di Carla Chiappini*
Ristretti Orizzonti, 20 febbraio 2021
Riflessioni da un'innovativa esperienza di "messa alla prova" iniziata sei anni fa e ancora in itinere.
La "giustizia riparativa" è il grande riferimento, l'obiettivo, lo scenario nuovo della giustizia penale ai nostri giorni. Poco conosciuta dalla cittadinanza che dovrebbe esserne coinvolta e partecipe, è tuttavia da ormai qualche anno, oggetto di dibattiti e seminari in cui giuristi, addetti ai lavori e operatori si confrontano, sovente senza trovare una definizione che li trovi tutti d'accordo.
La "messa alla prova" per alcuni è "giustizia riparativa", per altri no. Troppo spesso, infatti, il "lavoro di pubblica utilità" che ne costituisce il nerbo portante risente di un'idea palesemente retributiva: sei imputato di questo reato e, per estinguerlo, devi fare questo quantitativo di ore di "lavoro di pubblica utilità" presso la tal istituzione, la tale cooperativa, parrocchia o associazione. E devi essere anche in grado di dimostrare di averle fatte attraverso un foglio-firme gestito da un responsabile dell'organizzazione accogliente. Il tutto sotto il controllo e con il supporto degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna.
La grande "rivoluzione" concettuale impatta, dunque, contro un dovere, una prescrizione. Non è una pena perché la persona è soltanto imputata - quindi potenzialmente innocente - ma il giudice di riferimento è, comunque, il giudice ordinario e l'obbligo è palese: se vieni meno al tuo impegno devi avere valide giustificazioni e porre rimedio recuperando le ore perse; in alternativa rischi di affrontare un processo che, molto facilmente, ti porterà a una condanna perché, tra l'altro, quasi tutte le persone "messe alla prova" sono state fermate in flagranza di reato.
All'interno di queste tante ambiguità presenti nella legge 28.04.2014 n° 67 che allarga la "messa alla prova" agli imputati adulti, c'è un riferimento ad "attività riparative, volte all'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato, attività di risarcimento del danno dallo stesso cagionato e, ove possibile, attività di mediazione con la vittima del reato".
A questa istanza di riparazione abbiamo voluto indirizzare l'impegno della nostra associazione "Verso Itaca APS" proponendo un percorso di riflessione e consapevolezza che ha due colonne portanti: la scrittura autobiografica e il confronto nel Gruppo. Alla scrittura chiediamo innanzitutto di individuare e, in seguito, riparare le ferite che ciascuno di noi porta dentro di sé e che, direttamente o indirettamente, hanno portato alla commissione del reato. Non sempre ma spesso.
La scrittura cerca il filo nascosto che può aiutarci a osservare i nostri errori - ma anche le nostre risorse - e a fare chiarezza dentro di noi. La condivisione con il Gruppo è un atto - al tempo stesso - di generosità e di responsabilità: accetto di mettere a disposizione degli altri la mia esperienza perché possano trarne utilità e ricchezza per la loro vita. Tutte queste storie così diverse e così ricche costituiscono un tesoro di cui alcuni - ma non tutti per la verità - sanno riconoscere a pieno il potenziale formativo.
"... Sono partito in questa "avventura" con molti dubbi e perplessità su cosa fosse realmente e sono rimasto piacevolmente stupito di settimana in settimana. Voglio ringraziare te, le ragazze e il Prof. che fate sentire tutti noi veramente un'enorme famiglia anche se fondamentalmente all'inizio di tutto siamo dei perfetti sconosciuti. Credo che il riassunto in modo oggettivo di questa avventura sia "famiglia di sconosciuti" proprio, che a leggerlo così parrebbe un ossimoro ma trovo sia bellissimo. È stato un anno in cui; le prime volte, finita la "riunione" tornavo a casa con sempre più domande, poi a un certo punto, credo forse anche la moltitudine di esse, mi ha fatto scattare la molla di DOVER riuscire a trovare le risposte a tutte queste domande.
Ovviamente non sono riuscito a trovarle tutte, altrimenti credo potrei scriverci un libro, ma ho più consapevolezza in quello che dico/penso/faccio e la cosa mi ha davvero stupito in quanto non avrei mai immaginato una cosa simile. Invece il riassunto soggettivo assomiglia più ad un "ho imparato qualcosa" e credo che nella vita sia la base di tutto.
Questo percorso mi ha aiutato a riavvicinarmi alla scrittura; oltre agli sms e alle mail c'è un mondo che personalmente ho sempre avuto chiuso o nascosto.
Tutto questo mi ha anche aiutato a valutare chi mi sta intorno; mi sono reso conto che, soprattutto in questo periodo, ho dovuto valutare certe persone, alcuni da nuovo, altri invece che sono pilastri (o presumevo che lo fossero) della mia vita e credo che anche questa esperienza mi abbia aiutato ad aprire gli occhi ed essere più selettivo, avere anche più stima di quello che frulla nella mia testa e anche essere un pochino più 'responsabile' dai..."
Questo è il lungo e incoraggiante messaggio che ci è arrivato via WhatsApp come regalo inatteso da parte di un giovane che, all'inizio, non faceva proprio mistero delle sue perplessità.
Non è il nostro un impegno semplice e non è stato nemmeno semplice decidere di riprendere l'attività ancora in pieno lockdown su una piattaforma, lavorando da remoto con i ragazzi più giovani del tutto instabili nello schermo dei loro telefonini. Ma ora, a distanza di circa nove mesi, possiamo dire, senza timore di smentite, che l'esperienza da remoto si è fatta ricca di una nuova forma di intimità: entriamo nelle "stanze della scrittura", conosciamo bambini, intravediamo mogli o mamme, sentiamo i rumori delle case e riusciamo comunque a preservare il silenzio e la concentrazione che il nostro lavoro richiede.
Questa esperienza - di cui tanto ancora ci sarebbe da dire, se non altro per poter anche accogliere dubbi o critiche - può contare su un prezioso confronto generazionale: dall'esperienza ricca di Alberto Gromi alla competente generosità di Cristina, Giada e Valentina tre giovani educatrici professionali - all'inizio solo studentesse universitarie - che dal l'autunno del 2014 sono cresciute con noi, fino all'ingresso, circa un anno fa, di Martina reduce da un'eccellente laurea magistrale in Servizio Sociale conseguita solo pochi giorni fa. Diverse esperienze, sguardi differenti che si offrono al Gruppo per promuovere una crescita comune. Così riteniamo che la "messa alla prova" - tanto arida nelle parole della giurisprudenza - possa essere ricca non solo di indiscutibili contributi professionali ma anche di quei "grandi pensieri che vengono dal cuore" come dice Eugenio Borgna nel suo recentissimo testo che titola proprio così.
*Giornalista esperta in metodologia autobiografica











