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di Maurizio Di Fazio

La Repubblica, 25 giugno 2022

Si intitola “Corrispondenze immaginarie” l’iniziativa di arte pubblica di Mariangela Capossela: riscrivere, insieme agli abitanti, le missive dei pazienti censurate e inviarle in giro per l’Italia. C’è anche un numero WhatsApp, se volete partecipare.

È stato il manicomio più grande, tra i più temuti e tenebrosi d’Italia. Un moloch di costrizione fisica e psichica e di ricovero coatto, spesso vita natural durante, per gli emarginati e le anime febbrili della società italiana nel corso della sua storia recente. L’ospedale psichiatrico di Volterra, attivo dal 1887 al 1978, fino alla legge Basaglia insomma, ha ospitato in quasi un secolo di esistenza decine di migliaia di internati provenienti da tutta la penisola. E le loro parole sono state a lungo interrotte, spezzate, negate.

È encomiabile, quindi, questo progetto di arte pubblica partecipata concepito ad hoc da Mariangela Capossela, artista di stanza a Lione, sorella del cantautore Vinicio e autrice di iniziative performative e relazionali, per “Volterra XXII, Prima città toscana della cultura 2022”. Si intitola “Corrispondenze immaginarie”: Capossela ha inteso liberare alcune tra le migliaia di lettere mai spedite da generazioni di “pazienti” - prigionieri. Loro le avevano scritte, ma erano state bloccate ai nastri postali di partenza. “Corrispondenze immaginarie” si dipanerà per l’intera durata dell’anno volterrano: 365 lettere alla media, ideale, di una al giorno, trascritte a mano dall’artista e dai cittadini di Volterra nel corso di sessioni di scrittura pubblica tenutesi negli scorsi giorni.

E queste missive-fantasma verranno poi inoltrate in tutt’Italia: finalmente troveranno dei destinatari, occhi e menti in ascolto, quei messaggi disperati ancorati giocoforza al mittente. Sarà così possibile ristabilire, virtualmente, quel dialogo troncato dall’accetta della censura alimentata dalla legge sanitaria in vigore nel manicomio del borgo toscano fino al 1974.

In questa maniera i pensieri, le fantasie, i sogni, le confidenze che questi sfortunati affidavano alle loro lettere (liquidate dai medici come meri documenti clinici) potranno entrare in circolo e chissà, pure a distanza di decenni, ottenere una risposta. I testi all’origine del progetto provengono dal volume “Corrispondenza Negata. Epistolario della nave dei folli” (Del Cerro 2008, prima edizione Pacini 1981), che raccoglie una selezione delle migliaia di lettere scritte da persone condannate all’istituzione totale più oscura, nella fattispecie quella di Volterra.

Ogni missiva sarà trascritta a mano, contrassegnata da un numero progressivo e corredata da un testo esplicativo del progetto. Il tempo lento della scrittura manuale, la sua capacità di riplasmare l’identità strappata dello scrivente conferirà a ciascuna di esse un carattere unico. Quest’iniziativa d’arte pubblica partecipata contempla la partecipazione potenziale di tutti i cittadini della nostra nazione. Più saranno, più saremo, maggiore sarà il senso di redenzione da ingiustizie ciclopiche. Uniamoci alla corrispondenza con i testimoni di uno dei peggiori buchi neri del passato nazionale: basterà inviare il proprio indirizzo postale su WhatsApp o via sms al numero 371.5307708. E se ricevete una delle lettere rispondete entro fine anno. Restiamo umani.