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di Mattia Feltri

huffingtonpost.it, 10 novembre 2025

Nel Pd parte il dibattito sulla sicurezza: non si può lasciare l’esclusiva a Meloni (e ai suoi cinquanta nuovi reati). La criminalità non aumenta e restiamo il paese più sicuro d’Europa, ma i dati vengono ribaltati o distorti, e la cronaca nera è uno show. L’incredibile caccia ai ragazzini. Un terribile articolo di Veltroni (che dispiacere). Ogni un po’ riparte il dibattito sulla sicurezza, se sia un problema di destra o anche di sinistra. Ed è proprio la sinistra a riaprilo quando di problema se ne pone un altro: come sconfiggere la destra che, nel frattempo, sulla sicurezza ha costruito una politica di stampo mitologico.

Negli ultimi tre anni, il governo di Giorgia Meloni si è inventato una cinquantina di nuovi reati, o nuove aggravanti, e ha aumentato i detenuti di circa tremila e i detenuti minorenni di un terzo. Di fronte a questi brillanti risultati, a sinistra ci si chiede: e noi? Che cosa conta di fare la sinistra per innalzare le pene, moltiplicare le condanne, stipare le celle e farci finalmente sentire tutti più sicuri?

Stavolta, poiché sono argomenti su cui qui ci siamo esercitati spesso, anche con accanimento, avrei lasciato perdere se non fosse stato per un editoriale di Walter Veltroni sul Corriere della Sera di di ieri, cioè di un ex leader politico approdato a una nuova vita fatta di film e libri e giornalismo solitamente riflessivo. E invece oggi Veltroni mi è sembrato entrare nella faccenda con un’animosità insolita, a tratti persino sprezzante. E ho capito che la questione - a due anni scarsi dalle elezioni politiche - si fa seria.

Veltroni cita “la sequenza impressionante di fatti di cronaca avvenuti in queste settimane”, cita soprattutto un ampio dossier pubblicato lunedì 3 novembre dal Sole 24Ore sotto il titolo “Criminalità. Più furti, rapine, droga (…) aumentano i reati di strada, più denunce per violenze”. “Carta canta”, commenta Veltroni prima di passare al sarcasmo: “E poi c’è quella che viene chiamata, con sdegno aristocratico, semplice ‘percezione’, come a dire che è un’illusione, una baggianata fondata su un complotto plutogiudaicomassonico oppure ordito dalla destra in agguato”.

Il dossier del Sole24 Ore è effettivamente interessante. Dice, sulla base dei dati del Viminale, che nel 2024 i reati sono aumentati dell’1.7 per cento rispetto al 2023. Aumentati di poco, ma effettivamente aumentati. Poi dice che l’aumento totale, rispetto al 2019, è del 3.4 per cento. Già più corposo. E dice, ancora, che rispetto al 2014, i reati sono però diminuiti del 14 per cento. Diminuzione molto, molto corposa. Ora, se carta canta, sta già cantando un’altra canzone. Ma andiamo nel dettaglio. Perché il Sole offre una serie di tabelle interessanti.

Omicidi volontari: nel ‘24 rispetto al ‘23, meno 4,4 per cento; rispetto al 2018, meno 13,5 per cento.

Violenze sessuali: nel ‘24 rispetto al ‘23, più 7,5 per cento; rispetto al 2018, meno 11,7 per cento.

Furti: nel ‘24 rispetto al ‘23, più 3 per cento; rispetto al 2018, -4.8 per cento.

Rapine: nel ‘24 rispetto al ‘23, più 1.8 per cento; rispetto al 2018, meno 3,7 per cento.

Furti con strappo: nel ‘24 rispetto al 23, più 1,7 per cento; rispetto al 2018, meno 2,3 per cento.

Carta canta e cioè: in paragone al 2014, grande calo; in paragone al 2018, ulteriore calo; in paragone al 2023, leggera risalita. E di fronte a un dossier del genere, il Sole - giornale di indubitabile serietà - decide di puntare sull’allarme. Ogni volta è così.

Qualche anno fa, Palermo risultò essere, delle città comprese fra il mezzo milione e il milione di abitanti, la più sicura d’Italia quanto a reati violenti. Eppure i titoli di tutti i giornali erano incentrati sul picco di furti di motorini, di cui si suggeriva un’emergenza. Fra l’altro il picco di furti di motorini era certificato dal picco di denunce, per cui si poteva evincere che oggi, a Palermo, se ti rubano il motorino, non vai dal boss di quartiere ma dai carabinieri: forse l’unica cattiva notizia degna della titolazione non era nemmeno tale. E questo è solo un esempio fra decine, ma mi sembra illuminante.

