sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Carosini

La Stampa, 2 ottobre 2025

A Genova un convegno sulle strutture sanitarie che ospitano persone autrici di reato affette da disturbi mentali. Norberto Miletto, presidente dei giovani della Società italiana di psichiatria: “Il segreto? Lavorare con i pazienti al di là del reato commesso”. Il cambiamento sociale e storico dei pazienti in entrata, il risultato delle esperienze positive in dimissione. Come a Genova dove, a fronte di 122 ingressi censiti dall’8 febbraio 2017 ad oggi, sono state 102 le dimissioni dalla Rems di Villa Caterina a Pra’, destinata alla presa in carico e alla gestione di autori di reato, pazienti con patologie psichiatriche per questo incompatibili con i regimi detentivi. La prima esperienza aperta in Liguria, nel ponente del capoluogo ligure, una tra le 30 strutture esistenti in Italia per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

“Il nostro tentativo è riabilitare”, premette Norberto Miletto, psichiatra, consulente e presidente dei giovani della Sip, Società italiana di psichiatria, tra gli organizzatori del Congresso nazionale che si terrà a Genova il 3 e 4 ottobre all’Auditorium dell’Acquario. E che riunirà un network nazionale di professionisti del settore, dalla salute mentale agli operatori delle Rems passando per magistrati, giuristi e accademici. “Azioni e resistenza nell’epoca della complessità: ripensare l’imputabilità proposte di riforma e futuro delle Rems”, il titolo della due giorni, che si pone l’obiettivo di una riflessione ampia tra giustizia, sanità e politica sul futuro delle Rems e sul loro ruolo, passato il giro di boa dei 10 anni dalla loro costituzione dopo la chiusura nel 2014 degli ospedali psichiatrici giudiziari. Riflessione che arriva in un momento cruciale. Tempo di bilanci e costruzione del futuro tra cura e riabilitazione, all’ombra di cambiamenti e riforme che incombono, per discutere di orizzonti, rischio di passi indietro e soprattutto di reinserimento, il fine ultimo previsto dalle Rems, ma anche il doppio binario nel rapporto tra giustizia e psichiatria in Italia. Partendo da esperienze virtuose che prendono forma spesso dopo l’esperienza carceraria, che per numeri ed emergenza costante allontana l’obiettivo di agganciare percorsi di riabilitazione e ritorno nella società.

Si parte dai risultati positivi che per la struttura di Genova Pra’ significano essere una tra le residenze con il maggior numero di dimissioni e turnover in Italia. Nate in un contesto quasi emergenziale caratterizzato da mancanza di strutture a disposizione le Rems hanno assolto ad esigenze di cambio di paradigma, dalle politiche di contenimento a quelle di riabilitazione, nell’ottica della risposta al diritto alla cura. Ora è il momento dei bilanci, e delle valutazioni sulla necessità di eventuali correttivi sui percorsi intrapresi. Compresa l’analisi dei rapporti con il territorio e con le esigenze mutevoli della giustizia.

Villa Caterina di Genova Pra’, che ospita tra gli altri Luca Delfino - condannato a 16 anni per il delitto della ex fidanzata Antonella Multari e arrivato qui nel 2023 per trascorrere non meno di sei anni - sarà una delle esperienze sul campo che arriveranno al cuore del convegno, con lei lo sforzo di chi lavora all’interno di una struttura per sua stessa definizione, “terapeutico-riabilitativa e socio-riabilitativa e con permanenza transitoria ed eccezionale” e si rapporta con i pazienti, il loro diritto alla cura e al reinserimento.

“Uno dei temi che emergerà è proprio la nostra esperienza - sottolinea Miletto - noi siamo una Rems gestita da un gruppo privato che si è sempre occupato di comunità terapeutiche e questo è l’approccio, quello che è stato fatto nel corso degli anni è stato lavorare con i pazienti a prescindere dal reato commesso. Il risultato è che siamo una delle Rems in Italia con il maggior numero di dimissioni e turnover”.

Nelle Rems entrano “pazienti e soggetti ritenuti incapaci di intendere e di volere - sottolinea - e che non possono stare in un regime detentivo. E qui si apre il tema delle modifiche dell’imputabilità, un altro degli oggetti di riflessione del convegno. La legge prevede territorialità, il fatto di sorgere all’interno del territorio permette al paziente di potersi reinserire a livello sociale e non soltanto, al di là dei rapporti con i curanti.

È una misura di sicurezza temporanea e non definitiva. E non mancano gli esempi di dimissioni e reintroduzione, anche in percorsi partiti dal carcere, passati dalla Rems e poi da diverse modalità come le licenze territoriali di inserimento”. Verso una riconquista dell’autonomia. Lo sforzo organizzativo del confronto sarà quello di allargare il più possibile la platea e la discussione sul futuro delle strutture e “su quello che succede dal punto vista storico, le spinte ad una trasformazione ‘custodialistica’ e di controllo sociale, prevalenti rispetto alla parte sanitario-riabilitativa, che segnano quasi un ritorno alle realtà degli ospedali psichiatrici giudiziari”.

Un passo indietro su “un tema complesso - conclude Miletto - che richiede riflessioni di competenze diverse e un lavoro congiunto fondato su un principio irrinunciabile: il rispetto della dignità e della libertà delle persone, all’interno di un mandato di cura e giustizia coerente e autentico”.