di Francesca Sforza
La Stampa, 21 marzo 2026
Un altro Salone del Libro sta per cominciare e mentre le sue porte si stanno preparando all’apertura per la trentottesima volta - quest’anno dal 14 al 18 maggio - diverse piccole case editrici stanno chiudendo le loro, senza sapere se mai potranno riaprirle. Solo negli ultimi mesi è stata la volta di Hoepli, di Carbonio editore, di Logos (i migliori illustrati della nostra vita), e voci di chiusura si addensano su almeno un altro paio di storiche realtà editoriali. Per questo è stato giusto, ieri, raccontare le novità del prossimo Salone torinese tra gli stand del Book Pride, a Milano, alla presenza dei piccoli e medi editori. Perché le realtà piccole hanno bisogno di quelle grandi, ma anche quelle grandi hanno bisogno delle piccole. Titoli visionari, scommesse, azzardi, stranezze: fuori dai grandi gruppi c’è tutto un mondo di persone appassionate di libri, con un’idea non convenzionale di editoria, pronte a gettarsi nell’avventura e a difendere una precisa idea di mondo. Poi certo che il mercato ha le sue regole, e chi contravviene quasi sempre la paga cara - sempre di più tra l’altro, e con sempre meno ragioni - ma se fosse facile che resistenza sarebbe? (Perché sì, l’editoria libraria è innanzitutto resistenza).
In linea con l’allestimento di un binario veloce per le piccole realtà editoriali cammina, a ben vedere, il tema di questa edizione, che mette al centro, di nuovo, i piccoli - il titolo è preso dal libro di Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini. Sbaglierebbe però chi pensasse a una sorta di edizione per bambini: il punto, casomai, è l’adolescenza, quella fase della vita che oggi si è allungata fino ad arrivare a noi, e che rappresenta in realtà il lato in ombra della vita adulta. E se il conflitto generazionale si è in effetti ridotto rispetto al passato, un altro conflitto ha preso il suo posto, trasferendosi all’interno di ciascuno: il disagio, il rischio, l’intimità, le emozioni legate a relazioni più libere e complesse si sono allargati a dismisura, diventando la materia stessa della quotidianità. Non è un caso che la narrativa contemporanea - non solo italiana - abbia sempre più spesso giovani uomini e giovani donne fra i protagonisti. E che attraverso i loro occhi l’adultità venga messa alla prova e chiamata a interrogarsi su questioni che preferirebbe lasciare inevase. In questa edizione del Salone i ragazzi saranno protagonisti per davvero, con una sezione dedicata a questioni scelte da loro, che poi sono le stesse nostre: il lavoro, l’intelligenza artificiale, lo sport, le periferie… Si sono anche presi uno spazio aggiuntivo, lo hanno chiamato “Il salotto” perché “è la stanza in cui si sta in famiglia” ed è quella “che manca sempre nella casa dei fuorisede”. Ci potranno entrare solo quindici persone alla volta, per parlare, leggere, farsi domande e scambiarsi opinioni. E poi sarebbero loro i ragazzini.









