di Valeria Valente*
Il Dubbio, 9 febbraio 2026
Sugli scontri di Torino il governo e la maggioranza hanno perso l’occasione preziosa, forse l’ultima, di mostrarsi in Parlamento e nel Paese all’altezza del loro compito, di essere finalmente uomini e donne delle istituzioni e dello Stato. La segretaria Elly Schlein aveva teso una mano a Giorgia Meloni per costruire l’unità, al fine di stigmatizzare, insieme e con forza, quanto accaduto, condannare senza ambiguità le violenze contro gli agenti ed esprimere vicinanza ai poliziotti feriti e alle loro famiglie. La Premier, i suoi ministri e i tutti i parlamentari di centrodestra hanno preferito invece rifiutare questo terreno e tentare di strumentalizzare la situazione, spostando l’asse dalla condanna condivisa delle violenze alla richiesta di correità con le loro strategie in materia di sicurezza, attraverso una mozione “unitaria” che nei fatti anticipava il contenuto del nuovo pacchetto sicurezza, un decreto e un disegno di legge che rafforzano la loro visione illiberale senza prevedere misure e risorse adeguate per risolvere i problemi.
Questo mentre, con ogni evidenza, proprio quelle ricette mostrano, dopo quattro anni, tutta la loro inefficacia, il loro fallimento. Una mossa tentata anche per provare a spaccare le opposizioni, che invece si sono mostrate unite e hanno tenuto il punto, con una risoluzione unitaria di condanna e di proposte. Sicurezza e ordine pubblico non si improvvisano, richiedono scelte improntate al rigore e alla serietà e la guida di persone capaci di dedizione, abnegazione e senso dello Stato. Garantire l’ordine pubblico nel corso di un corteo compete al ministero dell’Interno, che deve muoversi nell’alveo della Costituzione, contemperando il diritto dei cittadini a manifestare in modo pacifico e quello all’incolumità degli stessi cittadini e degli operatori di sicurezza.
É un’attività che si nutre di competenze tecniche, esperienza, strategie. Come in questi giorni hanno chiarito diversi esperti, la “piazza” può e deve essere gestita prima, quando si arriva agli scontri è tardi ed è troppo facile, a quel punto, scatenare invettive e colpevolizzazioni. Prevenire episodi come quelli di Torino non solo è possibile, è semplicemente doveroso. In passato lo si è fatto come pratica ordinaria, anche per evitare che proprio gli agenti in divisa corrano rischi inutili, non riuscendo a svolgere in sicurezza la loro funzione. Gli estremisti e gli antagonisti armati sono per lo più noti e schedati, si muovono in branco sull’intero territorio europeo e presidiano in Italia alcune città più di altre. Era persino prevedibile che entrassero in azione dopo lo sgombero di Askatasuna.
È ipotizzabile dunque una sorta di regia occulta e strumentale di quanto è avvenuto, per aumentare il consenso anche in chiave elettorale e per giustificare un ulteriore “giro di vite”? Noi ci rifiutiamo di pensarlo, perché crediamo nelle istituzioni e nel senso di responsabilità. Non ci sottraiamo però alla necessità di riconoscere che, nella gestione nella catena di comando e delle responsabilità del sistema sicurezza, da quattro anni a questa parte c’è troppo che non va. Troppi gli episodi di violenza, troppe piazze attraversate da tafferugli, troppe manifestazioni degenerate in scontri, troppi cortei in cui si è perso il controllo.
È evidente che il governo Meloni in materia di ordine pubblico ha manifestato incompetenza e sulla sicurezza ha fallito. Per questo ora è in difficoltà. Le politiche messe in campo, basate per lo più sull’inasprimento delle pene e sull’istituzione di nuovi reati, hanno dato risultati insoddisfacenti perché si fondano sulla repressione, peraltro a invarianza di spesa, anziché anche sulla prevenzione. I dati dell’Istat raccontano un aumento di tutti i delitti e in particolare dei furti, degli scippi, delle rapine, della criminalità giovanile, degli atti di violenza contro le donne.
Si è determinato un insostenibile sovraffollamento carcerario e un peggioramento delle condizioni anche nei penitenziari minorili, che prima funzionavano. Ma, a dispetto della coerenza, le forze dell’Ordine non sono state destinatarie di maggiori risorse, mezzi, assunzioni, al contrario operano in carenza di personale e dotazioni. La narrazione del governo ha alimentato un perenne stato di emergenza e insicurezza e, in una congiuntura economica ed internazionale delicata in cui l’Esecutivo ha fatto poco e niente per famiglie e imprese, ha generato un circolo vizioso per cui ci si sente più insicuri. Il nuovo pacchetto sicurezza insiste sulla stessa strada e contiene purtroppo un’ulteriore stretta securitaria. Attendiamo i testi del decreto e del ddl in Parlamento, ma è chiaro che si va nella direzione della repressione del dissenso, con il fermo preventivo di 12 ore previo avviso al pm, daspo e sanzioni contro i manifestanti. Si prevede il carcere per chi fugge da un posto di blocco e si preannuncia l’ennesimo “pugno duro” contro i migranti. Questa destra conferma insomma di avere una visione da “stato di polizia”, tanto più illiberale perché anche con le riforme punta tutto sul potere esecutivo, mortifica il Parlamento, offende la magistratura.
Il governo Meloni propone ai cittadini lo scambio tra meno libertà e più sicurezza, noi riteniamo al contrario che la sicurezza si costruisca a partire dalla responsabilità dello Stato a garantire controllo del territorio, ordine pubblico, certezza della pena e dal riconoscimento pieno di diritti e doveri di cittadinanza. Un Esecutivo che lavora davvero per la sicurezza, quindi, si occupa delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, forze di polizia incluse; dei salari degli stipendi e delle pensioni; della qualità della vita nelle città e di sostenere l’impegno dei sindaci; della lotta alla marginalità sociale; della presa in carico di condizioni di disagio psichico; di dare una prospettiva ai giovani nel nostro paese. Indispensabile è poi che chi è chiamato a ricoprire incarichi di responsabilità in questo settore li eserciti con rigore, competenza, senso dello Stato, lontano da faziosità e partigianeria. Una regola che vale sempre, ma ancor più quando c’è di mezzo il grande tema della sicurezza.
*Senatrice Pd, commissione Affari costituzionali










