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di Maria Tornielli

Il Domani, 13 luglio 2025

La risposta del ministro Giuseppe Valditara di fronte ai ragazzi che “boicottano” l’esame di maturità mostra che a dare fastidio è solo l’idea che i maturandi possano scegliere liberamente di protestare, sfruttando la struttura stessa dell’esame. Cosa dà veramente fastidio della scelta di tre studenti di non sostenere l’orale di maturità perché erano già matematicamente promossi? Magari l’argomentazione contro il loro gesto è che il colloquio è fondamentale per valutare pienamente la preparazione dei ragazzi. Che è un momento formativo imprescindibile, un’esperienza per qualche motivo insostituibile. Se è così, però, non si spiega allora perché il sistema stesso dell’esame permetta di arrivare alla sufficienza (sui cento punti del voto massimo della maturità 40 sono assegnati con il sistema dei crediti che valuta l’esperienza degli anni passati, 20 per la prima prova e altri 20 per la seconda) anche senza sostenerlo. Se è una prova così irrinunciabile, come sono tante prove orali in altri contesti, perché è così semplice rinunciarvi?

Il cuore della questione - E infatti, a dare fastidio è altro. La reazione del ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, è stata rivelatoria. Giovedì 10 luglio, riferendosi ai primi due casi avvenuti in licei veneti, ha detto: “Fra le riforme che stiamo per varare c’è anche una riforma della maturità. Comportamenti di questo tipo non saranno più possibili. Se un ragazzo non si presenta all’orale o volontariamente decide di non rispondere alle domande dei docenti, non perché non è preparato, quello può capitare, ma perché vuole “non collaborare” o vuole “boicottare” l’esame, dovrà ripetere l’anno”.

Al netto quindi delle lamentele sugli studenti scansafatiche e inadatti alla vita e tutte le altre riflessioni delicatissime che abbiamo letto in questi giorni sui social dal lato degli ultras del “quando ero giovane io” - che si scontra con la tifoseria di segno opposto - il problema non pare essere la preparazione. È proprio l’idea che qualcuno o qualcuna possa approfittare del sistema per boicottarlo. Scegliendo, liberamente e con le proprie opinabilissime ragioni, di accontentarsi di un voto più basso perché a quel metro di valutazione non dà poi così tanto valore.

Senza dibattito - È questo alla fine a risultare intollerabile: che qualcuno o qualcuna non solo non creda al dogma di fede dell’importanza di questo rito, che lo boicotti e che dica qualcosa contro il sistema che lo produce. Non si dibatte dell’esame. Non ci si chiede perché non sia considerato così importante. Se la sua struttura sia ancora sensata. Se il problema fosse davvero di “merito”, parola che piace parecchio al governo, ci si farebbe qualche domanda sul meccanismo con cui si svolge l’orale. Ci si farebbe qualche domanda sul fatto stesso di avere un esame orale, il cui esito è influenzato da una serie di variabili molto meno controllabili rispetto ai test scritti. E ci si chiederebbe se davvero la maturità abbia un peso misurabile sul futuro degli studenti.

Può benissimo essere che la risposta a tutti questi dubbi sia che la maturità va benissimo già così com’è, che il sistema dei voti che le ragazze e i ragazzi contestano è un’approssimazione necessaria e funzionale. Magari l’orale è davvero fondamentale e magari dovrebbe valere più di 20 punti. Magari le questioni poste da chi ha boicottato l’esame sono stupide e immature: qual è quindi la difficoltà nel rispondere? E, soprattutto, se si dà per scontato che possa succedere che qualcuno sia “impreparato” e faccia scena muta all’orale, come sembrava dire Valditara, perché dovrebbe essere meno grave della scelta di studenti adulti di fare scena muta per qualsiasi altro motivo? Per lo stesso motivo per cui in questi anni si è martellato sul voto in condotta, si è fatta una bandiera della lotta alle occupazioni, si è annunciato un nuovo codice etico per gli insegnanti. Perché la parola d’ordine è la disciplina. Perché, tirando le somme, la scuola del “merito” alla fine preferisce gli studenti “impreparati” agli studenti “indisciplinati”.