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di Conchita Sannino

La Repubblica, 17 ottobre 2025

Forza Italia in pressing sul Guardasigilli che promette “una revisione totale” delle norme. La maggioranza rilancia il testo di due anni fa già approvato alla Camera. E se la riforma sulla generosa prescrizione targata FI fosse la ciliegina che manca alla torta? L’appetito del centrodestra, è il caso di dire, non si placa sul versante giustizia. E mentre il Senato si prepara a varare con l’ultimo sì, a fine ottobre, il ddl di revisione costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici (che poi dovrà essere sottoposto al referendum confermativo), dalla Camera ieri si rilancia con un’altra crociata che viene da un vecchio sogno berlusconiano, che era stato momentaneamente tenuto nel cassetto, dopo la prima approvazione a Montecitorio, avvenuta quasi due anni fa.

Il nuovo obiettivo riemerge dal question time, ieri in aula. Il pressing è di Pietro Pittalis, deputato di FI e vicepresidente della commissione Giustizia, già primo firmatario della riforma, con relatore Enrico Costa (che dopo la parentesi in Azione è tornato tra le braccia, non tanto morbide, dei vecchi colleghi di partito). La promessa è del ministro Nordio che, di fronte alla sollecitazione del parlamentare e avvocato sardo, “di far approvare il provvedimento in tempi rapidi anche nell’altro ramo del Parlamento”, traccia una rotta: “Dobbiamo riprendere il percorso riformatore già avviato. ll nostro intento è quello di procedere a una revisione totale dell’istituto della prescrizione”, chiarisce il ministro della Giustizia. Che scende nel dettaglio: “Vogliamo riportare la forma della prescrizione alla sua originaria natura di estinzione sostanziale del reato e non dell’azione penale”. Insomma, “dal campo procedurale a quello sostanziale”. Applaudono dai banchi della maggioranza, il deputato sardo si compiace perché “la prescrizione è un caposaldo del nostro programma elettorale”, è ciò che garantisce sì “efficienza della macchina giudiziaria” ma soprattutto tutela “i diritti degli imputati che non possono restare in eterno in balìa delle pretesa punitiva dello Stato”.

Quella portata avanti dal centrodestra è la quarta riforma sul tema, in sette anni. E stringendo i tempi della procedibilità, non fa eccezione per reati gravi come revenge porn o tortura. Oggi, in che tempi si prescrive un reato? Assodato che questi vanno calcolati in relazione al massimo della pena fissato dal codice, per le contravvenzioni il termine minimo è di quattro anni, per i delitti si passa a sei, che si possono raddoppiare di fronte a condotte particolarmente gravi (vedi la violenza sessuale, il femminicidio), e che non valgono mai per i reati puniti con l’ergastolo. La riforma si avvicina al modello Orlando: il tempo di estinzione del reato viene congelato per un periodo non superiore a due anni, in primo grado, e non superiore a un anno, per il secondo grado.

Strada tutta in discesa, dunque? Non del tutto: perché in FI sono i primi a sapere che la maggioranza on è compatta su questo punto, “abbiamo varie sensibilità”, ma soprattutto Meloni ha già messo in guardia dal rischio di aprire troppi fuochi interni alla magistratura, con un effetto “boomerang” che potrebbe compattare le toghe-vittime e compromettere il risultato del referendum. D’altro canto, FI promette di tornare all’attacco: “Ringrazio il ministro per questa stagione di riforme autenticamente liberali e garantiste”. Ora o mai più, avverte il sottotesto. Chissà che non si arrivi anche alla responsabilità civile dei magistrati, un altro vecchio pallino di Pittalis e compagni.