di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2019
Sezioni unite Penali. Non ha effetti espansivi la decisione europea sul concorso esterno. Non ha portata espansiva la sentenza Contrada della Corte dei diritti dell'uomo sul concorso esterno in associazione mafiosa. Lo hanno deciso le Sezioni unite penali della Corte di cassazione con una sentenza le cui motivazioni sono state anticipate ieri da un'informazione provvisoria.
È così escluso che altri condannati per il medesimo reato e nello stesso arco temporale, è il caso di Marcello Dell'Utri, possano ottenere la revisione del processo già approdato a sanzione definitiva utilizzando il verdetto della Cedu. Quest'ultimo, infatti, nella lettura delle Sezioni unite non ha le caratteristiche di una sentenza pilota e non è espressione di una giurisprudenza europea consolidata.
Nell'ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, la Sesta sezione penale sottolineava che la dottrina ritiene che il verdetto Cedu su Contrada abbia irrigidito i criteri di valutazione del concorso esterno. Mentre sarebbe meglio lasciare ai giudici italiani "un margine di apprezzamento per valutare come applicare "erga alios" la nozione di prevedibilità della legge penale". Bruno Contrada fu condannato in via definitiva nel 2007 a io anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, reato al quale si è sempre detto estraneo.
Nell'aprile 2015 la Corte dei diritti dell'uomo condannò l'Italia a un risarcimento, per averlo sanzionato Contrada nonostante il concorso esterno in associazione mafiosa, all'epoca in cui si erano svolti i fatti in questione (1979-i988), non fosse previsto dalle leggi italiane. La Cedu aveva stabilito che, sino al1994, quando la stessa Cassazione, a Sezioni unite, con la sentenza Demitry, aveva dato pieno ingresso al reato nell'ordinamento giuridico italiano, la giurisprudenza non si fosse consolidata.
Il Governo italiano aveva sostenuto il contrario, sottolineando che, sin dalla fine degli anni Sessanta, si era sviluppata una giurisprudenza precisa; tesi, però, contestata dai giudici europei che misero in luce come quelle sentenze attestavano sì l'esistenza di un'attenzione dei giudici al concorso esterno, ma non in associazione mafiosa, quanto piuttosto alla cospirazione politica e all'associazione a essa finalizzata.
Nel 2017 la Cassazione, quando però Contrada aveva già terminato di scontare la pena, decretò, sulla base di quel giudizio europeo, la revoca della condanna. "Rispettiamo la decisione della Suprema Corte- puntualizza Stefano Giordano, il legale del condannato per concorso esterno la cui vicenda è approdata alle Sezioni unite - ma riteniamo che essa violi il più elementare diritto dei cittadini, quello all'uguaglianza e alla parità di trattamento: questioni identiche, infatti, sono state decise dal giudice italiano in maniera differente. La questione della natura consolidata della giurisprudenza europea è stata ormai superata sia dalla nostra Corte Costituzionale, sia dalla Corte Europea in più pronunce".










