Per le Khachaturjan ci sono state manifestazioni nella Federazione e da Londra a Buenos Aires. Le Pussy Riot hanno organizzato un concerto per raccogliere fondi. Donne hanno messo in scena un'opera teatrale intitolata "Le tre sorelle" come la celebre pièce di Anton Cechov, ma ispirata alle vicende di Krestina, Angelina e Masha. L'attivista Aljona Popova ha lanciato su change.org una petizione per la loro scarcerazione che ha raccolto oltre 300mila firme. E sui social viene rilanciato l'hashtag "Non voglio morire" per ricordare tutte le donne a processo per aver aggredito o ucciso il partner violento: secondo MediaZona, sito sul sistema giudiziario russo, circa l'80 percento delle donne incarcerate per omicidio avrebbe assassinato il partner per legittima difesa.
Finora la solidarietà non ha aiutato le sorelle Khachaturjan: sono agli arresti domiciliari in attesa del processo che si dovrebbe tenere a metà ottobre. I loro avvocati sperano che la procura faccia cadere le accuse o le attenui. "Non è un caso isolato", insiste Popova. "La polizia, i giudici e i procuratori devono decidere chi vogliono proteggere: un padre violento o i russi che hanno il diritto costituzionale di difendersi".