Ancora Veltroni: “La percezione è la sicurezza. Se una ragazza non si sente di uscire di casa la sera o un anziano ha paura di prendere la metropolitana già questo altera i comportamenti e quindi limita le libertà. Non ci vuole tanto a capirlo”. E qui Veltroni ha ragione da vendere. Io per esempio ho paura di volare. So benissimo che il mezzo di trasporto meno pericoloso al mondo è l’aereo, ma ho paura lo stesso. Poi lo prendo comunque, malvolentieri ma lo prendo. Diciamo così: se cominciassero a scrivere articoli in cui si spiega che, al contrario, l’aereo è il mezzo di trasporto più letale, probabilmente gli aeroporti mi vedrebbero molto meno o non mi vedrebbero affatto. C’è differenza se la percezione negativa viene rinfocolata da un racconto distorto oppure lenita da un racconto corretto. Ed è precisamente “la sequenza impressionante di fatti di cronaca avvenuti in queste settimane” di cui scrive Veltroni a proporre una visione distorta di come va il Paese. Se i nostri giornali hanno trasformato la cronaca nera in intrattenimento, ne riempiono le pagine, se le trasmissioni pomeridiane ne hanno fatto un reality show a reti unificate, se gli omicidi sono diventati un’alternativa per la noia alla Settimana enigmistica - e parallelamente ci si scorda di precisare che gli omicidi calano ogni anno, tutti gli anni, da decenni, e che siamo per distacco il paese più sicuro d’Europa - è chiaro che non stiamo facendo un buon lavoro, è chiaro che stiamo aiutando la distorsione della percezione, è chiaro che stiamo facendo del male alle ragazze e agli anziani che già sono impauriti, è chiaro che giornalismo e politica stanno sguazzando nel sangue o per malinteso tornaconto o per inerzia piccina.

Per concludere, perché mi pare un gran finale, devo proporvi un’ultima riflessione di Veltroni: “Faccio un esempio, un tema del quale non si parla più, come se si avesse paura di farlo. Siamo consapevoli della quantità assurda, enorme, di droga che circola in Italia, in tutti gli strati sociali, dall’emarginato al professionista?”. Un tema del quale non si parla più? Proprio il numero del Sole citato da Veltroni registrava il “boom di minori denunciati”. Il grosso riguarda la droga e il processo mentale è straordinario, e proprio sul Sole erompeva dalle parole del sindaco di Treviso: “Dopo la pandemia ci sono stati alcuni episodi, legati allo spaccio di droga, che hanno acceso i riflettori su un crescente disagio giovanile sfociato in violenza e siamo corsi ai ripari: ho chiesto uno sforzo alle forze dell’ordine nel monitoraggio del territorio, con controlli a tappeto…”. Grandioso. Mandi le forze dell’ordine alla caccia dei ragazzini, ne arresti di più, grazie al decreto Caivano li arresti più facilmente, li più metti più facilmente nei riformatori, ed eccovi servito il boom di reati.

Ma non è finita. Il tema di cui, secondo Veltroni, non si parla più, è stato trattato proprio venerdì dalla Conferenza nazionale sulle dipendenze. C’erano Giorgia Meloni e mezzo governo ed è stata l’occasione per il sottosegretario Alfredo Mantovano di illustrare un “fenomeno con caratteristica di pandemia”. La “pandemia” di Mantovano assomiglia molto alla “quantità assurda, enorme” di Veltroni. E però il Consiglio nazionale delle ricerche ha fornito al governo i dati poi serviti per la relazione al Parlamento e “i dati mostrano un calo costante, con una prevalenza di consumo nel corso della vita che è scesa dal 19% nel 2015 al 14% nel 2024”. Ne ha scritto qui Federica Olivo, e vi propongo un passaggio: “Se scendiamo nel dettaglio delle sostanze, limitandosi sempre alla fascia giovanile, notiamo che dal 2023 al 2024 i consumatori di cannabinoidi sono scesi dal 22% al 21%, quelli di droghe sintetiche dal 6,4% al 5,8%.

L’uso di cannabinoidi sintetici, che passa dal 4,6% al 3,5%, quello degli stimolanti scende dal 2,9% al 2,4%, quello di cocaina dal 2,2% all’1,8%, quello di allucinogeni dal 2,0% all’1,2%. Solo gli oppiacei sono rimasti stabili all’1,2%”. Se si ritiene che è una pandemia, bisognerebbe almeno dire che è una pandemia in cui calano in contagi; se si parla di “quantità assurda, enorme”, bisognerebbe almeno dire (ma forse Veltroni non conosce i dati sicuramente conosciuti da Mantovano) che però è da qualche anno meno assurda e meno enorme. E invece no. Tutto un allarme, tutta un’apocalisse. E così il governo produce dei numeri, poi li trascura, fa prevalere la percezione e promette lotta senza quartiere. Prepariamoci: i ragazzi usano sempre meno droga, ma finiscono sempre più in carcere e ci finiranno sempre di più. La chiamano sicurezza. E la sinistra si preoccupa di come fare concorrenza, perché la sicurezza non è di destra.