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di Luigi Ippolito

Corriere della Sera, 17 novembre 2024

Sono gli “incidenti d’odio non criminali”, casi in cui, pur senza che si configuri un reato, si finisce schedati dalla polizia per aver detto o scritto cose ritenute offensive. In un anno sono stati registrati in Gran Bretagna 13.200 casi. Una vicenda dal sapore kafkiano ha scoperchiato in Gran Bretagna la questione degli “incidenti d’odio non criminali”, casi in cui, pur senza che si configuri un reato, si finisce schedati dalla polizia per aver detto o scritto cose ritenute offensive. Domenica scorsa, di prima mattina, una nota commentatrice del Telegraph, Allison Pearson, si è vista comunicare a casa dalla polizia di essere indagata per un tweet dell’anno scorso: ma, un po’ come per Joseph K. nel “Processo” di Kafka, non le è stato detto di quale tweet si trattasse né chi avesse sporto denuncia. La giornalista non ha mai fatto mistero delle sue vedute di destra dura, dall’immigrazione al gender, ma grande è stato il suo choc quando si è ritrovata nel mirino delle forze dell’ordine.

Come era prevedibile, il caso ha scatenato feroci polemiche, con i conservatori, da Boris Johnson alla nuova leader Kemi Badenoch, che gridano indignati alla “psicopolizia” di stampo orwelliano e all’attentato alla libertà di espressione. Fatto sta che in un anno sono stati registrati in Gran Bretagna ben 13.200 di questi “incidenti d’odio non criminali”, che hanno visto anche la schedatura di una bambina di 9 anni che ha dato della “ritardata” a una compagna di scuola o di un sacerdote che ha detto che l’omosessualità è un peccato, per non parlare del tizio che ha dato dello “scopatore di pecore” a un gallese.

Possono sembrare cose surreali, ma queste segnalazioni restano sulla fedina penale e rischiano di pregiudicare in futuro una assunzione o una assegnazione di casa. Il governo laburista è in imbarazzo e la Cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves, ha dovuto ammettere che non è il modo migliore per impiegare le risorse dalla polizia (nel momento in cui taccheggi e furti restano per lo più impuniti). Ma è soprattutto la libertà di parola che è in gioco, quando l’unico suo limite dovrebbe essere la chiara violazione del codice penale.