di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 25 novembre 2025
Scegliendo di morire insieme le gemelle Kessler ci hanno comunicato, con dignità e modestia che avevano anche una personalità complessa, una capacità di capire, giudicare e decidere fuori da ogni convenzione e pregiudizio, cosa non comune. Tutti pensavano che le Kessler fossero due belle ragazze con qualche talento per il ballo, ma soprattutto erano note per le gambe, come se non avessero avuto una testa pensante. Scegliendo di morire insieme ci hanno comunicato, con dignità e modestia che avevano anche una personalità complessa, una capacità di capire, giudicare e decidere fuori da ogni convenzione e pregiudizio, cosa non comune. Nella scelta fatta si sente il cammino di una intelligenza fattiva, di uno spirito socratico e una volontà spartana.
Varie volte avevano detto che avrebbero voluto recitare Brecht invece di presentarsi al pubblico come un fenomeno quasi da baraccone: due corpi talmente simili da creare una specie di fibrillazione ottica. Sono bastate per farne un occasionale emblema erotico.
Nessuno sapeva che da bambine avevano vissuto una vita famigliare basata sulla violenza del padre che le aveva per sempre disgustate del matrimonio. Le loro esperienze di ragazzine cresciute nelle difficoltà del dopoguerra non sono mai state messe in evidenza. Ma a chi potevano interessare? Come succede spesso alle donne, le due gemelle venivano identificate col loro corpo, ridotte a icona di spettacolo, e nessuno si era mai chiesto cosa ci fosse dietro a quella carnalità fatta oggetto. Le leggi del mondo dello spettacolo sono rigide e crudeli, soprattutto per le donne che ottengono lavoro finché sono giovani e belle e accondiscendenti.
Quando invecchiano possono contare solo su qualche parte di contorno. A un uomo si permette molto di più. Non per generosità verso l’attore invecchiato, ma perché lo spettacolo difficilmente esce dalle convenzioni culturali che vogliono l’uomo gestore della sua vita, comunicatore e amante finché vive. Si tratta di una indulgenza culturale che si può capire, ma fa riflettere sulle ingiustizie del patriarcato difficili da eliminare. Ricordiamoci che il teatro è sempre stato nemico del genere femminile. Nel teatro greco le donne non potevano salire sul palco e le parti femminili le facevano gli uomini. Lo stesso succedeva nel teatro romano e in quello medioevale. Solo col Rinascimento si trovano le prime donne in scena ed è stata una rivoluzione, anche se in parte poi rientrata con la Controriforma. Comunque ancora oggi in generale le donne hanno una vita breve nel mondo dello spettacolo. Una prassi difficile da modificare.









