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di Giulia Merlo

Il Domani, 24 settembre 2026

Il governo ha scelto il decreto legge come strumento per le norme che impongono il tetto del 30 per cento di alunni stranieri che non parlano italiano nelle classi e il divieto di indossare burqa e niqab. A confermarlo è stato il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara. Il testo approderà oggi in Consiglio dei ministri ed entrerà immediatamente in vigore, “perché urge intervenire da quest’anno”, ha spiegato durante una conferenza stampa della Lega, in cui è stato presentato anche un pacchetto di proposte del partito “contro l’integralismo islamico”. Valditara e la fuga dei bianchi.

La lingua razzista della destra - La giustificazione dello strumento giuridico, tuttavia, traballa: i requisiti tecnici del decreto legge sono di “necessità e urgenza”. Difficile rinvenirli in un testo talmente necessario e urgente da venire proposto dopo l’inizio ufficiale dell’anno scolastico. Entrando in vigore immediatamente varrà “per i nuovi arrivi” di studenti che non parlano italiano, ha spiegato Valditara, dunque teoricamente non scombinerà le classi già composte e che hanno iniziato le lezioni.

Già questo potrebbe turbare l’iter del testo: la firma per l’emanazione spetta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo stesso che la premier Giorgia Meloni ha chiamato in causa creando un parallelismo sbilenco tra una circolare da lui approvata 37 anni fa da ministro e questo decreto. L’occhio attento del Quirinale dovrà valutare se effettivamente il provvedimento del governo ha i requisiti costituzionali di necessità e urgenza ed eventualmente esercitare la sua moral suasion, non solo sulla forma ma anche sul contenuto, che deve garantire il diritto all’istruzione e non essere discriminatorio, nemmeno rispetto all’identità religiosa.

Negli ultimi giorni - da quando Meloni ha annunciato il decreto - l’interlocuzione per superare le criticità e far stare in piedi il testo del dl è in corso. Proprio per evitare macroscopici problemi di costituzionalità, Valditara ha fatto presente che la norma prevedrà di dare “poteri agli uffici scolastici provinciali per la distribuzione nelle scuole di vicinato e diamo anche la possibilità, laddove non sia possibile distribuire questi ragazzi, con un finanziamento di oltre 14 milioni, di un potenziamento personalizzato dei ragazzi della lingua italiana”.

Insomma, ci sarà un margine di flessibilità proprio per garantire che il diritto allo studio sia garantito a tutti, anche se è improbabile che un mini-stanziamento da 14 milioni possa davvero bastare per mettere a terra misure con un minimo di incisività, ma la mancata uscita dalla procedura di infrazione - finita in secondo piano grazie al gran clamore sul decreto Scuola - è il vero macigno che grava sul governo e soprattutto sulla prossima Finanziaria. Mattarella: “La scuola è integrazione”. L’argine del Colle a Meloni Tuttavia, la questione politica rimane.

Il decreto legge che contiene anche il divieto di burqa e niqab (nonostante una sentenza del 2008 del Consiglio di Stato abbia stabilito che indossare il velo integrale per motivi religiosi costituisca un “giustificato motivo” che esclude la violazione delle norme sul divieto di mascheramento) appare come uno dei passi decisi dal governo per mostrare il volto duro di un centrodestra anti immigrazione.

L’Italia islamizzata - Il terreno è conteso. Il generale Roberto Vannacci - mani libere date grazie al suo essere all’opposizione ed espressione di un elettorato di riferimento molto estremo - lo ha scelto come tema di punta. I partiti di governo sono costretti a inseguire senza poter adoperare lo stesso armamentario retorico. Ci sta provando la Lega, che con Valditara e il vicepremier Matteo Salvini ha ripresentato alla Camera un pacchetto di proposte contro “l’Islam politico” che è “il nemico pubblico numero uno. Invece dell’islamofobia, bisogna preoccuparsi della cristiano-fobia”, ha spiegato il segretario, che ha invitato anche gli altri partiti a tirare fuori dai cassetti le loro proposte: “Abbiamo ancora un anno di legislatura”.

La Lega dunque vorrebbe lanciare una crociata contro “l’Italia islamizzata” e contro “i tentativi di invasione e aggressione”, in un lessico militare molto simile a quello prediletto dal generale. Ma “è lui che insegue no”, ha detto Salvini. Quanto alle proposte: il registro nazionale delle confessioni religiose “prive di intesa con lo Stato”, il carcere per chi istiga “all’odio o promuova un approccio radicale o radicalizzato”, l’obbligo di trasparenza finanziaria per gli enti religiosi e i finanziamenti provenienti dall’estero, il registro nazionale dei ministri di culto, predicatori “radicalizzati”. In realtà, la spinta uguale e contraria del centrodestra nei confronti di Vannacci rischia solo di dargli ulteriore forza anche nel rimanere nel limbo.

“Accettiamo con riserva il decreto legge che dovrebbe riguardare la scuola”, ha detto il deputato di Fn Rossano Sasso, “vogliamo vedere di cosa si tratta e se ci sono cose concrete o se è la solita fuffa del governo di destra finta”. Insomma, i deputati vannacciani si sono auto-investiti giudici del tasso di “destritudine” del decreto Scuola, di fatto però già bocciandolo: “Valditara ha parlato di deroghe, cioè ha ammesso che in alcune scuole lascerà esattamente le cose come stanno”. Deroghe necessarie e probabilmente frutto di una mediazione con il Colle, per rendere il dl meno utile alla propaganda ma più applicabile, oltre che costituzionale. L’anticipo del dibattito parlamentare per la conversione del testo, tuttavia, non lascia dubbi sul fatto che sarà una rincorsa all’estremo, su cui Futuro nazionale sta avendo gioco facile nel trascinare il centrodestra e soprattutto Lega e Fratelli d’Italia. I conti pubblici sono un flop. E Meloni attacca Mattarella sulla scuola.