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di Maresa Palmacci

banquo.it, 13 aprile 2026

Nisida, con il suo carcere, è dipinta come un’enclave, un’isola in cui la bellezza può insinuarsi nella meschinità e nei dolori dell’esistenza e dove la luce può far tornare a splendere il buio, nel film “La Salita”, diretto da Massimiliano Gallo, al cinema dal 9 aprile. Il lungometraggio, prodotto da Panamafilm, F.A.N, Rai Cinema, segna l’esordio alla regia dell’attore partenopeo che fonde la Storia e le storie sullo sfondo di una Napoli di 40 anni fa e del carcere minorile maschile di Nisida, in cui nel 1983 vengono momentaneamente ospitate alcune detenute del carcere femminile di Pozzuoli, chiuso a causa di lesioni dovute al bradisismo. Nello stesso anno, Eduardo De Filippo attua dei progetti a favore dell’istituto penitenziario napoletano, portando il teatro in carcere con gli attori della sua compagnia che metteranno in scena lì con i detenuti, per la prima volta, uno spettacolo teatrale.

In questa cornice, personaggi e storie reali si mescolano con personaggi e storie di fantasia, tra cui emergono e si intrecciano quelle di Emanuele (Alfredo Francesco Cossu), giovane orfano che sta per finire di scontare la propria pena, e Beatrice Pane (Roberta Caronia), donna affascinante e dal passato drammatico, vedova di un boss e abitata da una profonda sete di vendetta per la morte del figlio.

Tra i due, nasce una particolare intesa, che Gallo tratteggia con maestria e delicatezza, suggerendola attraverso sguardi e dettagli. Un climax di sentimenti e passioni che potrebbero portare a esiti nefasti e drammatici, ma, appunto, per fortuna, c’è il varietà che stanno per mettere in scena, ci sono gli attori, le scenografie, la musica, la poesia, le risate, c’è il teatro che salva, o almeno offre una seconda possibilità.

“Dove finisce la noia, inizia la speranza”, recita una battuta del film, infatti, La Salita è una moderna favola con eroi umanissimi, mossi da istinti e passioni, scossi da peripezie e contrasti, fino allo scioglimento di una morale. Le riprese dall’alto ci mostrano una Napoli incantata tra mare e scogliere, in grado di addolcire anche i profili più duri del carcere e dei suoi abitanti, privandola di quella violenza tipica di tante altre pellicole o serie sul tema, impreziosita dalle musiche di un partenopeo doc come Enzo Avitabile che riscrive in una drammaturgia di note, gli ambienti, le situazioni, le atmosfere.

Massimiliano Gallo, coadiuvato nella sceneggiatura da Riccardo Brun e Mara Fondacaro, delinea personaggi pieni di anima, tratteggiati con estrema varietà di sentimenti, tutti tangibili, concreti, vibranti. Orchestra un film corale mettendo in pratica, da regista, tutta la sua esperienza da attore, dirigendo alla perfezione un cast variegato dove spiccano Mariano Rigillo, che rilegge un Eduardo tutto suo, senza mai emularlo, dandogli carattere e sensibilità ( toccanti nei titoli di coda le immagini di repertorio dell’Eduardo originale a fare da contrasto), Roberta Caronia, sensuale e intensamente emotiva (memorabile la scena in cui sotto una pioggia che sa di vita e morte canta il suo dolore con “Mi voto e mi rivoto” di Rosa Balistreri), il giovane Alfredo Francesco Cossu, delicato e limpido, fino a Gianfelice Imparato e Maurizio Casagrande.

Gallo, realizza un film autentico, sulla potenza salvifica dell’arte e della bellezza in grado di sanare, risollevare, far cambiare sguardo e pensiero, con un focus particolare, in questo caso, sul teatro, arte e mestiere che ci spiega la vita, ci aiuta a viverla, a guardarla da altri punti di vista, fornendoci chiavi di lettura che altrimenti ci sfuggirebbero. 

Come Hamnet, recente successo cinematografico di Chloe Zhao, dove il teatro lenisce dalle sofferenze della morte, qui La Salita suggerisce quanto il teatro possa curare le ferite di esistenze sfortunate, riabilitare, dare dignità, fornire una seconda possibilità che c’è sempre, anche quando non la vediamo. Un film emozionante, sincero e necessario, che si carica di una forte valenza civile e sociale, indicandoci come sia più che mai necessario, in uno scenario come quello contemporaneo dove è facile perdersi e disperdersi, puntare e investire sulla cultura e sull’arte. Su quella bellezza che può essere scovata in ogni angolo di questa sorprendente salita della vita.