di Norina Di Blasio
La Repubblica, 19 luglio 2025
La salute nei luoghi di pena è un tema spesso trascurato, quasi un tabù. “Entrare in un carcere per vedere con i propri occhi come vivono i detenuti è un’esperienza che andrebbe resa obbligatoria nella scuola dell’obbligo”. Lo afferma Antonella Camposeragna, del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, Asl Roma 1. Prima di entrare in stato di reclusione sei costretto a lasciare tutto fuori: tutti gli effetti personali, a partire dal telefono; entrare di per sé significa essere esclusi dal mondo. Poi c’è il rumore dei blindati alti quattro metri, di acciaio, che si chiudono alle spalle, a confermarti che sei in un luogo ‘a parte’. Eppure, il carcere è un mondo osmotico: persone entrano ed escono, operatori entrano ed escono.
La salute di chi è in cella è quasi un tabù. La salute in carcere è un tema spesso trascurato, quasi un tabù. L’idea diffusa è che chi sconta una pena sia in un mondo a parte, scollegato dalla nostra società. Eppure la realtà è ben diversa: il carcere è parte integrante del nostro tessuto sociale e la maggior parte delle persone detenute farà ritorno nel mondo esterno. Non considerare la salute e il benessere di questa popolazione significa ignorare una questione di salute pubblica che ci riguarda tutti.
Gli screening sanitari per chi varca la soglia. Il carcere è per molti il punto di primo contatto con il Servizio sanitario nazionale. Al momento dell’ingresso in struttura, i detenuti sono sottoposti a una prima visita, e spesso le carceri sono sede di screening sanitari, come quelli per l’epatite. Tuttavia, l’invisibilità di questo mondo, anche da un punto di vista epidemiologico, sembra essere un ostacolo a una programmazione sanitaria efficace. Nonostante la centralità dello Stato nella cura dei detenuti (sono persone la cui salute dipende interamente dall’istituzione) l’attenzione è scarsa e i dati insufficienti, o forse solo poco considerati.
Una popolazione invisibile. Quella carceraria è una popolazione invisibile, con tanti dati ma frammentari a descriverla. “Ci domandavamo perché il più grande e importante consesso di epidemiologi in Italia non affrontasse un tema così evidente e prevalente come quello dello stato di salute dei detenuti”, sottolinea Edoardo Corsi Decenti, del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità, in occasione dell’ultimo convegno dell’Associazione italiana di epidemiologia.
Le criticità maggiori. Una delle criticità maggiori è l’assenza di un sistema strutturato di rilevazione dello stato di salute e benessere della popolazione carceraria. “Una carenza che si è aggravata dopo il passaggio delle competenze sulla salute dei detenuti dal Ministero della Giustizia a quello della Salute nel 2008”, come spiega Camposeragna. “Sebbene questo passaggio fosse stato accolto con speranza per equiparare le opportunità di cura dei detenuti a quelle dei cittadini liberi, in realtà ha portato a un minore flusso di dati e alla mancata attuazione di osservatori regionali e di un sistema informativo nazionale”.
L’urgenza della salute mentale. Tra i temi più urgenti emerge quello della salute mentale, strettamente correlata al sovraffollamento e al preoccupante fenomeno dei suicidi in carcere. Al 25 maggio scorso, sono stati contati 33 suicidi negli istituti penitenziari italiani. Dati recenti rivelano che l’Italia detiene il record di suicidi in cella, a cui si aggiunge la sovra-prescrizione di psicofarmaci, spesso in assenza di una diagnosi psichiatrica grave, come evidenziato da uno studio condotto nel Lazio che Camposeragna ci racconta nell’intervista.
La genitorialità negata e bambini dietro le sbarre. È un paradosso inaccettabile. La condizione minorile e la genitorialità in carcere sono un altro tema. “Paolo ha 4 anni. […] ‘Vorrei invitare i miei amici a giocare da me, ma non posso perché la mia mamma ha sempre mal di testa’. […] Lo so che è una bugia, ma ne dico solo una, solo questa”: è una delle storie raccolte da Gemma Tuccillo, già capo del Dipartimento per la giustizia minorile, nel libro Senza colpe. Bambini in carcere, di Paolo Siani. Parole che restituiscono tutta la complessità emotiva e simbolica della condizione minorile in carcere, fatta di menzogne protettive, solitudini non dette e infanzie consumate troppo in fretta.
I bambini dietro le sbarre. Secondo il ‘Primo rapporto sulle donne detenute in Italia’, curato dall’associazione Antigone, al 31 gennaio 2023 nelle carceri italiane erano presenti 17 bambini insieme a 15 madri detenute, un dato che collocava l’Italia al secondo posto in Europa dopo la Polonia per numero di minori reclusi con un genitore. Dati più recenti del Ministero della Giustizia ci dicono che al 30 aprile 2025 i bambini dietro le sbarre delle carceri italiane sono 11. Bambini molto piccoli, spesso sotto i tre anni, che vivono in un ambiente inadatto alla loro crescita. Sono poi circa 30.000 i genitori detenuti con figli a carico che vivono il dramma della separazione.
Il bisogno di saluto dei più piccoli. Il bisogno di salute, spesso inespresso, di questi minori e l’interruzione del legame genitoriale sono fattori che possono avere ripercussioni significative sullo sviluppo e sulla salute futura dei bambini. La mancanza di dati strutturati sulla salute e sull’evoluzione psicologica è un’ulteriore conferma dell’invisibilità di queste problematiche per chi è in carcere. Una lacuna epidemiologica grave e un segnale dell’invisibilità sociale di questa fascia estremamente vulnerabile.
Dalla punizione alla riabilitazione. È un’occasione mancata. La Costituzione italiana assegna al carcere una funzione riabilitativa, non meramente punitiva. Tuttavia, la tendenza attuale è quella di investire più nell’edilizia penitenziaria che nel miglioramento dell’offerta riabilitativa. Eppure diversi studi dimostrano che offrire percorsi formativi e opportunità lavorative in carcere riduce significativamente la recidiva. Un maggiore dialogo e una maggiore trasparenza sui dati potrebbero portare a una diminuzione della popolazione detenuta e a un miglioramento complessivo della salute pubblica.











