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di Francesco Cognetti

Corriere della Sera, 10 settembre 2022

Inascoltate le proposte avanzate in questi mesi dal “Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani”.

Ogni giorno assistiamo al progressivo collasso del Servizio Sanitario Nazionale. Mancano medici, infermieri, posti letto e risorse. I medici specialisti ospedalieri sono circa 130mila, 60mila in meno della Germania e 43mila in meno della Francia. L’emorragia dei camici bianchi riguarda anche i medici di medicina generale: sono pochi e nei prossimi anni molti andranno in pensione. E si assiste a un consistente esodo di camici bianchi neolaureati e specializzandi, perché all’estero gli stipendi e le condizioni di lavoro sono migliori. L’attuale crisi dei Pronto soccorso è il risultato di anni di tagli irrazionali e irresponsabili e la punta dell’iceberg di un sistema ospedaliero in affanno. Ciononostante, la sanità resta ai margini dei programmi elettorali delle varie coalizioni, in cui la parola “ospedale” è quasi del tutto assente.

Non basta aver registrato la più elevata mortalità da Covid insieme con un maggiore eccesso di mortalità anche per altre patologie rispetto agli anni precedenti la pandemia fra tutti i Paesi dell’Europa Occidentale? E la previsione di un consistente aumento di mortalità per tumori nei prossimi mesi o anni è purtroppo molto realistica per effetto del blocco/rallentamento degli screening e della cancellazione/ritardo delle chirurgie oncologiche. Non basta avere i Pronto soccorso perennemente in tilt per rendersi conto che, ormai, l’ospedale è diventato una vera e propria emergenza nell’emergenza?

I programmi elettorali delle principali coalizioni sono tutti molto generici: riforma della sanità territoriale, potenziamento organico degli operatori sanitari e vaghi riferimenti al superamento delle liste di attesa. Ma mancano progetti strutturati di riforma che rispondano a una logica di “sistema”. Come detto, l’ospedale è il grande assente.

Il Pnrr destina ingenti risorse alla sanità, ma il piano che è stato predisposto dal nostro governo è privo di una vera e propria strategia che porti alla rifondazione del nostro Servizio sanitario. Di fronte a questa situazione, la risposta delle istituzioni è stata del tutto insufficiente, con una confusa riforma del territorio inadeguata a risolvere i problemi dell’ospedale e tra l’altro di difficilissima attuazione e la cui impostazione vuole rispondere ad una domanda di salute che sarà inevitabilmente sempre più personalizzata ed improntata all’innovazione tecnologica, alla conoscenza della genetica e dei big data con approcci vetusti di decenni che sono l’esatto contrario della medicina moderna.

Serve un nuovo modello, in cui territorio e ospedale siano interconnessi. Va superata la storica dualità fra le due realtà, a favore di un unico sistema di servizi continuo e complementare in cui prevalga l’idea di ospedale esteso al territorio.

Con l’esclusione di una minima parte di casi, la sede della valutazione dei pazienti acuti deve rimanere l’ospedale, in particolare il Pronto soccorso. Ciò per evitare il rischio che pazienti gravi perdano tempo prezioso nel loro passaggio nelle strutture territoriali.

Il “Forum delle società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani” (Fossc) in questi mesi ha avanzato proposte concrete, rimaste però inascoltate nonostante le numerose interlocuzioni con il ministro della Salute, i vertici del dicastero e i responsabili della sanità dei diversi partiti politici. Abbiamo chiesto la completa revisione dei parametri organizzativi degli ospedali, sanciti con il decreto ministeriale 70 del 2015, con un aumento consistente dei posti letto di degenza ordinaria e di terapia intensiva (attualmente occupiamo la 22° posizione in Europa).

Servono quindi nuovi finanziamenti anche per aumentare il numero di laureati in medicina e di specialisti soprattutto nelle aree più carenti (ad esempio anestesia, terapia intensiva, medicina d’urgenza). Deve essere condivisa un’elevata considerazione del valore strategico dell’elemento professionale e dello sviluppo delle discipline mediche dal punto di vista scientifico, organizzativo e operativo. Servono, cioè, interventi strutturali, purtroppo del tutto assenti nei programmi elettorali. I rappresentanti delle forze politiche devono essere ben consapevoli che la sanità è un bene prezioso e che il diritto alla salute è in grave pericolo nel nostro Paese.